Tra sogni e sorprese. Tra delusioni e rimpianti. Tra certezze e incognite. Un’estate sull’ottovolante di un mercato inimmaginabile nel quale non ci siamo annoiati. Tutt’altro. Ci siamo proprio divertiti. Con una Fiorentina incredibilmente protagonista, nel bene più che nel male, capace di piazzare colpi da novanta ma anche di accusare qualche passaggio a vuoto (sulla gestione della vicenda Kean, in particolare) per poi riprendere slancio. Quanto basta per voltare pagina, mettendosi alle spalle il passato e gli errori (tragicomici) di sei anni di discutibile gestione tecnica.
ALTI…
Tra la fine di giugno e le prime settimane di luglio, Fabio Paratici è un ciclone: l’arrivo del promettente Viery, seguito da quello di Dragusin, prima del colpaccio Atta, prelevato a suon di milioni tra l’incredulità generale, bruciando una concorrenza agguerrita e ben più titolata. Quindi, Alex Jimenez, che si ritrova, un sabato a pranzo, senza preavviso, al Viola Park, e Oulai, uno dei profili più interessanti offerti dal Mondiale. Nel frattempo la società annuncia di volere puntare ancora su Kean, cui decide di affiancare Pellegrino (con Piccoli al Bologna), si assicura Valdepenas e Joao Mario e mette le mani su Franco Mastantuono, quel colpo da aeroporto che richiama a Peretola centinaia di tifosi. Incredibile ma vero.
…E BASSI
Dopo l’arrivo dei due argentini, qualcosa cambia. Si inceppa. Si va a caccia degli esterni, funzionali al 4-3-3 annunciato da Grosso ma la ricerca appare più complicata del solito. Sembra per un attimo riaffiorare quella indecisione che speravi non facesse più capolino al Viola Park. Tant’è vero che si discute di un possibile cambio di modulo e il tecnico, nelle amichevoli e nella prima uscita ufficiale in Coppa Italia con il Benevento, s’inventa un 4-3-2-1 con Atta e Gudmudsson alle spalle di Kean. E, nelle dichiarazioni ufficiali, Grosso non fa mistero delle lacune dell’organico. Prime avvisaglie di frizioni?
LA GRANA KEAN
E mentre sfumano, uno dietro l’altro, alcuni obiettivi (l’ultimo, Poku, finito al Besiktas quando sembrava ad un passo), scoppia, alla vigilia dell’esordio in campionato, la questione Kean. Il Como, il cui interesse era già trapelato a luglio prima che la Fiorentina confermasse Moise (senza però mai toglierlo dal mercato), si rifà vivo. Si comprende subito che sarà addio e Paratici, nel prepartita dell’Olimpico, rassicura: “Se Kean andrà via, arriverà uno di livello pari o superiore”. Immagini che quelle parole celino la certezza d’un sostituto davvero in grado di mantenere alta l’asticella (non il Callejon o il Cabral del passato). Attendi fiducioso.
DA ZIRKZEE A BETO
Il Como formula l’offerta giusta per Kean (con il quale, è chiaro a tutti, la Fiorentina, per mille ragioni, non voleva avere più nulla a che fare) e si insegue Zirkzee. Anzi, si vocifera che l’olandese, fenomenale a Bologna, sia in procinto di salire sul primo volo per Firenze. Macché. Si chiude per il quasi ventinovenne Beto, a titolo definitivo peraltro, versando diciotto milioni all’Everton (che, fallito Balogun, prova invano a prendere proprio Zirkzee): buon giocatore, per carità, ma, sulla carta, un downgrade rispetto a Kean. E qui prevale la delusione, alimentata pure dal disastroso avvio in campionato.
TABULA RASA
Arrivano Njie (con un esborso importante) e Gnonto. Qualcuno storce il naso. E rievoca i fantasmi del passato. Fuori Gudmudsson e Mandragora: due cessioni che, unite a quella di Kean, consentono di abbattere il monte ingaggi e di fare rifiatare le casse sociali. E soprattutto di definire l’opera di demolizione della vecchia squadra. Di cui oggi resta ben poco.
COLPO DA MAESTRO
A dispetto dei mugugni, Paratici stupisce ancora una volta e, con una mossa magistrale, a poche ore dal gong, preleva dallo Sporting Lisbona Pedro Gonçalves. Un pezzo da novanta. Figlio della precisa scelta di dirottare sull’esterno il grande investimento vista l’impossibilità di farlo per l’attaccante. E un plauso lo meritano la proprietà, che ha messo mani al portafoglio, e il ds, che ha pure dovuto fare i conti con la platea di invendibili, retaggio della precedente gestione, e tutti collocati a fatica (ad eccezione di Sottil per cui salta, al fotofinish, il passaggio al Watford), seppur in buona parte in prestito.
PAROLA AL CAMPO
Al tirar delle somme, la valutazione del mercato è più che positiva quand’anche non manchi qualche perplessità (l’inesperienza di tanti elementi, l’assenza di fisicità a centrocampo, la mancata cessione di Dodo, tra queste). Ma era impensabile ricostruire e rifinire in appena due mesi. Adesso spetta a Grosso (che non ha più alibi) il compito di trasformare in squadra questa Fiorentina che ha cambiato, integralmente, i connotati e di darle quell’identità di gioco che, sin qui, non s’è vista. Ne sarà capace?









