Dal Paradiso all’Inferno: cambi fatali e finale da incubo. E adesso non si può più sbagliare

Sogna l’impresa, la fiuta, ad un certo punto persino l’accarezza. Sul serio. Ma poi è capace di lasciarsela scappare come solo, forse, la Fiorentina è capace di fare: prima ammutolendo San Siro con un eurogol di Alex Jimenez, poi sfiorando il clamoroso raddoppio e, non appena valicato il minuto novanta (quando, con le buone o con le cattive, qualunque altra squadra avrebbe venduto cara la pelle), riuscendo dapprima a consentire a Thuram di battere a rete con una facilità disarmante e poi regalando un rigore evitabile e ingenuo. Peccati di gioventù, si dirà, ma che si riflettono su una classifica che, pur non allineata alle prestazioni (e qui, almeno, corre una differenza abissale rispetto alla scorsa stagione), si fa sempre più preoccupante.

CONTRO I PRONOSTICI

L’undici di Vanoli, al testacoda dall’esito per molti scontato, non ha intenzione di fare da vittima sacrificale. E il tecnico schiera una squadra che, sin dalle prime battute, appare ben organizzata e, soprattutto, solida e concentrata in difesa come forse non lo era mai stata in questo terribile avvio di stagione. Non è un caso che proprio il reparto arretrato sia quello che, nel primo tempo, concede poco o nulla all’Inter: il blocco è basso, Dragusin e Pongracic alzano il muro e, a destra, l’esuberanza (a volte eccessiva) di Alex Jimenez non trova adeguata corrispondenza in Valdepenas. Nel mezzo, invece, si arranca con Fagioli che è impreciso e non trova tempi e ritmi giusti, non aiutato dal solito e lento Ndour e da Brescianini che fa quel che può. Ovvero non molto. In questo contesto diventa complicato innescare le folate di Mastantuono e Njie che assistono male Pellegrino, già impacciato di suo, epperò mai ricercato secondo le sue caratteristiche. Eppure, la ritrovata solidità difensiva consente ai viola di sterilizzare, per buona parte del primo tempo, gli attacchi nerazzurri. Ci pensa poi un prodigioso De Gea, prima dell’intervallo, a chiudere la porta sui tentativi di Thuram, Esposito e Barella e a salvare un pareggio per nulla da buttare. Anzi.

IL CIELO CON UN DITO

In avvio di ripresa, con l’Inter che aumenta i giri e alza la pressione, la Fiorentina inizia a sbandare, specie quando Pongracic, sino a quel momento impeccabile, si fa male e lascia spazio a un incertissimo Viery. Fortuna, allora, che De Gea sia in giornata di grazia (che parata, su Thuram) sino al punto da trasmettere un pizzico di sfiducia ai campioni d’Italia che iniziano a temere d’avere la luna storta. Tant’è vero che, sulle ripartenze, la Fiorentina potrebbe anche fare male se non fosse per l’eccessiva macchinosità di Pellegrino che, in area, non trova il guizzo. Ma il jolly lo pesca Alex Jimenez, a dispetto di un pubblico che lo detesta e di qualche malanno che sembrava obbligarlo al cambio: e invece, l’ex milanista trova l’incrocio e gela l’inviperito San Siro, mandando per un attimo la Fiorentina in Paradiso. Scherzi del destino.

DALLE STELLE ALLE STALLE

Destino che, però, non sembra strizzare l’occhio alla formazione viola. Che, comunque, ci mette del suo per non accattivarselo. E così, mentre Chivu stravolge la squadra con tre innesti dalla panchina rivelatisi decisivi (Sucic, in particolare), Vanoli non è altrettanto fortunato (e felice) coi cambi (di uomini e di modulo). Perchè se è vero che Gnonto può chiudere i conti (bravo Provedel), tanto Dodo a destra quanto Joao Mario a sinistra imbarcano acqua mentre Beto si rivela una autentica sciagura. Proprio da un erroraccio dell’attaccante scaturisce l’azione che permette a Thuram di riprendere la partita. E a quel punto, con quasi sei minuti di recupero e uno stadio divenuto una bolgia, intuisci che non è finita. E, purtroppo, hai ragione: Valdepenas (improvvisato braccetto nella scellerata scelta di passare al 5-3-2) stende il francese, a Mariani non par vero di indicare il dischetto e Zielinski fulmina De Gea. Roba da non crederci.

AMARO… IN FUNDO.

Se, alla vigilia, non ti aspettavi nulla dalla trasferta di Milano, alla fine, invece, torni a casa con l’amaro in bocca per quello che poteva essere e non è stato. Un vero peccato e, al tempo stesso, una dura lezione (ahimè, l’ennesima) per questa squadra che magari verrà punita oltre i propri demeriti ma che sconta, maledettamente, tanti errori di valutazione. Da parte di tutti. Perchè se la Fiorentina in attacco non punge, a centrocampo ha gli uomini contati e paga l’assenza di un leader esperto e carismatico, sulle corsie esterne è in sovrannumero a destra e in sofferenza a sinistra, qualcosa, forse, nella catena di comando non ha funzionato. E visto che per correre ai ripari ci vogliono ancora due mesi, non sarebbe male se, intanto, si provasse a fare di meglio (battendo l’Atalanta, anzitutto, giovedì al Franchi) con quello che passa il convento. Prima che sia troppo tardi.

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