Spalletti

Opponent analysis: insidie e debolezze della Juventus di Spalletti

In vista della sfida di domenica contro la Fiorentina, diamo uno sguardo più approfondito alla
Juventus di Luciano Spalletti. Abbiamo analizzato il 2-0 al Napoli, l’ultima gara col 4-4-2, con
il 2-1 di Alkmaar come riferimento per il 3-4-2-1, e i numeri delle prime dieci giornate. La
Juventus è settima con 17 punti, è partita con quattro moduli diversi in dieci gare e ha segnato
poco, 13 gol. Quello che non cambia è la difesa: in parità numerica concede 0,62 gol
attesi ogni 90 minuti, il dato più basso della Serie A. Quando passa in vantaggio
vince, cinque gare su cinque. La Fiorentina, sedicesima con 8 punti, è andata sotto per prima
in otto partite su dieci.

La probabile formazione:

Juventus (4-4-2): Vicario; Kalulu, Bremer, Lucumí, Cabal; McKennie, Douglas Luiz,
Koopmeiners, Alajbegović; Kolo Muani, Woltemade.

Juventus (3-4-2-1): Vicario; Gatti, Bremer, Lucumí; Kalulu, Douglas Luiz, Koopmeiners,
Cabal; Alajbegović, Kolo Muani; Woltemade.

Le probabili sono divise a metà. Fra le due versioni cambia un solo nome, Gatti per
McKennie, ma cambiano i ruoli: a tre Kalulu diventa quinto destro, Cabal quinto a sinistra e
Alajbegović si stringe vicino alla punta. Koopmeiners è in ballottaggio con Sarr. Mancano
Yıldiz, Thuram, Locatelli, Grabara, González e Cambiaso; McKennie è recuperato, Çelik e
Conceição al massimo vanno in panchina. Il segnale da guardare è Gatti: se parte titolare, la
difesa è a tre.

Due fotografie di due gare diverse: col Napoli la Juventus era sullo 0-0 e lasciava il pallone, a Genova inseguiva e stava tutta più alta. Da terzino Kalulu è il più basso dei giocatori di movimento, da quinto gioca sopra i centrali; a Genova giocavano anche Cambiaso e Sarr, domenica assente il primo e in ballottaggio il secondo.

Costruzione dal basso

La Juventus vuole il pallone e lo tiene. È quarta per possesso (57,6%) e sesta per riuscita della costruzione dal basso (87,1%). È ultima in Serie A per lanci lunghi riusciti, 16,6 a gara. L’uscita passa dai centrali verso Douglas Luiz, che col Napoli ha toccato 48 palloni nei primi 48 minuti, il dato più alto, ed è il primo in squadra per occasioni create (17).

A quattro la costruzione è asimmetrica. Col Napoli Kalulu è rimasto basso, a 31,2 metri dalla propria porta, mentre Cabal saliva a 42,3. A tre il ruolo di Kalulu cambia: a Genova, da quinto, ha giocato a 56,4 metri, in una gara in cui la Juventus inseguiva. Col 4-4-2 è Mastantuono che deve seguire Cabal quando sale, col 3-4-2-1 è Njie che deve accompagnare il quinto destro fino in fondo.

Sotto pressione perde palloni, ma finora non li ha pagati. Nelle tre gare in cui è stata pressata di più ha perso in media 26,3 palloni in zona pericolosa; nelle tre in cui è stata pressata di meno, 13,0. Le tre gare più pressate però le ha vinte tutte senza subire gol. La Fiorentina pressa nella media del campionato (decima per intensità). Meglio pressare su segnale, con il pallone sul terzino chiuso vicino alla linea laterale. Se la pressione arriva fino a Vicario, il pallone può partire lungo verso le punte: quel duello è di Dragusin, 65,6% nei duelli aerei, più che di Viery, 23,5%.

Ampiezza e traversoni

La Juventus arriva sul fondo e mette il pallone in mezzo. È seconda in Serie A per traversoni a gara (22,3) e, su un’altra serie di dati, seconda anche per traversoni riusciti (5,9 a gara). In stagione attacca più a destra (37,5% delle azioni) che a sinistra (32,3%), ma senza Çelik e Conceição col Napoli il lato forte è diventato il sinistro: 44% delle azioni, 52% nel secondo tempo.

Arriva vicino all’area e crea poco di pulito. È terza per ingressi negli ultimi 20 metri (16,9 a gara) e diciassettesima per grandi occasioni (19 in dieci giornate). Ogni tiro bianconero vale in media 0,09 gol attesi, ma il dato è abbassato dai tiri da lontano: Alajbegović ha tirato 19 volte per 0,67 gol attesi complessivi. Le punte tirano meglio, 0,18 gol attesi a tiro Kolo Muani e 0,17 Woltemade.

Il lato forte di Cabal e Alajbegović è quello di Jiménez e Mastantuono. Col Napoli il 44% delle azioni è passato da lì: Mastantuono deve chiudere il traversone di Cabal prima che parta. Sul secondo palo c’è João Mário, che in 363 minuti ha tentato pochissimi duelli aerei (terzo percentile) e non ne ha vinto uno: lì servono l’aiuto della mezzala e lo scivolamento di un centrale. Da gioco aperto i bersagli sono Woltemade, 4,62 duelli aerei tentati ogni 90 minuti (percentile 86), e Kolo Muani, 7 tiri di testa su 18. Vincono poco, il 40% e il 29%, ma ci provano spesso: Dragusin e Viery devono anticiparli.

Fase di non possesso

La pressione è calata con le giornate. Il PPDA conta i passaggi concessi all’avversario per ogni azione difensiva: più è basso, più forte è la pressione. La Juventus è a 9,5, sesta in Serie A. Nelle prime tre giornate era a 7,0, nelle ultime tre a 11,2, vicina alla media del campionato (11,5); col Napoli, a quattro, 12,8. Le gare iniziate a tre sono tutte dalla quinta giornata in poi: calo e cambio di modulo non si distinguono. La Juventus di adesso lascia impostare più di quella di agosto.

Recupera in alto e, quando perde palla, riaggredisce. È terza per recuperi alti (4,7 a gara) e dopo aver perso il pallone lascia agli avversari il 72,5% di passaggi riusciti, secondo dato della Serie A. La Fiorentina subisce una pressione forte (PPDA avversario 8,2) e perde 22,2 palloni pericolosi a gara, quattordicesima. Vanoli alla vigilia: «commettiamo troppi errori in fase di costruzione».

L’uscita viola cambia con il modulo bianconero. Contro il 4-4-2 Fagioli si abbassa fra Dragusin e Viery e crea il tre contro due sulle punte: è un principio che i dati non misurano, e dipende dalla risposta bianconera. Contro il 3-4-2-1 davanti è tre contro tre e l’uomo libero diventa il terzino: João Mário e Jiménez, al percentile 95 e 94 per metri guadagnati in conduzione, devono salire palla al piede. Qui pesa il dubbio Oulaï. Brescianini nella costruzione partecipa poco, 27 passaggi ogni 90 minuti (percentile 3), Fagioli ne gioca 59, il dato più alto fra i viola. Oulaï porta contrasti, 3,4 ogni 90 minuti in 240 minuti, dodicesimo in Serie A; su come regga la pressione bianconera i numeri non dicono nulla.

Bremer esce dalla linea e lascia spazio. Col 4-4-2, nei primi 48 minuti col Napoli, la sua posizione media è stata a 53,9 metri dalla propria porta, più avanti di Douglas Luiz (50,5) e quasi venti metri sopra Lucumí (35,3). Vince il 93,8% dei contrasti: non conviene dargli il duello. Lo spazio da attaccare è alle sue spalle, al primo tocco: Pellegrino viene incontro e lo porta fuori, Njie e Mastantuono partono dietro. Col Napoli però quello spazio ha reso poco, 4 tiri in 73 minuti sullo 0-0: è un’idea da verificare presto in gara.

Il lato da attaccare è la sinistra bianconera. Lucumí vince il 56,3% dei contrasti (decimo percentile) e il 47,4% dei duelli aerei; è il bianconero saltato più volte in dribbling, 7 in 732 minuti. Davanti a lui, col 4-4-2, gioca Alajbegović, che in fase difensiva vince il 37,5% dei contrasti, su pochi tentativi. Di fronte avranno Mastantuono, 21 dribbling riusciti e 2,69 conduzioni in area ogni 90 minuti (94° percentile), e Jiménez, 0,85 conduzioni in area (93° percentile). Col 3-4-2-1 Alajbegović si stringe e Jiménez e Mastantuono trovano Cabal sulla fascia e Lucumí alle sue spalle: il bersaglio resta il centrale. Se la Fiorentina cerca il traversone, la zona è quella di Lucumí: Pellegrino vince il 53,5% dei duelli aerei. Un’avvertenza: nelle tre sconfitte bianconere gli avversari hanno attaccato l’altra fascia.

In area concede quasi nulla, da fuori poco. La Juventus subisce 9,0 tiri a gara, 5,8 dentro l’area: circa tre arrivano da fuori. La Fiorentina ha segnato 7 dei suoi 15 gol da fuori area e Mastantuono è il viola che tira di più (38 tiri, 4 gol). Il tiro da fuori è l’opzione che resta, ma non è detto che renda come finora.

Più basso è il PPDA, più alta è la pressione. La pressione cala con le giornate. Le gare iniziate a tre sono tutte dalla quinta in poi, quindi calo e modulo non si separano; col Napoli, a quattro, il valore è il più alto dopo quello con l’Atalanta.

Transizioni e palle inattive

La ripartenza è la situazione più pericolosa per la difesa bianconera. Quattro dei dieci gol subiti sono arrivati in contropiede, da appena 12 tiri di quel tipo in tutta la stagione: uno su tre è finito in rete. Due sono arrivati dall’89’ in poi, con la Juventus sbilanciata. Lo spazio dipende dallo stato della gara: a Genova, sotto dall’11’, la Juventus ha subito 5 tiri in ripartenza, il massimo stagionale in una gara. La ripartenza rende quando la Juventus si sbilancia, e quella condizione la Fiorentina deve prima crearla.

Sugli angoli la Juventus è la squadra che ne batte di più. Ne ha battuti 82, primo dato della Serie A: 8,2 a gara contro i 3,7 concessi. È quarta per gol da palla inattiva, 4: due angoli chiusi di testa da Bremer, un colpo di testa di Gatti, un piazzato di McKennie. Bremer è il problema da palla ferma: 8 dei suoi 10 tiri sono di testa. Viery vince il 23,5% dei duelli aerei (quinto percentile): su Bremer deve andare Dragusin, che ne vince il 65,6%. Con Gatti in campo i colpitori diventano due e il secondo marcatore è Pellegrino, che i duelli aerei li cerca (5,06 ogni 90 minuti, percentile 92). Prima ancora, meglio concedere pochi angoli.

La Juventus segna soprattutto nel finale. Sette dei 13 gol bianconeri sono arrivati dopo il 75’, sei sono di giocatori entrati dalla panchina. Nei primi quindici minuti non ha mai segnato, e nemmeno fra il 46’ e il 60’. Zhegrova in 216 minuti ha 2 gol, 2 passaggi decisivi, 16

tiri e 12 dribbling riusciti. Con lui può entrare Boga. La Fiorentina è prima in Serie A per ammonizioni (23): chi marca Zhegrova non deve arrivarci già ammonito.

Fra il 61’ e il 75’ la porta bianconera si può aprire. La Fiorentina segna 4 gol fra il 46’ e il 60’ e altri 4 fra il 61’ e il 75’. La Juventus fra il 46’ e il 60’ non ha mai subito gol; nel quarto d’ora successivo ne ha presi 3, tanti quanti nell’ultimo. Sono numeri piccoli, e in quella fascia la Fiorentina ha il pallone meno che in ogni altra (42,2%). La Fiorentina ha sei giorni di riposo, la Juventus tre dopo Alkmaar: se la gara è in equilibrio all’ora di gioco, è il momento di provarci, prima dei cambi bianconeri.

Più della metà dei gol bianconeri arriva nell’ultimo quarto d’ora. La Juventus ha subito 3 gol sia fra il 61’ e il 75’ sia nell’ultimo quarto d’ora; la Fiorentina ne ha segnati 4 sia fra il 46’ e il 60’ sia fra il 61’ e il 75’.
La palla inattiva vale quasi un terzo dei gol bianconeri. In difesa la ripartenza concede pochi tiri, 12 su 90, ma è la più pericolosa: 4 gol, uno su tre.
In vantaggio la Juventus lascia campo e tiri, ma ha vinto tutte le gare in cui è passata avanti. Quando insegue concede pochissimo: passare in vantaggio non apre la difesa bianconera.

Chiavi per la partita

Non andare sotto. Quando ha segnato per prima, la Juventus ha vinto cinque gare su cinque; nei primi 15 minuti non ha mai segnato. Andare avanti però non basta: nelle due gare in cui ha segnato per prima, con Torino e Inter, la Fiorentina ha perso.

Pressare a tratti, su segnale. Sotto pressione la Juventus perde il doppio dei palloni pericolosi. Il momento è il pallone sul terzino chiuso sulla linea; se la palla parte lunga, il duello è di Dragusin.

Uscire con l’uomo libero giusto. Quando perde palla la Juventus riaggredisce subito: contro il 4-4-2 Fagioli fra i centrali, contro il 3-4-2-1 il terzino palla al piede, sempre a uno o due tocchi.

Attaccare la zona di Lucumí e Alajbegović. Mastantuono e Jiménez contro i due bianconeri che vincono meno contrasti; col 3-4-2-1 il bersaglio resta Lucumí alle spalle di Cabal.

Dragusin su Bremer. La Juventus è prima in Serie A per angoli battuti, e Bremer ha segnato due gol di testa. Viery lontano da lui, Pellegrino su Gatti; sui traversoni in azione Woltemade e Kolo Muani vanno anticipati.

Tirare da fuori quando c’è spazio al limite. La Juventus in area concede quasi nulla e circa tre tiri a gara da fuori. Mastantuono e le mezzali devono calciare.

Provarci fra il 61’ e il 75’. La Fiorentina ha segnato 4 gol in quella fascia e la Juventus ne ha subiti 3. Dopo arrivano Zhegrova e Boga.

Spalletti
Foto di: sito web / FIGC

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