Come arriva la Roma: dal 3-4-2-1 al 3-4-1-2
La novità principale del precampionato della squadra di Gasperini è il passaggio dal 3-4-2-1 della scorsa stagione (due trequartisti dietro la punta) a un 3-4-1-2: un solo trequartista alle spalle di due punte. Difesa a tre e struttura del centrocampo restano invariate.
Costruzione: lo scivolamento di Cristante
Il meccanismo fisso della costruzione è Cristante che scivola in linea con i tre centrali: libera lo spazio centrale e apre la linea di passaggio diretta verso il trequartista tra le linee, ovvero una struttura di sviluppo assimilabile a un 4-1-4-1 (costruzione “4+1”); una variante “4+2”, con Hermoso che dal ruolo di braccetto si alza sulla linea di centrocampo accanto a Cristante.
Sviluppo: densità sul lato forte, cambio gioco sul lato debole
In fase di possesso vedremo ancora il rombo Gasperiniano laterale: quattro uomini sulla stessa catena laterale per creare superiorità, combinare nello stretto e — una volta attirata la pressione — cambiare gioco sul lato debole. Il destinatario tipico del cambio gioco è Wesley sul lato opposto allo sviluppo. Con l’arrivo di Molina a destra la Roma ha due quinti di spinta veri, uno per lato. Restano validi i principi della stagione 2025-26: costruzione ultra-larga dei braccetti, interscambio tra braccetto e mediano, palla lunga di Svilar, accettazione di una contro pressione altissima.
Fase di non possesso della Roma: dove può far male la Fiorentina
Il principio cardine di Gasp resta il pressing alto uomo su uomo a tutto campo: contro una difesa a quattro come quella della Fiorentina, il trequartista va sul play avversario e le due punte sui centrali. Ma il 3-4-1-2 espone strutturalmente le zone esterne più del 3-4-2-1: c’è un solo giocatore in ampiezza per lato (il quinto).
Due uomini contemporaneamente sulla stessa corsia esterna: il braccetto (Hermoso a sinistra) è costretto a uscire in pressione, e si apre un corridoio tra braccetto e centrale (Ndicka). Quel corridoio dovrebbe chiuderlo il mediano, ma se scala in ritardo l’avversario riceve, lavora palla in zona pericolosa e arriva al tiro.
Scalata in avanti del braccetto su indicazione del mediano: quando il mediano esce sul portatore e Hermoso sale a sua volta, il buco alle sue spalle viene attaccato col taglio dentro l’area dell’uomo più esterno. A queste si sommano le vulnerabilità storiche già mostrate nella stagione 2025-26 e non risolte dal nuovo assetto: lanci lunghi contro la difesa a tre in parità numerica (ogni duello aereo perso è profondità regalata), seconde palle attorno al duello, ed esposizione alle transizioni quando braccetti e mediani sono saliti.
Le chiavi per la Fiorentina di Grosso
Il 4-3-3 verticale e attendista di Grosso, con blocco medio e catene laterali composte da terzino, mezzala ed esterno, ha gli strumenti giusti per colpire lì.
Raddoppiare la corsia: la catena terzino-mezzala-esterno crea in modo naturale il due contro uno sul quinto, che il 3-4-1-2 visto nelle amichevoli ha mostrato di non saper assorbire, ed è l’innesco della situazione citata sopra: costringere il braccetto a uscire e giocare subito nel corridoio che si apre alle sue spalle, prima della scalata del mediano. Sul lato destro viola con uno fra Jiménez e Joao Mario sull’esterno, e probabilmente Mastantuono più avanzato, vedremo spesso l’attacco alla catena sinistra della Roma.
Taglio dell’esterno sul lato debole dopo l’uscita del braccetto: col mediano sul portatore di palla, il braccetto della Roma tende a salire, e il buco alle sue spalle viene attaccato col taglio dentro l’area dell’uomo più esterno.
Uscita dal pressing uomo su uomo mescolando corto e lungo: quello che ha mandato in crisi la Roma nella scorsa stagione resta valido — sponda del centravanti sul lancio lungo avversario, ricerca del terzo uomo, attacco immediato delle seconde palle. Da evitare invece il palleggio ragionato contro la marcatura individuale, che è ciò che invece Gasperini aspetta.
Aggressione della costruzione giallorossa: molti goal subiti dalla Roma in precampionato nascono da palle perse e imprecisioni nella costruzione difensiva, non da azioni manovrate. La riaggressione immediata sui portatori (Cristante in linea coi centrali, Hermoso alzato) può fruttare occasioni pulite, soprattutto in questa fase della stagione in cui la condizione e gli automatismi non sono a regime.
Come fermare Rodrigo Mora: se gioca, non va lasciato ricevere tra le linee nello stretto, dove sale di livello. Meglio tenerlo in campo aperto, in conduzione, dove le sue scelte peggiorano; e attaccarlo in transizione sul suo lato, dove il ripiegamento è il punto debole (con l’arbitro può pagare: tende al fallo quando arriva in ritardo).
I rischi per la Fiorentina
Il centrocampo tecnico viola contro la marcatura uomo su uomo: tre palleggiatori senza uno schermo puro devono evitare di far palleggiare la squadra sotto pressione individuale; servono le uscite codificate (2+1 con Oulaï accanto a Fagioli) e la disponibilità a saltare il centrocampo quando la Roma accorcia.
Castro sui difensori viola: il gioco sporco della nuova punta sposta il confronto sui duelli fisici e sulle seconde palle. Necessario il dominio aereo dei centrali e densità attorno al primo duello, perché la Roma di Gasperini sa come costruire occasioni sfruttando i rimbalzi e le palle alte.
I cambi gioco su Wesley e Molina: se la Fiorentina porta tanti uomini sul lato palla per raddoppiare le corsie, deve tenere il terzino opposto orientato sul quinto della Roma sul lato debole: il cambio gioco per l’attacco dell’ampiezza è lo sbocco codificato della manovra romanista e la Fiorentina l’ha sofferto anche in Coppa Italia contro il Benevento.
Il pressing alto coordinato: la squadra sale tutta insieme, chiude le linee di passaggio e aggredisce il portatore; la costruzione bassa viola va usata per attirare e superare la pressione, non per palleggiare in orizzontale davanti alla propria area.









