L’analisi dell’AEK Atene, prossima avversaria della Fiorentina in Conference League, arriva dopo un’analisi approfondita a quattro mani condotta sui dati forniti da Comparisonator e sulla visione di tre partite: due del campionato greco e una del CSKA Mosca nel campionato russo, dove l’attuale tecnico dell’AEK, Marko Nikolić, allenava fino a pochi mesi fa.

Un passo indietro, chi è Marko Nikolic?
Gli inizi: Rad e Vojvodina
A soli 29 anni diventa tecnico del Rad, dove si distingue per organizzazione e valorizzazione dei giovani. In 130 partite ottiene una buona media punti (1,48) e usa già diversi moduli: 4-4-2, 4-3-3, 4-2-3-1, 4-5-1. Al Vojvodina (26 partite, 1,96 punti di media) dimostra la sua flessibilità, alternando 4-3-3, 4-4-2, 4-2-3-1, e modificando il sistema tra andata e ritorno dei playoff europei contro lo Sheriff.
ll suo passato in Serbia al Partizan Belgrado
Nella sua seconda esperienza al Partizan Belgrado, durante la stagione 2016/17, emersero alcune caratteristiche come il fatto che sia un tecnico estremamente disciplinato, che basava gran parte del proprio gioco su un pressing molto aggressivo e continuo. Non amava affidarsi agli esterni in senso tradizionale, preferendo invece sviluppare la manovra attraverso combinazioni centrali e frequenti rotazioni dei reparti, caratteristica che si nota ancora oggi osservando le squadre che ha allenato recentemente. Un altro punto fondamentale fu il lavoro sulla compattezza del gruppo: arrivò in un momento di forte crisi, ma seppe ricompattare uno spogliatoio in difficoltà, trasformandolo nella base della rinascita. Il Partizan che ne derivò è ricordato come una squadra intensa, sempre in pressione, capace di imporre il proprio ritmo dall’inizio alla fine delle partite. In Serbia dominò: mise insieme una striscia di 37 gare senza sconfitte, con 33 vittorie e 4 pareggi, una media di 2,42 punti per partita e più di due gol segnati a gara. La stagione 2016/17 rimase nella storia del club: 37 risultati utili consecutivi, vittoria del campionato e della coppa, 185 gol realizzati e solo 57 subiti in 90 partite complessive. Un dominio costruito non solo su intensità ed entusiasmo, ma anche su una grande flessibilità tattica: utilizzò infatti sei sistemi di gioco diversi nel corso dell’annata, adattandosi con naturalezza alle caratteristiche degli avversari e dei giocatori a disposizione.

La parentesi russa: il biennio alla Lokomotiv Mosca
Nella stagione 2020/21 conquista la Coppa di Russia e chiude il campionato al terzo posto, confermando la sua capacità di competere a buoni livelli pur in un contesto molto complesso. Anche in Champions League mette in mostra la propria versatilità tattica, scegliendo di volta in volta il modulo più adatto all’avversario: contro il Salisburgo opta per un 4-4-2 all’andata e passa poi al 5-3-2 nel ritorno; contro l’Atlético Madrid alterna 4-4-2 e 4-2-3-1; contro il Bayern sceglie invece un 4-3-2-1 più prudente ma comunque organizzato per mantenere intensità e linee corte.
Nel secondo anno, pur affrontando una situazione più complicata e ricorrendo a continui cambi di sistema per far fronte alle difficoltà, riesce comunque a mantenere risultati rispettabili, chiudendo con una media di 1,67 punti a partita. Anche in un contesto meno favorevole, dunque, dimostra solidità gestionale e capacità di adattamento.
CSKA Mosca: l’evoluzione tattica
Al CSKA Mosca, dove è stato l’allenatore fino a qualche mese fa, Marko Nikolić ha riproposto un percorso tattico simile a quello che aveva già vissuto alla Lokomotiv: una revisione profonda dell’identità di gioco maturata durante il ritiro invernale. Nella prima parte di stagione aveva mantenuto il modulo ereditato dai suoi predecessori, un 5-4-1 che in fase di possesso diventava 3-4-2-1, senza alterare troppo gli equilibri iniziali. Da marzo però è arrivata la svolta: l’introduzione del 4-4-2 con rombo (4-3-1-2). Una scelta che ha trasformato radicalmente la struttura della squadra.
La modifica più evidente è stata lo spostamento di un uomo dalla difesa all’attacco, aumentando il numero di giocatori impegnati negli ultimi 30 metri e costruendo un centrocampo molto compatto, con quattro interpreti interni stretti e sempre coinvolti nella manovra. Il vantaggio principale è stato un controllo quasi totale dell’asse centrale: più densità, più linee di passaggio, più soluzioni tra le linee. Di contro, la squadra è diventata più vulnerabile sulle fasce quando gli avversari riuscivano a cambiare gioco velocemente. Tuttavia, l’impatto positivo ha superato i rischi. Lo scenario richiama alla mente quanto accaduto alla Lokomotiv nel 2020, quando Nikolić tornò dal ritiro con il rombo e guidò la squadra a una striscia di 11 vittorie consecutive.
Effetti sui calciatori del CSKA
La trasformazione non ha riguardato solo l’assetto, ma anche i singoli interpreti. Moisés, inizialmente impiegato come braccetto sinistro nella difesa a tre, è stato adattato al ruolo di terzino sinistro nella linea a quattro, trovando nuova continuità e responsabilità. A centrocampo Nikolić ha puntato sul mix di qualità, promesse e leadership: Kislyak, classe 2005 e considerato uno dei giovani più interessanti d’Europa per la sua età, insieme a Pjanić e Oblyakov. Anche Fayzullaev ha dovuto evolversi, trasformandosi da esterno offensivo a mezzala, imparando a coniugare creatività e disciplina difensiva.
Il neoarrivato Villagra, invece, ha faticato a trovare spazio soprattutto per essere arrivato senza aver preso parte al ritiro invernale, un dettaglio spesso decisivo nei contesti guidati da Nikolić.
Il problema degli attaccanti
La nuova struttura offensiva, più verticale e diretta, ha giovato al reparto d’attacco nel complesso. Guarirapa ha cominciato a segnare con continuità, Koite ha trovato la via del gol sia in campionato che in Coppa e Glebov, pur essendo trequartista di ruolo, si è rivelato sorprendentemente efficace quando è stato schierato come seconda punta. Nonostante questi progressi, la squadra ha comunque trovato ancora alcune difficoltà. Tamerlan Musayev, che nel girone d’andata aveva segnato 7 gol, è incappato in un digiuno da sei partite: tira, arriva al tiro, crea occasioni, ma la palla non entra. Nikolić non è riuscito a stabilire una coppia d’attacco definitiva: Musayev, Guarirapa, Koite e Glebov hanno ruotato costantemente, mentre i rinforzi invernali Alerrandro e Shumansky non sono riusciti a guadagnare spazio.
Punto di forza: i calci piazzati
A compensare alcune incognite offensive è stata l’eccezionale resa sui calci piazzati. Il CSKA è infatti una delle migliori squadre in Russia nelle situazioni da fermo, con 11 gol all’attivo — seconda solo alla Dinamo Mosca. I risultati ottenuti a marzo, frutto anche della nuova identità tattica, hanno valso a Nikolić il premio di miglior allenatore della Premier League russa e la possibilità concreta di lottare per il titolo.
Il lavoro di Nikolić al CSKA è considerato complessivamente un successo. La squadra ha conquistato la Coppa di Russia e ha chiuso il campionato con un ottimo terzo posto, confermando competitività e continuità di rendimento. Anche i numeri raccontano l’impatto positivo dell’allenatore: nelle 43 partite sotto la sua guida ha ottenuto una media di 2,05 punti a incontro, con un bilancio offensivo e difensivo solido — 73 gol segnati e solo 34 subiti. Risultati che certificano una gestione efficace, capace di coniugare prestazioni, organizzazione e crescita collettiva.

L’analisi statistica fra Fiorentina e AEK Atene
Di seguito trovate un’analisi statistica fra Fiorentina e AEK, realizzata attraverso i dati forniti dal nostro partner Comparisonator.
Il peso del campionato: ranking AI dalla parte viola
Il valore del contesto competitivo rimane uno degli indicatori più significativi: la Fiorentina guida il ranking complessivo con 2.119 punti contro i 2.034 dell’AEK. Un vantaggio determinato in larga parte dalla qualità della Serie A rispetto alla Super League greca.
Fisicità: gap minimo
Nei parametri fisici, le due squadre quasi si equivalgono: 3.200 punti per la Fiorentina contro 3.236 dell’AEK. Leggero il divario in mobilità e resistenza, dove i greci mostrano un margine appena percettibile.
Realizzazione e xG: AEK più produttivo
Gol fatti
L’attacco viola continua a faticare: appena 0,83 gol a partita, contro l’1,09 dell’AEK. Anche gli expected goals fotografano un potenziale offensivo inferiore (1,27 contro 1,86).
Gol di testa
Il dato più allarmante: solo 0,08 reti di testa per la Fiorentina, meno di un quarto dello 0,36 dei greci. Un limite evidente nel gioco aereo.
Corner
Sulla conversione da calcio d’angolo la forbice si allarga: l’8% viola contro il 19% dell’AEK segnala una pericolosità nettamente superiore degli uomini di Nikolic sulle palle inattive.
Tiri, assist e qualità offensiva
La Fiorentina costruisce meno e con minore pericolosità: 10,17 conclusioni a partita, di cui appena 2,5 nello specchio. L’AEK viaggia su ben 16 tiri e 4,45 in porta.
Il dato assist è impietoso: 0,25 per i viola contro 0,73 della squadra ateniese. Manca, in casa Fiorentina, l’ultimo passaggio che fa la differenza.
Dribbling e penetrazione
Nel duello in uno contro uno, la Fiorentina arranca: 17,67 dribbling tentati con il 51% di successo, mentre l’AEK si attesta sui 20 tentativi e una riuscita del 61%. Nell’ultimo terzo di campo la forbice si amplia ulteriormente: 44% viola contro 52% dei greci.
Sprint, intensità e transizioni
Dal punto di vista atletico, nella squadra di Vanoli emergono alcune criticità legate a sprint, intensità e transizioni. La distanza percorsa ad alta intensità è stata inferiore rispetto all’AEK: 1.849 metri sopra i 25 km/h contro i 2.078 dei greci, un divario che indica una minore continuità negli strappi e nelle corse esplosive. Anche il numero degli sprint è stato leggermente più basso, 142 contro 150, sebbene quelli effettuati siano stati mediamente più lunghi (12,07 metri). Ciò suggerisce una squadra che scatta meno spesso, ma lo fa su distanze più estese. Le accelerazioni registrate sono 230, circa il 10% in meno rispetto alle 257 dell’AEK, mentre le decelerazioni ad alta intensità arrivano a 275 contro le 303 degli avversari. Si tratta di indicatori che, presi insieme, raccontano un ritmo complessivo più basso e una minore frequenza di transizioni rapide, sia offensive che difensive. In sintesi, sulla componente fisica e dinamica del gioco si notano margini di miglioramento significativi per adottare uno stile più intenso e orientato alla pressione continua.
Pressing e recuperi
Il pressing viola è numericamente superiore (101 azioni contro 92,73), e produce anche un tasso di turnover più alto (0,31% contro 0,25%). Le azioni difensive vedono un equilibrio totale: 58% di successo per la Fiorentina contro 57% dell’AEK.
Duelli:
•Aerei: 43% vinti dai viola, 44% dai greci.
In attacco Firenze sale al 53%, ma in difesa crolla al 29%, una delle fragilità più evidenti.
•A terra: meglio la Fiorentina in fase difensiva (61% contro 55%), parità in attacco (44%).
Passaggi e costruzione del gioco
Sul piano del possesso e della costruzione del gioco, l’AEK si è mostrata nettamente più efficace rispetto alla Fiorentina. La squadra greca ha completato 408 passaggi contro i 309 dei viola, con una precisione leggermente superiore (86% contro 83%), a conferma di un controllo più stabile del pallone e di una circolazione più fluida. Il divario si evidenzia ancora di più sui cross: l’AEK ne ha tentati in media 21,18 a partita contro i 13,83 della Fiorentina, riuscendo a centrarne 8,82 rispetto ai 4,5 dei viola. La Fiorentina, invece, si è dimostrata più precisa sui calci d’angolo (74% contro il 64% dell’AEK), ma produce meno occasioni concrete dai cross: solo il 14% dei corner viola ha generato una conclusione, contro il 29% dei greci. In sintesi, l’AEK ha saputo sfruttare meglio il possesso e le situazioni laterali per creare pericoli, mentre la Fiorentina, pur mostrando buona qualità sui piazzati, ha faticato a trasformare i cross in occasioni da gol.
Analisi Tattica dell’AEK
Modulo: 4-2-3-1

Fase di possesso
Costruzione dal basso 3+3

La costruzione dal basso prevede alcuni movimenti coordinati dei reparti difensivi e di centrocampo. Come mostrato in immagine, i due centrali si allargano lateralmente, mentre il portiere si posiziona al centro per partecipare attivamente alla fase di impostazione. I terzini si allineano con il centrocampista centrale, creando una linea più ampia e favorendo le opzioni di passaggio. L’altro centrocampista, invece, si dispone su una linea leggermente più avanzata o spostata lateralmente, garantendo un’alternativa per lo sviluppo del gioco e aumentando la densità nel mezzo campo.
Costruzione dal basso 2+3

Quando il centrocampista centrale riesce a liberarsi dalla pressione avversaria, i difensori centrali mostrano una notevole capacità di servire il compagno con un passaggio chiave. Questo permette di far girare il gioco rapidamente, superare la linea di pressione avversaria e creare immediatamente opportunità per lo sviluppo dell’azione offensiva.
Costruzione dal basso con uscita errata

Tuttavia, non sempre i passaggi chiave centrali risultano precisi. Quando il calciatore sbaglia la misura, si apre immediatamente lo spazio per una ripartenza avversaria dalla zona di rifinitura, un’occasione estremamente pericolosa che può mettere in seria difficoltà la squadra.
Passaggio chiave su costruzione

I passaggi chiave non si limitano alla prima linea di centrocampo: in alcune situazioni riescono a raggiungere direttamente la linea offensiva, superando due o addirittura tre linee di pressione avversaria. Questo tipo di verticalizzazione rapida permette di creare immediatamente pericoli e di avviare azioni offensive con grande efficacia.
Sviluppo a centrocampo


Nello sviluppo del gioco, oltre al centrocampista centrale, anche i due difensori centrali si allineano, sfruttando la loro buona capacità di impostazione. Questo crea maggiore ampiezza e offre più opzioni di passaggio, facilitando una costruzione del gioco ordinata e sicura fin dalle retrovie.
Ampiezza con sovrapposizione a destra

L’ampiezza sulla fascia sinistra viene garantita principalmente dalle sovrapposizioni dell’esterno basso, che si distingue per la qualità della corsa e la precisione dei cross. Questo movimento permette di allargare il gioco, creare superiorità numerica sulla fascia e offrire continui pericoli alle difese avversarie.
Ampiezza con 1vs1 a sinistra

Sulla fascia destra, il gioco si sviluppa in maniera diversa: è l’esterno d’attacco a trovarsi spesso in situazione di uno contro uno, con l’obiettivo di puntare il diretto avversario. Grazie al dribbling cerca di entrare in area o di creare situazioni pericolose con cross calibrati, diventando un punto di riferimento costante per l’attacco.
Rifinitura

Particolare attenzione va posta a Mantalos quando si trova in zona di rifinitura. Il giocatore si distingue per la sua abilità nel leggere gli inserimenti offensivi dei compagni, riuscendo spesso a servire palloni decisivi e a creare pericoli immediati per la difesa avversaria
Fase di non possesso
Modulo in FNP: 4-4-2

Al centro del campo la squadra mantiene due linee strette, con i due attaccanti — di solito Mario e Jovic — che si stringono verso il centro. Il loro compito principale non è tanto cercare la conclusione quanto chiudere le linee di passaggio agli avversari, ostacolando la costruzione e costringendo gli avversari a giocare sulle fasce.
Pressing su costruzione


Il momento chiave dell’azione si attiva con il passaggio laterale. L’attaccante corre verso il portiere per pressare o intercettare, e se la difesa avversaria accorcia solo parzialmente, diventa relativamente semplice superarla e creare pericoli immediati.
Pressing su blocco medio

Quando si trova in blocco medio, l’AEK preferisce non attuare una pressione aggressiva, ma piuttosto stabilizzarsi in un 4-4-2 di non possesso. La squadra concentra gli sforzi nel chiudere le linee centrali, riducendo gli spazi per il gioco tra le linee e costringendo l’avversario a sviluppare l’azione sulle fasce.
Blocco medio con spazio tra le linee


Uno dei limiti più evidenti dell’AEK quando si dispone in blocco medio è la scarsa compattezza verticale. Tra difesa, centrocampo e attacco si crea un ampio spazio libero, che può essere facilmente sfruttato dagli avversari per penetrare tra le linee e creare occasioni da gol.
Zona rifinitura non presidiata

Un effetto collaterale di questa scarsa compattezza verticale è che gli avversari godono di una certa libertà di manovra in zona di rifinitura. La distanza tra le linee lascia spazio per ricevere, girarsi e cercare soluzioni offensive, aumentando il pericolo per la squadra schierata in blocco medio.
Difesa fasce


Concentrando tutte le energie sulla difesa centrale, l’AEK tende a trascurare eventuali giocatori fissatori. Di conseguenza, le fasce restano spesso libere e a disposizione degli avversari, che possono sfruttarle per sviluppare azioni laterali pericolose e allargare la difesa avversaria.
Difesa bassa

La difesa sulle fasce lascia agli avversari numerose opportunità per calciare cross pericolosi in area. Inoltre, la disposizione posizionale dei difensori all’interno dell’area è spesso visibilmente errata, compromettendo ulteriormente la capacità della squadra di proteggere la propria porta in situazioni di gioco aereo.







