Il tempo del rodaggio è finito: Fiorentina, è giunta l’ora di spiccare il volo

Due settimane, appena due settimane. Eppure sembra trascorsa quasi un’eternità da quei novanta minuti con il Napoli che, a ripensarci bene, un retrogusto amaro lo hanno lasciato. E ci vorranno ancora sette giorni per riprendere la corsa. Proprio da quel punto. Che dev’essere di partenza e non d’arrivo. Specie con il vantaggio d’una maxisosta che è servita da miniritiro. E che è tanto giovata a Paolo Vanoli: nonostante un organico ridotto dagli impegni dei vari nazionali, il tecnico ha avuto tempo e modo per lavorare a trecentosessanta gradi e, soprattutto, per trasmettere al gruppo le sue idee e inculcare la sua mentalità. Inevitabile, allora, porsi quattro, precisi, interrogativi in vista della ripresa.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Ci eravamo lasciati con una prestazione convincente, forse la migliore del trittico che ha fatto seguito al ritorno sulla panchina viola dell’allenatore di Varese, a dispetto dell’incapacità di replicare le vittorie di Venezia e con il Pisa in Coppa Italia. Ma, al di là della consistenza ben diversa dell’avversario, con il Napoli la Fiorentina è piaciuta per l’orgoglio che ha dimostrato, per la forza con la quale è riuscita a recuperare lo svantaggio, per la voglia di non accontentarsi una volta ottenuto il pareggio, per la maturità e la compattezza che ha avuto nel sapere gestire la reazione degli azzurri. Insomma, le note positive hanno di gran lunga sopravanzato gli effetti limitati su una classifica che resta in sofferenza a causa di un avvio da incubo. Da… Grosso incubo.

COSA ASPETTARSI?

Diciamocelo francamente e con onestà: siamo curiosi, assai curiosi di rivedere la squadra all’opera. Per comprendere davvero se quei segnali di crescita troveranno conferma e quanto ampi potranno essere ancora i margini di miglioramento. Che dipendono pure dal recupero della migliore condizione di elementi centrali nell’impostazione di gioco che il tecnico sembra avere in mente. Su tutti, Arthur Atta, fiore all’occhiello del mercato e limitato, sinora, da malanni fisici: roba di poco conto, epperò fastidiosa e tale da non concederli tregua. L’ex Udinese, che ha seguito, nell’ultimo periodo, un piano personalizzato, sarà uno dei più attesi al rientro in campo. E non solo lui.

NOVITÀ IN ARRIVO?

Oltre ad Atta, infatti, i riflettori si accenderanno su Pedro Gonçalves, sebbene, al momento, resti un’incognita la collocazione che Vanoli vorrà e potrà dare al portoghese. Esterno sinistro? Non è la zona di campo che il Pote predilige, non avendo fatto mistero in queste settimane di ritenersi un dieci classico (ruolo che, anche per Vanoli, meglio gli si addice) e trovarsi più a suo agio tra le linee. Laddove, però, dovrebbe muoversi proprio Atta qualora l’allenatore, che non lo disdegna da sottopunta, dovesse continuare a puntare sul 4-2-3-1 di recente proposto, con il francese vertice alto del triangolo di centrocampo tra Njie e Mastantuono. A meno che non si decida di optare per il 4-3-3 con Atta a fare da mezzala e Gonçalves ad alternarsi con Njie a sinistra. Le soluzioni, di certo, non mancano. Come in attacco dove si appresta ad entrare nel vivo il ballottaggio Beto–Pellegrino. E qui la scelta appare decisamente più complicata.

SE NON ORA, QUANDO?

Di sicuro, tra il Genoa e la Juventus, che precederà l’ulteriore pausa di novembre, i prossimi impegni ci diranno cosa vorrà fare la Fiorentina da grande. Se, soprattutto, potrà tornare a pensare in grande. Come, del resto, imporrebbe un mercato fatto non certo con l’intenzione di vivacchiare. Il momento per sbocciare è adesso ed è adesso che, dopo avere avuto le ali a lungo tarpate, ha l’occasione per spiccare il volo. Da crisalide a farfalla: ora o mai più.

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