I TRE PUNTI DEL LUNEDì, UNA RUBRICA per sommelier del pallone.
1. La partita contro il Venezia per alimentare le speranze
Lo era Empoli. Poi Siviglia. Poi Roma. Poi il ritorno della semifinale. Ora Venezia. Comuni denominatori di queste partite? Nessuno, o quasi. Erano solo tutte “la partita più importante”. Per la corsa all’Europa, per un titolo, per la finale di Conference. Tre su quattro sono andate male. Forse dovremmo tornare alle partite meno importanti, che pesano meno. Quelle dove va bene tutto e poi ti esalti il doppio quando ti ritrovi ad aver fatto il colpo grosso. Ma tant’è. La trasferta di Venezia (quattro sconfitte negli ultimi quattro precedenti in trent’anni) è comunque una partita complicata: non tanto per i valori tecnici delle due squadre (netta e indiscutibile la differenza a favore della Fiorentina), quanto per la posta in gioco. Se la nostra è di quelle pesanti, lo è ancor di più per il Venezia, chiamato a restare aggrappato in ogni modo alla Serie A vista la recente ultima vittoria dell’Empoli. E le squadre in lotta salvezza possono sempre, magari con una piccolezza, un dettaglio, un momento storto della partita, trasformarsi in implacabili avversarie. Forse, non la cosa migliore da incontrare oggi per una Fiorentina fisiologicamente colpita dall’eliminazione in Conference. E, oltretutto, orfana di Kean.
2. La matassa (e l’ansia) dei piazzamenti europei
Tralasciando i folli e gli ingenui che per qualche strana ragione valutavano la Conference non tanto come trofeo da metter in bacheca, ma come via maestra per la qualificazione all’Europa League (in pratica, vincere un trofeo europeo che manca da sessant’anni per ottenere nemmeno il più ambizioso dei palcoscenici internazionale: prospettiva curiosa oserei), il campionato resta aperto a qualsiasi combinazione e un successo nella laguna veneta ci lascerebbe aperte quasi tutte le strade. In questo, per l’economia generale di tale corsa sarà alla fine ben più decisivo il risultato di Atalanta-Roma, il cui fischio d’inizio seguirà di poco la fine della nostra gara a Venezia. In caso di nostra vittoria, un successo della Dea o un pari a Bergamo sono risultati che ci terrebbero perfino in gioco per un terribile duello a 5 per la Champions, con il Milan pericolosa mina vagante in bilico tra il salvare la stagione e il vederla naufragare definitivamente (mercoledì la finale di Coppa Italia, domenica mentre da noi arriva il Bologna i rossoneri saranno all’Olimpico proprio contro la Roma). Ma, a ben pensarci, in questo convulso finale di stagione la cosa che da un lato fa rabbia, dall’altro inizia a minare la fiducia anche dei più indefessi sostenitori, è il fatto che la Fiorentina si ritrovi a dipendere così tanto dalle combinazioni di risultati altrui. Forse, fra tutte le squadre coinvolte, è la meno artefice del proprio destino. Fa rabbia perché, in un certo momento della stagione ormai lontano, è parsa esser quella maggiormente in grado di determinarlo con le sole proprie forze. C’erano tanti punti di vantaggio a separarla dalla Roma, dal Bologna, dal Milan. C’era una parità o un leggero vantaggio su Lazio e Juventus, pur addirittura dovendo recuperare una partita. C’erano tante soluzioni e tanti ostacoli superati con successo: qualcosa che, al netto degli sforzi, è stato sprecato e potrebbe costare poco, nulla, o decisamente troppo.
3. La conferma di Palladino
Ovviamente l’eliminazione in Conference ha riaperto il dibattito su Raffaele Palladino, che forse con astuzia forse con la volontà di dare un’ulteriore iniezione di fiducia al gruppo, era stato confermato alla vigilia della sfida con il Betis. Precisiamo: mossa logica, checché se ne dica. La Fiorentina ha investito parecchio e soprattutto ha spianato e ricostruito la sua rosa, in gran parte sulla base delle sue richieste e indicazioni: non confermare il mister – al di là della posizione finale in classifica – voleva dire ripartire di nuovo completamente da zero, e probabilmente anche caricare ulteriormente di ansia e incertezze un contesto compatto ma talvolta immaturo, proprio alla vigilia del rush finale. Per il resto, gli isterismi post-Conference sono solo l’altra faccia delle fanfare suonate da chi, per amor di tifo o , non sapeva coglier limiti né quindi apprezzare appieno i pregi di quanto fatto dal mister quest’anno. Per un approfondimento, potete trovare qualcosa in più in questo articolo.
“I tre punti del lunedì” sono una rubrica di SpaceViola, a cura di Federico Castiglioni. Se ti ha convinto o se invece hai delle rimostranze rispetto a quanto hai letto, puoi seguirlo o contattarlo qui, oppure qui o ancora qui.







