I TRE PUNTI DEL LUNEDì, UNA RUBRICA per sommelier del pallone.
1. Rolando Mandragora è al suo prime
“Si vabbé ma ora icchell’è il praim?”, si dirà. È quella fase della carriera di un calciatore dove raggiunge il suo picco di prestazioni, forse irripetibile forse no. Quella fase, a volte fugace a volte che fissa un nuovo standard, dove l’atleta fa un salto in avanti, mostrando cose che mai aveva mostrato con continuità. Ecco, probabilmente Mandragora adesso si trova proprio in questo momento, o almeno ci si sta avvicinando a passi da gigante. La rovesciata con cui di fatto decide il derby contro l’Empoli è la migliore rappresentazione della smagliante condizione psicofisica di cui gode Rolly da un paio di mesi a questa parte, in parte coincisa (o quantomeno agevolata) dal momento dell’ultima variazione di modulo della Fiorentina. Il passaggio – anzi il ritorno – al centrocampo a tre ha portato al definitivo sganciamento in avanti dell’ex Torino, alla sua ridefinizione finale in mezzala di inserimento. Con sempre meno incarichi di creazione di gioco e più consegne di aggressione degli spazi e invasione dell’area di rigore, Mandragora sembra aver trovato posto nel mondo (e soprattutto in campo) ben lontano da quella veste di playmaker con cui era arrivato, nonché una nuova, piacevole confidenza con la zona gol. Quella contro l’Empoli è la terza rete in campionato per lui (ottava stagionale), ma è soprattutto settima partecipazione al alla segnatura nelle ultime nove partite tra campionato e Conference. Da febbraio, il conteggio di gol+assist con la firma di Mandragora sale a dieci. Impressionante.
2. Fiorentina-Empoli: quando le assenze ti spingono oltre
Le indisponibilità contemporanee di Kean e Dodô rendevano l’Empoli un banco di prova non così banale. Non certo perché venisse meno il vantaggio qualitativo sulla squadra di D’Aversa, quanto piuttosto per testare quanto e come la Fiorentina avrebbe potuto sopperire all’assenza di due giocatori così centrali nel suo sistema di gioco. Non si parla solo di due elementi forti, ma di due architravi dell’intera manovra gigliata. Kean non solo come finalizzatore ma come ossessivo, asfissiante aggressore della profondità, nonché come sicura e spesso proficua opzione per una costruzione del gioco lunga, grazie alla sua dominanza sui duelli fisici (cosa che Beltran non può garantire, come visto nella pur positiva prestazione di Cagliari); Dodô soprattutto per la sua facilità di conduzione della palla, con cui ci permette di superare con facilità le prime linee di pressione avversarie.

La loro assenza ha in qualche modo costretto la Fiorentina a tornare a metter in atto una costruzione bassa articolata, per trovare la propria verticalità con uscite pulite ricercando il terzo uomo. L’operazione è indubbiamente riuscita – grazie anche alla risposta molto positiva di Adli, tornato in campo dal primo minuto – , esaltando le qualità di Gudmundsson e Beltran in avanti. Ma nelle prime battute di gara ci sono stati momenti complicati nell’uscita dalle retrovie, con tanti palloni persi sulla pressione empolese. Eccesso di confidenza o poca sicurezza nel palleggio? Fatto sta che quando, nella ripresa, la Fiorentina avanti di due reti è ripartita ricercando con più frequenza il lancio lungo, ha rischiando per un momento di perdere il controllo della partita. Alla fine, l’assunzione di responsabilità (e di rischi) sembra qualcosa di più proficuo per questa squadra rispetto all’attendeismo.
3. Il rush finale
Tre punti alla Champions, forse quattro qualora il Bologna battesse l’Udinese, con cinque squadre ammassate a ridosso dei posti europei. Due scontri diretti da giocare, di cui il primo già la prossima settimana all’Olimpico contro una Roma che non perde da dicembre. Sfida che casca in mezzo alle semifinali contro il Betis, altra squadra che nella seconda parte di stagione pare aver cambiato i suoi destini (12 vittorie nelle ultime 16 gare in tutte le competizioni, con un ko ininfluente contro il Gent in Conference al pari dell’1-1 contro il Jagellonia, e un altro 1-1 contro il Barcelona in Liga). La fiducia con cui si arriva è alta, a dispetto delle assenze annunciate e dei recuperi da valutare. Domani torna a disposizione Kean, Ranieri a Roma non ci sarà, Dodô forse recupera per il ritorno dell’8 maggio. La stagione della Fiorentina passa da queste tre partite. Ci siamo, è il momento di raccogliere i frutti di quest’annata.
“I tre punti del lunedì” sono una rubrica di SpaceViola, a cura di Federico Castiglioni. Se ti ha convinto o se invece hai delle rimostranze rispetto a quanto hai letto, puoi seguirlo o contattarlo qui, oppure qui o ancora qui.







