Vanoli: “Quella con la Juventus è la partita. Dovremo dare il massimo, il Franchi deve essere un fortino”

Paolo Vanoli, nella conferenza stampa della vigilia in vista del posticipo di domani sera al Franchi contro la Juventus, si è sottoposto alle domande dei giornalisti presenti al Wind3 Media Center del Viola Park.

Le prime parole non sono per la sfida che attende i viola: “Ritengo doveroso rivolgere un pensiero a Bernardo Rogora, che è stato un simbolo della Fiorentina. E voglio esprimere pure la mia vicinanza a Jesus de Miguel, che è stato vittima d’una tragedia”.

Sulla Juventus e sui novanta minuti che attendono i viola: “È la partita. Sto cercando di fare capire a tutti cosa è la Fiorentina e cosa rappresenta questa gara, per i nostri tifosi e per Firenze. Ho pure mostrato ai ragazzi alcune immagini per rendere al meglio l’idea. Lo sapete e l’ho sempre detto: non potrò promettere di proporre il bel gioco ma il lavoro, il dare tutto, quello sì. Quella di domani è la partita e, per la maglia che indossiamo, dobbiamo tutti dare il massimo”.

Sulla vittoria appena ritrovata e su un digiuno che, tra le mura amiche, dura dallo scorso aprile: “Vincere aiuta a vincere. I tre punti sono sempre la medicina migliore. Eppure, non potete negare che, anche prima del Sassuolo, la squadra era in crescita e le prestazioni sono sempre state positive. Vero, ci manca la vittoria in casa che, spesso, ci è sfuggita per il modo che abbiamo avuto nell’interpretare e gestire alcuni momenti topici. A volte la voglia di strafare ti fa commettere errori, specie in una squadra giovane. Però a me la voglia di strafare piace, anche a costo di sbagliare”.

Sulla necessità di trovare continuità: “Non fermatevi a guardare la classifica. Capisco che non basta giocare bene e che i punti contano tanto perché ti aiutano ad affrontare il futuro con leggerezza mentale. La bellezza di questa squadra è il modo con il quale si allena. Adesso, lungo il percorso che abbiamo intrapreso, dobbiamo trovare continuità e migliorare le relazioni tra i singoli. L’aspetto che più conta è la disponibilità di tutti. Qui non esistono panchinari. Abbiamo titolari che entrano a partita in corso. Si è visto a Reggio Emilia: chi è subentrato, è stato decisivo”.

Su Fagioli: “Nicolò deve soltanto stare sereno e continuare a fare quello che sta facendo, concentrandosi soltanto sul campo, senza pensare ad altro. Ha al suo fianco un allenatore che gli sta e starà sempre vicino. È un capitale della Fiorentina e della Nazionale. Tiene tanto a questa partita e gli auguro, da buon ex, di fare gol”.

Sul potenziale che deriva dal talento dei singoli e sulla sostenibilità dell’impiego di tanti giocatori offensivi: “Non è questione di sostenibilità ma di mentalità. Ti puoi permettere tanti giocatori offensivi se tutti sanno cosa devono fare. Gli attaccanti devono sapere cosa fare quando difendere così come i difensori devono sapere cosa fare quando si attacca. Occorre poi un tempo fisiologico per trovare l’amalgama. Poi è chiaro: dobbiamo migliorare nella valutazione e nella lettura dei singoli momenti della partita. Se, però, giochi con la voglia di determinare, diventa tutto più agevole”.

Sulla difesa e sulle ultime reti subite a seguito di errori in fase di costruzione: “Dobbiamo, sotto questo profilo, migliorare tanto perché a volte siamo lenti nella circolazione, sbagliamo appoggi semplici o eccediamo nei dribbling. Quando hai qualità, la fase difensiva è tenere palla. Pure Franco deve capire quando accelerare e quando, invece, serve fare respirare la squadra. Quando pressiamo alto e conquistiamo palla, siamo efficaci. Meno bravi, invece, a volte lo siamo nelle transizioni difensive perché, nel correre indietro, siamo in ritardo o non troviamo la posizione giusta. Si tratta di aspetti sui quali bisogna lavorare, com’è normale che sia. Altrimenti non servirebbe l’allenatore”.

Sugli infortunati: “Pongracic è quello più indietro ma sta migliorando. Atta non ci sarà domani ma abbiamo incrementato i carichi. Ranieri potrebbe essere convocato e andare in panchina”.

Su Oulai: “Deve continuare a fare quello che sta facendo”.

Su Brescianini: “È un grande uomo, un grandissimo professionista e un ottimo giocatore. Sta dando una grossa mano. Ha caratteristiche peculiari, da box to box, di grande sacrificio. Lo si elogia poco per quello che fa. Il suo lavoro magari sarà oscuro ma il gol di Njie è merito suo perché attacca lo spazio e libera Njie nell’uno contro uno, consentendogli di avere tempo e spazio per battere a rete”.

Sulla Juventus e sugli alti e bassi che ne stanno contrassegnando il cammino: “La Juve è sempre la Juve. È forte e resta tale nonostante le assenze. Ha battuto il Napoli e ha un allenatore bravo che conosce bene Firenze e cosa vuol dire questa partita. Dobbiamo essere preparati. Dovremo dare tutto per vincere”.

Su Joao Mario e Valdepenas: “Se ti alleni bene, hai l’opportunità. Joao Mario l’ha saputa sfruttare. Poi devi anche essere bravo a mantenerla. Valdepenas? Anche lui si sta allenando bene e a Reggio Emilia mi è piaciuto”.

Su Pedro Gonçalves: “Non fatene un caso. Le sue qualità e la sua professionalità le ha dimostrate. Lunedì ha fatto al differenza e dovrà farla anche quando partirà dal primo minuto. L’ho indicato come esempio. I nostri giovani hanno bisogno di esempi importanti e lui lo è”.

Sulla differenza dei numeri della Fiorentina tra i primi e nei secondi tempi: “L’anno scorso abbiamo buttato tanti punti nei finali di gara. Se, quest’anno, facciamo meglio nella ripresa, significa che stiamo bene fisicamente e che i cambi ci portano aiuto. Il Franchi deve diventare il nostro fortino dove gli avversari devono spaventarsi. Però dobbiamo capire perché andiamo sempre sotto. Ripeto: siamo giovani e la voglia di strafare, ogni tanto, ci porta a sbagliare. Ma io preferisco la voglia di strafare perché so che, grazie al lavoro, gli errori si possono correggere”.

Sugli obiettivi: “Se guardiamo le partite perse siamo sempre usciti con l’amarezza di potere ottenere di più. Non è questione di puntare al settimo o al decimo posto. Come ha detto il direttore, è meglio arrivare dodicesimi un anno per poi arrivare a qualcosa di importante l’anno dopo. Non ci dobbiamo creare né pressioni né porre limiti. Non dimenticate che, pure con Inter e Como, abbiamo dimostrato di non essere inferiori”.

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