Sì, perché ciò che ha fatto Paratici è da fenomeni. Non tanto perché la squadra che ha costruito sia già, da quest’anno, una squadra estremamente competitiva capace di lottare per il massimo obiettivo, ma per tutto ciò che è riuscito a fare, in pochi mesi, con le scelte sui calciatori e sulla struttura societaria. È arrivato a gennaio, con la Fiorentina nei bassifondi della classifica, nel peggior momento della sua storia, e ha ereditato una rosa con ingaggi spropositati (basti pensare che Kean avrebbe guadagnato 6 milioni netti quest’anno se fosse rimasto, 12 milioni lordi da pagare per la società), un tasso tecnico relativamente basso rispetto alla spesa sostenuta, e una struttura societaria quasi del tutto assente: dall’area scouting alle figure dirigenziali fino allo staff tecnico.
Oggi la Fiorentina non è ancora una macchina perfetta, sia chiaro, ma ha intrapreso una strada ambiziosa che certamente la porterà ad avvicinarsi a quella perfezione che tanto ossessiona il direttore Paratici. D’altronde, per uno che ha lavorato anni e anni nei top club vincendo praticamente tutto, non potrebbe essere altrimenti.
Ma veniamo ai numeri concreti, per capire perché, secondo la mia modesta opinione, Paratici ha fatto un capolavoro. Innanzitutto, la rosa di quest’anno, pur con delle lacune, è molto più funzionale e più forte di quella dell’anno scorso. Poi c’è il lato economico: a giugno la Fiorentina è stata multata dall’UEFA per il monte ingaggi troppo alto, e Paratici, pur avendo speso tanto (come chi lo aveva preceduto sulla panchina sportiva) per i cartellini dei vari calciatori, è riuscito comunque a sistemare i conti. Questi i dati del monte ingaggi aggiornato:
Base fissa lorda: scesa da 68,14 a 55,84 milioni di euro.
Totale con bonus: sceso da 83,59 a 68,37 milioni di euro.
Un risparmio di 15 milioni all’anno costruendo una rosa che vale di più, senza essere riuscito a vendere un calciatore che da solo rappresenta il 10% del monte ingaggi: De Gea.
Il mercato, poi, merita un 7. Sono arrivati tanti calciatori forti, molti con la certezza che la Fiorentina terrà il loro cartellino, essendo arrivati con prestiti con obbligo di riscatto quasi certo o a titolo definitivo; altri, il cui arrivo sarebbe stato impensabile senza i rapporti e le intuizioni del ds. Resta da capire se la scelta dell’allenatore sia stata quella giusta: Grosso è il nome su cui Paratici ha ripiegato dopo aver tentato di portare un allenatore di maggiore spessore internazionale, ricevendo però molti no vista la situazione in cui la Fiorentina si trovava a fine campionato.
Adesso la parola passa al campo. Ma una cosa è certa: dopo tanti anni di proprietà Commisso, la Fiorentina ha finalmente capito che serviva un grande dirigente.









