Frey si confessa alla GDS: “Fiorentina la mia consacrazione”

Sébastien Frey, un nome che evoca ricordi indelebili nei tifosi della Fiorentina, si è aperto in una lunga e sentita intervista a La Gazzetta dello Sport, ripercorrendo le tappe di una carriera che lo ha visto protagonista in Serie A, con un posto di rilievo nella storia come quinto straniero con più presenze nel nostro campionato. E naturalmente, il cuore del suo racconto non poteva che toccare la sua intensa parentesi fiorentina.

Sul periodo alla Fiorentina: “Firenze è stata la mia consacrazione, lì sono diventato uno dei portieri più forti al mondo. I tifosi capirono subito la mia leadership. Non eravamo la squadra migliore, ma avevamo un gruppo unito. Ricordo Toni, Mutu e tanti amici: più che una parata, ricordo il feeling speciale. Mi cercarono grandi club, ma non avrei mai tradito i tifosi andando alla Juve. Sarei rimasto a vita, ma un dirigente mi spinse via e andai a Genova. A Firenze mi sentivo un supereroe”.

Coppa Uefa mancata: “Sono convinto che avremmo vinto la Coppa Uefa nel 2008. Prandelli, dal punto di vista calcistico, è l’allenatore più preparato che io abbia avuto. Già a Parma ci faceva giocare con la costruzione dal basso, giocavamo in maniera splendida. Abbiamo avuto qualche divergenza, ma lo riabbraccio sempre con piacere. Mutu era uno dei giocatori più forti con cui abbia mai giocato. La mia più grande delusione? La semifinale di Uefa contro i Rangers nel 2008, la metto persino prima dell’errore di Ovrebo contro il Bayern nel 2010. Eravamo fortissimi, l’avremmo vinta sicuramente”.

La malattia: “Ho imparato con il tempo a gestire le mie emozioni, ma dopo il lungo stop per l’infortunio del 2011 ho capito di aver bisogno di un supporto psicologico. A trent’anni, con la separazione in corso, mi sentivo perso, ma sono contento di aver cercato aiuto, altrimenti non so come ne sarei uscito. Poi nel 2019 sono stato colpito da una seria malattia autoimmune che mi ha causato tosse, raffreddore e la paralisi delle gambe. In quel periodo ho persino redatto il mio testamento, perché non riuscivo a camminare ed è stato il momento più difficile della mia vita, trascorso in terapia intensiva in ospedale. La mia famiglia e la fede sono state un sostegno fondamentale, così come una sorta di miracolo: nel 2016, infatti, un ritardo del mio volo mi ha salvato dall’attentato di Nizza”.

Foto: Uefa.com

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