I TRE PUNTI DEL LUNEDì, UNA RUBRICA per sommelier del pallone.
1. “Non supereremo mai questa fase”, pt.2,
Insomma, è di nuovo Conference. Un po’ di riffa, un po’ di caparbietà, un po’ con lo psicodramma e un po’ grazie a scelte arbitrali discutibili (facile evidenziare gli errori a sfavore, ma il secondo giallo a Bijol suona ridicolo per valutazione almeno quanto il protocollo VAR), un po’ con il suicidio della Lazio e un po’ con un secondo tempo ben più all’altezza del primo in quel di Udine, dove in tanti hanno alzato il livello nella ripresa mentre il solo Fagioli (voglioso di riscatto obbligatorio?) può rivendicarsi appieno novanta minuti di qualità. La Fiorentina vince a Udine e fa tutto quello che poteva fare per rientrare in Europa all’ultimo secondo, sfilando il posto alla squadra di Baroni capace di bruciare il sogno scudetto all’Inter ma non di imporsi sulla disperazione del Lecce di Giampaolo. Rientra nella sua “solita” Europa, con la quarta partecipazione di fila alla Conference (primato in condominio, per ora, con solo i belgi del Gent) della quale si appresta a esser anche la compagine con più gare giocate. Portiamoci avanti e diciamolo pure già ora: vincerla sarà un obbligo morale. O, quantomeno, una necessità per salvaguardare la nostra salute mentale.
2. Le considerazioni razionali
Valutare e soppesare pregi e difetti di questa stagione giunta al termine non è semplice. La Fiorentina chiude sesta a quota 65 punti, due soglie che all’incirca non venivano raggiunte da circa un decennio in campionato, con in mezzo un percorso europeo comunque giunto alle semifinali di Conference League. Non si parla di miglioramenti abissali: +2 punti e un piazzamento sopra in classifica rispetto al primo anno di Italiano (senza Conference, ma con semifinale di Coppa Italia), +5 rispetto all’anno scorso (con semifinale di Coppa Italia e finale persa di Conference), +5 rispetto al primo anno di Pioli, quello segnato indelebilmente dalla morte di Davide Astori. Volendo considerarlo come il primo tassello di un percorso, la squadra di Palladino ha fissato come suo margine di miglioramento il picco di rendimento complessivo della Fiorentina dell’ultimo decennio, soprattutto grazie a una prima parte di stagione di alto livello. Può essere una base non da poco su cui lavorare, se non verranno commessi errori (e sfondoni) del passato.
3. Le considerazioni irrazionali (o quasi)
Forse più di altre recenti questa è la stagione dei se e dei ma. Se non avessimo fatto solo due punti con Monza e Venezia ripiombati in Serie B. Se non si fosse sentito male Edoardo Bove. Se Dodô non avesse avuto l’appendicite. Se non avessimo fatto turnover a Roma. Se avessimo rinviato la partita contro l’Empoli (gli ottavi di Coppa Italia, ndr). Se… e via dicendo. Alla fine, l’amarezza e la delusione stanno in questa marea di se. Perché la sensazione nonostante tutto rimane quella di una stagione tirata malamente via non solo al fotofinish, ma anche via via dissipata dopo un bimestre da sogno, due mesi che avevano fatto di gran lunga compensato le fisiologiche difficoltà dell’avvio. La Fiorentina fa 31 punti nelle prime 14 di campionato, ne fa appena 34 nelle successive 24, facendosi pian piano rosicchiare tutto quel margine cumulato che – giustamente – lasciava intravedere una qualificazione europea più prestigiosa fino a poche gare dal termine. Un calo era preventivabile, un calo così brusco no. Persino la derelitta Lazio, che ha pagato gli scontri diretti persi e giustamente si è ritrovata fuori dalle coppe con un testacoda casalingo contro il Lecce, in questo arco di tempo che copre quasi 2/3 di campionato ha fatto leggermente meglio di noi (almeno in termini di punti). E la Lazio non ha compiuto i nostri sforzi faraonici sul mercato (si pensi al mercato di Gennaio: noi i circa 18 milioni complessivi di Nicolò Fagioli, loro i 9 di Reda Belahyane da Verona) né ha avuto a disposizione quei picchi di valore tecnico di cui la Fiorentina ha goduto quest’anno (si pensi a De Gea e Kean, contro i rendimenti ballerini di Provedel/Mandas tra i pali e Castellanos/Dia in avanti). Alla fine, il dubbio che s’insinua è se questa Fiorentina davvero avesse come obiettivo fare meglio della Lazio (e quei due mesi sono solo un’overperformance poi normalizzata), o se puntasse più in alto e al momento decisivo ha pagato lo scotto e, alla fine, solo limitato i danni.
“I tre punti del lunedì” sono una rubrica di SpaceViola, a cura di Federico Castiglioni. Se ti ha convinto o se invece hai delle rimostranze rispetto a quanto hai letto, puoi seguirlo o contattarlo qui, oppure qui o ancora qui.







