Il rimpianto per quello che poteva essere e non è stato? O la soddisfazione per la conferma definitiva di avere davvero invertito la rotta? Il dubbio resta e fai fatica a venirne a capo. E così, alla fine, non sai davvero se il pranzo della domenica vada chiuso con il dolce per un punto guadagnato oppure con l’amaro per due punti lasciati per strada. Di sicuro, rispetto a poco tempo fa, questa Fiorentina non è più indigesta e, anzi, stuzzica l’appetito: del resto se gli ingredienti sono buoni, basta soltanto avere il cuoco giusto (vero, Grosso?) per fare in modo che non risultino sgradevoli al palato.
MEZZOGIORNO DI FUOCO
Nessuno stravolgimento nella calura del Franchi, l’undici iniziale è gemello di quello che ha vinto a Venezia, con l’unica eccezione di Pellegrino al posto di Beto. Per il resto, Vanoli conferma tutti e si affida a quel 4-2-3-1 che, in prospettiva (specie quando Pedro Gonçalves troverà la condizione migliore), potrebbe diventare la soluzione più congeniale. Di fatto, le due squadre sono speculari con Gilmour e Lobokta che si preoccupano di limitare il raggio d’azione di Atta, così costretto ad allargarsi a sinistra, mentre Fagioli e Ndour cercano di contenere le iniziative di De Bruyne. Anche se i grattacapi maggiori li crea la catena di destra degli azzurri con Politano che parte largo e Di Lorenzo che si sovrappone, mettendo nel mezzo Viery. Questo il canovaccio dei primi quarantacinque minuti.
DI… TRAVERSA
Se il Napoli gestisce il possesso palla, è la Fiorentina a costruire le migliori occasioni: Atta timbra la traversa a conclusione di una splendida giocata in verticale avviata da Fagioli e rifinita da Mastantuono, prima che lo stesso Fagioli pieghi le mani di Milinkovic-Savic, salvato ancora una volta dal legno. E, come spesso capita, nel momento in cui i viola sembrano potere assumere il dominio, il Napoli passa in vantaggio: prima Olivera sbuca dal nulla e mette i brividi a De Gea (salvato dal palo e poi fenomenale sulla ribattuta da terra dell’uruguaiano), sull’angolo successivo Gilmour, solo soletto, trova il varco giusto, complice la non-marcatura di Mastantuono. Zero a uno. Il massimo con il minimo sforzo. In poche parole: di corto muso.
IN RIPRESA
La Fiorentina avverte il colpo: Fagioli predica nel deserto, Atta e Mastantuono si accendono a intermittenza, Ndour e Njie faticano a entrare in partita. Fortuna che un monumentale Dragusin salvi su Hojlund lanciato in porta, consentendo di andare all’intervallo con il minimo svantaggio. E dagli spogliatoi la Fiorentina esce con coraggio e con le idee ben chiare, oltre che con Valdepenas al posto di Viery (chiaro tentativo, peraltro riuscito, di porre un argine all’accoppiata Politano–Di Lorenzo). Sulla pressione finalmente alta e costante dei viola, il Napoli va in affanno: Alex Jimenez trova la deviazione di Rafa Marin e il Franchi esplode di gioia. E poco ci manca che Fagioli e Valdepenas firmino l’incredibile sorpasso. Che peccato.
STOP AND GO
I trenta gradi di Firenze fiaccano la resistenza, le squadre si allungano e Vanoli e Allegri comprendono che occorre mettere forze fresche: entrano Neres e Lucca da una parte, Pedro Gonçalves e Beto dall’altra. La partita va avanti a folate, tra inevitabili pause e improvvise fiammate. Soltanto un episodio può cambiare l’inerzia: e se Pedro Gonçalves getta alle ortiche una gentile concessione di Gilmour, Neres e Favasuli esaltano i riflessi di uno strepitoso De Gea. Pari e patta, va bene così.
UN PUNTO DI PARTENZA
E va bene perché il pareggio vale più del punto che consente di muovere appena la classifica: perché giova all’autostima (il Napoli non è certo il Venezia o il Pisa), perché dà continuità, perché, soprattutto, chiude i conti con il passato e apre interessanti scenari futuri. Il Genoa, a Marassi, dopo la doppia sosta per gli impegni delle Nazionali, quindi il Como al Franchi e la trasferta di San Siro contro l’Inter: un menù impegnativo ma alla portata di questa rigenerata Fiorentina. Aspettando sempre il dolce piuttosto che l’amaro.









