Opponent analysis: il Torino di Abate

Oggi è il giorno di Fiorentina-Torino. Arrivate alla terza giornata di campionato, sia la squadra di Grosso che quella di Abate hanno totalizzato 0 punti, e si presenta per i Viola un’ottima chance per invertire in casa il trend negativo di questo inizio di stagione. Occhio però al Toro, che finora, come la Fiorentina, non ha espresso il gioco richiesto, ma che può presentare alcune insidie per formazione di Grosso.

Allenatore Ignazio Abate
Sistema di gioco base 3-4-2-1
Alternativa Nessun cambio modulo finora
Fase di non possesso 5-4-1 dietro la linea della palla come struttura base; pressing con riferimenti uomo su uomo e braccetti che rompono la linea
Fase di possesso Costruzione 3+2 col portiere per attirare il pressing, terzo uomo, cinque uomini sull’ultima linea; sotto pressione, lancio su Simeone
Riferimenti tecnici Vlašić tra le linee, Fitz-Jim primo costruttore, Cacciamani nell’uno contro uno; Simeone punta (sponda e profondità)
Vulnerabilità Uscita dal basso poco produttiva, gol subiti su cross e inserimenti, spazio dietro i mediani e i quinti, braccetti trascinati fuori.
Stato di forma Tre sconfitte di fila (Milan 1-2, Sassuolo 2-1, Monza 0-1 in Coppa Italia), 0 punti come la Fiorentina.
Indisponibili Pellegri, Israel, Casadei; Zapata senza i novanta minuti nelle gambe
Ex viola Comuzzo, Fortini, Mandragora, Biraghi
Obiettivo stagionale Non dichiarato, ci si aspetta una salvezza tranquilla a metà classifica.

Identità di gioco

Il possesso del Torino di Abate serve ad attirare il pressing avversario. La squadra si raccoglie in pochi metri intorno al pallone nella propria metà campo, invita l’avversario a salire e cerca l’uomo libero alle spalle della prima pressione per accelerare subito. I tratti descritti nel precampionato:

  • costruzione 3+2 con il portiere coinvolto, pensata per attirare il pressing;
  • ricerca del terzo uomo e movimenti dentro-fuori per liberare un ricevitore rivolto alla porta;
  • cambio di ritmo con cinque uomini sull’ultima linea;
  • esterni scelti per la loro capacità nell’uno contro uno, Cacciamani su tutti;
  • non possesso con riferimenti uomo su uomo e riaggressione immediata dopo la palla persa (non ancora verificato nelle gare ufficiali).

Nelle due gare di campionato l’uscita dal basso è stata poco produttiva nei dati: contro il Milan 41% di possesso e 8 tiri contro 19, con il pallone spesso lungo su Simeone; a Sassuolo la mediana non ha dettato il ritmo.

Cosa cambia con Abate e con il calciomercato

Alcune caratteristiche di Ignazio Abate analizzate con il Milan Primavera sono il coinvolgimento del portiere in costruzione, l’alternanza tra uscita corta e palla diretta e la riaggressione immediata; dalla Juve Stabia invece il possesso prudente e gli esterni come fattore dinamico. La ricerca del terzo uomo come meccanismo sistematico compare solo nel Torino 2026. A cambiare è la fase di non possesso. La Juve Stabia era quarta in Serie B per possesso e quindicesima per inclinazione di campo, difendeva in blocco e pressava poco.

Il mercato ha cambiato portiere, difesa centrale, corsie e mediana. In porta Perri dal Leeds, confermato titolare da Abate in conferenza, e Mascardi dallo Spezia, titolare nelle prime tre gare. In difesa Comuzzo in prestito dalla Fiorentina, Cömert da svincolato e Rodríguez, tornato il 3 settembre; Comuzzo e Coco sono gli unici difensori presenti in tutte e quattro le gare. Sulle corsie Fortini (anche lui in prestito dalla Fiorentina), Belghali e Patterson, dopo l’uscita di Pedersen verso l’Olympiakos. In mezzo Fitz-Jim dall’Ajax, il primo costruttore, e nell’ultimo giorno Mandragora (5 milioni dalla Fiorentina) e Bragança. Davanti Oristanio; Simeone era già di proprietà dal riscatto di febbraio. La struttura è fissa e l’unico ruolo alternato a ogni partita è il terzo centrale (Cömert e Ismajli a turno); portiere (Mascardi, poi Perri), mediana (Fitz-Jim, poi Luongo col Monza) e corsia destra (Pedersen, poi Fortini) hanno avuto un cambio ciascuno. Le costanti sono Comuzzo, Coco, Gineitis, Cacciamani, Vlašić e Simeone.

Struttura di riferimento

Probabile formazione contro la Fiorentina: (3-4-2-1) Perri; Comuzzo, Coco, Comert/Ismaijli; Fortini, Fitz-Jim, Gineitis/Mandragora, Cacciamani; Vlasic, Adams; Simeone.

Struttura in possesso: 3+2 in costruzione ad attirare il pressing avversario e cinque giocatori offensivi sull’ultima linea, come si può vedere dalla grafica seguente.


I tre difensori larghi, i due mediani stretti e il portiere formano la densità che attira il pressing. I due quinti, i due trequartisti e la punta occupano rispettivamente ampiezza, mezzi spazi e centro, con il quinto opposto al lato della palla che entra in area. Una variante che si è vista però nella prima del campionato: Fitz-Jim scende sulla linea dei difensori e la squadra assume una forma a quattro. La variante asimmetrica da rimessa dal fondo del precampionato (quinto destro in linea, Cacciamani alto vicino alla punta) resta una proiezione.

Riscontri delle prime giornate

Le quattro partite ufficiali sono state giocate tutte col 3-4-2-1.

  • Torino-Carrarese 1-0 (Coppa Italia, 15 agosto): gol di Simeone al 9’ su cross di Pedersen, avversario in dieci dal 36’.
  • Torino-Milan 1-2 (23 agosto): Mascardi; Coco, Ismajli, Comuzzo; Pedersen, Gineitis, Fitz-Jim, Cacciamani; Vlašić, Casadei; Simeone. Possesso 41%, xG 1,29 contro 2,15, tiri 8 contro 19. Pallone spesso lungo su Simeone. Gol subiti al 64’ e al 67’ dopo gli ingressi di Modrić e Rabiot, palo di Njie al 75’, gol di Adams in rovesciata al 90’+3.
  • Sassuolo-Torino 2-1 (29 agosto): Mascardi; Cömert, Coco, Comuzzo; Fortini, Fitz-Jim, Gineitis, Cacciamani; Vlašić, Adams; Simeone. Volpato al 32’ da fuori area, pareggio di Comuzzo di testa al 45’+2 su cross di Cacciamani, Berardi al 79’. Costruzione faticosa contro la mediana di Matić. Abate: «Negli ultimi 20-25 minuti siamo calati»..
  • Torino-Monza 0-1 (Coppa Italia, 1 settembre): Perri; Coco, Ismajli, Comuzzo; Cacciamani, Luongo, Gineitis, Fortini; Oristanio, Simeone; Kulenović. Palo di Oristanio in avvio, gol di Dany Mota al 45’+2, rigore revocato al VAR nel recupero. Zapata dal 57’, Anjorin dal 65’.

Fase di possesso

  • Riscontro: nelle due gare di campionato la costruzione è stata poco produttiva e il pallone è andato spesso lungo su Simeone. I gol ufficiali arrivano da due cross (Pedersen per Simeone, Cacciamani per Comuzzo) e da una rovesciata di Adams; nessuno da combinazione centrale.
  • Prima costruzione (precampionato): i tre difensori larghi toccano molti palloni; i due mediani stanno stretti e vicini a loro per attirare un pressatore a testa e liberare spazio alle proprie spalle; Vlašić scende a offrire una linea in più. La sequenza cercata è il terzo uomo: difensore, sponda del mediano o del quinto, giocatore libero rivolto alla porta oltre la linea di pressione, e da lì cinque contro cinque a campo aperto.
  • Sviluppo e rifinitura: superata la prima linea, cambio di ritmo. Simeone viene incontro, i trequartisti gli passano alle spalle, i quinti salgono insieme. La sinistra è la zona dell’uno contro uno di Cacciamani, la destra quella di Vlašić nel mezzo spazio. Il quinto opposto entra in area sul lato debole, richiesta insistita di Abate.
  • Punta e piazzati: Simeone ha la funzione meno rigida della squadra (sponda, profondità, uscita dal pressing); Zapata subentra senza i novanta minuti nelle gambe. Sui piazzati diversi saltatori, Comuzzo già a segno di testa.

Fase di non possesso

  • Struttura base: 5-4-1 dietro la linea della palla, quinti in linea con i centrali e trequartisti con i mediani, per chiudere il centro e mandare l’avversario sulle fasce.
  • Variante vista nel precampionato: pressing con riferimenti quasi uomo su uomo, i tre offensivi indirizzano la prima uscita, i mediani salgono sui centrocampisti avversari, i braccetti rompono la linea e seguono l’uomo anche lontano dalla porta. Preventive aggressive, con un braccetto che può spingersi vicino all’area avversaria.
  • Nella variante il sistema dipende dai tempi dei tre offensivi: se uno sbaglia riferimento, i mediani restano fuori posizione e la zona davanti ai centrali si scopre; il centrale (Ismajli o Coco) è il più esposto quando entrambi i braccetti escono.

Transizioni

  • Positive: recupero, verticalizzazione immediata, attacco dello spazio senza consolidare; prima ricerca sugli esterni, riferimento verticale su Simeone. Se il recupero è basso e non c’è la ripartenza, si torna al 3+2.
  • Negative: il momento in cui il Torino concede di più. Dopo la perdita la squadra riaggredisce e il braccetto di zona si alza molto sul portatore. Se la riaggressione viene superata, quinti alti, braccetti avanzati e mediani fuori posizione lasciano al centrale molto campo, e la retroguardia non sempre ripiega in fretta.

Punti di forza

  • Costruzione 3+2 e terzo uomo: se il meccanismo riesce, la squadra supera più avversari in due passaggi e attacca in parità numerica a campo aperto.
  • Cinque uomini sull’ultima linea e quinto opposto in area: molti riferimenti per la linea difensiva avversaria.
  • Simeone (sponda, taglio alle spalle dei centrali, primo riferimento in transizione); Cacciamani nell’uno contro uno; Vlašić tra le linee.
  • Intensità del pressing quando i tempi sono letti bene; saltatori sui piazzati.

Vulnerabilità osservate nelle gare ufficiali

  • Uscita dal basso poco produttiva contro Milan e Sassuolo, con ricorso al lancio.
  • Gol subiti su cross e inserimenti dopo i cambi avversari (64’ e 67’ col Milan, 79’ a Sassuolo); calo nell’ultima mezz’ora ammesso da Abate, ma segnale debole su due partite.
  • Gerarchie non assestate (terzo centrale alternato, un cambio in porta, in mediana e a destra).

Indicazioni per la Fiorentina

Probabile undici: (4-3-3) De Gea; João Mário, Dragusin, Pongračić, Valdepeñas; Ndour, Oulaï, Atta; Mastantuono, Pellegrino, Njie. Ballottaggi Pongračić-Ranieri, Njie-Pedro Gonçalves e, con Atta in dubbio, Brescianini o Fagioli sulla mezzala. Col Frosinone avevano giocato Jiménez a destra e Pongračić al centro. Regola sui terzini per tutta la partita: Valdepeñas sale nelle transizioni a sinistra, João Mário sale contro il blocco schierato a destra, mai entrambi nella stessa azione.

  1. Uscita a due vertici contro il pressing a uomo, se il Torino ripropone quello del precampionato, Oulaï e Ndour si abbassano ai lati dei centrali, una struttura 2+2 con Atta alto tra le linee. A uomo su tutto il campo i conti sono pari: i tre offensivi su Dragusin, Pongračić e Oulaï, i mediani su Ndour e Atta, i quinti sui terzini. L’uomo libero è De Gea, e da lui parte la costruzione. Il granata da fissare è il mediano che segue Ndour: Ndour scende fino a portarlo fuori dalla zona di Atta; se lo segue, Atta riceve alle sue spalle, se non lo segue, Ndour riceve libero. Contro il Frosinone Oulaï non ha perso palloni sotto pressione (10 duelli a terra vinti su 12), tenuta da confermare contro pressioni di altre squadre di Serie A; Atta deve ricevere palla più avanti e meno frequentemente (79 tocchi e 7 palle perse), nella zona che i mediani granata lasciano quando salgono.
L’uscita viola a due vertici contro il pressing uomo su uomo
  1. De Gea lungo nel canale fra braccetto e quinto, non sul centrale: contro una difesa a tre Pellegrino sulla palla centrale è in inferiorità fra centrale e braccetti. Pellegrino si sposta sul braccetto del lato di Mastantuono, che fissa il quinto; la seconda palla cade nella zona dei mediani, dove Ndour e Atta devono arrivare prima di Fitz-Jim. Valdepeñas prende l’ampiezza a sinistra, Njie stringe nel corridoio interno.
  2. Dove attaccare.
  • Dietro i mediani: Njie stringe nel corridoio interno sinistro; se il braccetto di quel lato lo segue, si aprono la corsa di Valdepeñas e lo spazio interno per Ndour.
  • Dietro i quinti: Mastantuono a campo aperto contro Fortini, che sarebbe alla sua terza in granata se le probabili sono confermate, e cambi di gioco rapidi sul lato opposto.
  • Alle spalle del braccetto: Pellegrino riceve nel mezzo spazio per portare fuori Comuzzo o Cömert, l’ala di quel lato fissa il quinto e la mezzala attacca alle spalle del braccetto prima che il centrale scali a coprire.
  • Sulla palla recuperata: nella loro costruzione bassa il primo passaggio va alle spalle del braccetto alzatosi sul portatore, nel corridoio lasciato dal quinto salito, dove arrivano Mastantuono sul suo lato e Njie dall’interno, senza appoggi all’indietro. In transizione sale solo Valdepeñas; João Mário resta dietro con Dragusin e Pongračić per non lasciare campo aperto a Simeone. Valdepeñas non ha un ricambio di ruolo (Parisi infortunato, Fortini al Torino): con un giallo precoce la sua salita va congelata.
Le transizioni viola dietro i quinti e alle spalle del braccetto uscito
  1. Quando pressare il 3+2 e quando aspettare. La densità bassa granata esiste per attirare la pressione, quindi pressarli uomo su uomo là dentro serve al loro gioco. Le due strutture vanno tenute distinte.
  • 4-5-1 d’attesa: Pellegrino fra il centrale e il portiere a schermare Fitz-Jim, Mastantuono e Njie in linea con le mezzali sui braccetti, i terzini pronti sui quinti. Quando Njie stringe sul secondo mediano, il quinto del suo lato passa a Valdepeñas e Ndour scala largo a coprirlo.
  • 4-4-2 di pressione, solo su innesco osservabile: retropassaggio, ricezione chiusa, controllo debole, palla sul piede sfavorevole. Atta sale accanto a Pellegrino: punta fra portiere e centrale, Atta sul mediano di zona, ala sul braccetto con uscita curva che chiude anche il quinto, terzino pronto sul quinto se il pallone lo raggiunge, lato debole stretto. L’uomo lasciato libero è il braccetto del lato opposto: gli si concede la ricezione e lo si spinge sulla linea laterale. Oulaï resta sulla zona in cui scende Vlašić. Njie ha lavorato con Abate fino al 30/8: quello che sa sugli inneschi granata va verificato internamente prima di usarlo.
Foto X, @eurofootcom

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