
Il day after dopo il ko contro il Milan: pranzo tutti insieme, con dirigenza, allenatore, staff tecnico e calciatori, poi l’allenamento nel pomeriggio, differenziato per chi ha giocato, defaticante, e normale per chi è entrato dalla panchina o non è stato impiegato. Dopo la quarta sconfitta in sette gare, e l’ultimo posto in classifica, la direzione sembra quella della continuità con le decisioni prese finora. Come riportato da La Repubblica, nonostante segnali preoccupanti ovunque, dal gioco ai punti, dall’atteggiamento ai risultati passando per sfortuna e decisioni arbitrali non proprio digerite, come quella di Marinelli, non è previsto alcun cambio all’orizzonte, né in panchina – con Pioli confermatissimo – né in società, con Pradè intenzionato ad andare avanti e a non fare nessun passo indietro.
SITUAZIONE PRADE’ – La contestazione da giugno della curva è diventata sempre più pesante e con toni a tratti minatori, ma il direttore sportivo Daniele Pradè sa benissimo di essere arrivato a un punto di non ritorno nella sua seconda avventura a Firenze. L’idea è quella di lasciare soltanto in situazioni più tranquille e non certo in un clima di crisi come adesso. Le dimissioni poi, per quanto rappresenterebbero un gesto atteso da buona parte della piazza avrebbero però il rovescio della medaglia di mandare un messaggio negativo, come un capitano che abbandona la nave in tempesta senza assumersi le proprie responsabilità fino in fondo. A maggior ragione con una squadra costruita in prima persona, cosa non accaduta in passato. Pradè all’interno della dirigenza viola, con Commisso in America, resta il dirigente con più anni di calcio alle spalle e con l’esperienza per poter supportare Pioli non solo umanamente ma anche tecnicamente. Ecco quindi che lo sfogo di domenica sera era teso da un lato a erigersi come colpevole principale, essere il parafulmine, dall’altro a proteggere Pioli, considerato l’uomo giusto per uscire dalla crisi.







