FIORENTINA, la rivoluzione di Paratici: azzerare il passato per conquistare il futuro

Sogno o son desto? Alzi la mano chi, tra gli appassionati viola, non si sta ponendo questa domanda dinanzi alle sorprese che continuano a saltare fuori dal Viola Park, dove Fabio Paratici inizia a raccogliere i primi frutti della sua rivoluzione all’interno della Fiorentina. Una rifondazione accompagnata da nuovi innesti in diversi settori del club e, soprattutto, dal netto cambio di mentalità della società che per sei anni s’era affidata alle mani sbagliate.

DIMENTICHIAMOCI IL PASSATO.

Chiamatelo anche anno zero, quello che sta per iniziare. Brucia ancora il ricordo dell’ultima stagione nella quale lo spettro della retrocessione è stato decisamente concreto (bravo, di sicuro, Vanoli a ricompattare una squadra allo sbando, ma non è un caso che la svolta sia arrivata non appena Ferrari e Goretti sono sbarcati a Londra). Ma forse brucia meno se toccare il fondo ha costituito il prezzo da pagare per rendersi conto degli errori commessi e della necessità di cambiare modus operandi per una programmazione seria senza la quale ogni sbandierata ambizione rischia di naufragare alla resa dei conti. E Paratici rappresenta una garanzia in questo senso anche per le risorse che la famiglia Commisso sta mostrando di mettere a disposizione.

SPENDERE, STAVOLTA CON CRITERIO.

Certo, sei anni di improvvisata gestione tecnica non si cancellano con un colpo di spugna: i ventisette milioni spesi per Piccoli, i sedici per Sohm e i sei milioni lordi di stipendio annuo a Pioli sono soltanto le topiche più recenti ma, se andiamo a ritroso, l’elenco è ben più nutrito (da Pedro a Lirola, da Pulgar a Duncan, da Kouame a Ikone, da Cabral a Nzola, da Beltran a Richardson). Senza considerare tante operazioni inspiegabili e insensate (i vari Boateng, Kokorin, Callejon, Sabiri, Infantino, Valentini, Dzeko, Viti) così come la mancanza totale di un reparto scouting. Errori grossolani che oggi si specchiano in un parco giocatori sovrabbondante.

ACQUISTARE MA ANCHE VENDERE.

Fabio Paratici dovrà essere bravo a piazzare i tanti esuberi e pure a riequilibrare i conti. Anche se, per ora, ci stropicciamo gli occhi per le operazioni in entrata: Viery, Dragusin, Arthur Atta, Alex Jimenez, Oulai (autentico colpaccio svelato, in esclusiva su Spaceviola.com e a dispetto di tutti, dall’eccezionale lavoro di Lorenzo Lepore). Uno dietro l’altro, arrivati al Viola Park con una semplicità che ci ha spiazzato: non eravamo più abituati a una Fiorentina così incisiva sul mercato.

L’ALBA D’UNA NUOVA ERA.

Segnali importanti che dimostrano come si sia finalmente deciso di invertire la rotta e rinnegare il passato per costruire un futuro diverso. Che passa pure dal lavoro di Fabio Grosso. Lui, l’ex campione del Mondo, al di là delle iniziali diffidenze della piazza, è piaciuto nel primo approccio con la stampa: parole semplici e misurate, idee chiare e precise. Le premesse, insomma, sembrano esserci tutte affinché la Fiorentina, nell’anno del suo centenario, recuperi la dimensione che merita. Firenze non chiede né pretende miracoli. Firenze è desta ma vuole tornare a sognare.

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