Sulle pagine odierne di Repubblica Firenze si torna a parlare di Vincenzo Italiano, atteso domani al Franchi per la prima volta da ex allenatore della Fiorentina. Un ritorno che non sarà certo accompagnato da applausi convinti o nostalgie condivise, perché il rapporto tra il tecnico e il club viola si è incrinato con il tempo, lasciando dietro di sé scorie ancora evidenti.
Il punto di rottura più emblematico risale alla gara d’andata contro il Bologna, quando l’esultanza di Italiano, nel giorno in cui Raffaele Palladino non era in panchina per la scomparsa della madre, fece infuriare Daniele Pradè. Un episodio che contribuì a gelare ulteriormente i rapporti. A confermare il clima teso, anche le parole di Luca Ranieri nel post-partita: “Non ci ha neanche salutati”, il riferimento chiaro al suo ex allenatore.
Retroscena e ricostruzioni si sprecano, ma forse sarebbe utile, per una volta, mettere da parte le polemiche e riconoscere, anche con freddezza, ciò che Italiano ha rappresentato per la Fiorentina: tre anni di crescita, due finali raggiunte e un’identità di gioco riconoscibile. Poi la scelta di voltare pagina, di accettare la chiamata di un club concorrente come il Bologna, distante oggi appena tre punti in classifica.
Una decisione che ha fatto rumore, tanto più perché i rossoblù, con un monte ingaggi inferiore, si sono presi la Champions League dopo 51 anni e hanno conquistato un trofeo che a Firenze continua a sfuggire.
Domenica, al Franchi, non sarà solo una sfida tra due squadre in corsa per l’Europa. Sarà anche, inevitabilmente, una resa dei conti silenziosa tra ciò che è stato, ciò che poteva essere, e ciò che Italiano è riuscito a costruire altrove.









