Un passo avanti e due indietro. Come il gambero, anzi peggio, questa Fiorentina che ti auguri pronta a confermare il processo di crescita e ti ritrovi, invece, involuta e irriconoscibile rispetto a quella che, venti giorni fa, s’era affacciata alla doppia sosta sulla spinta dell’exploit di Venezia e della incoraggiante rimonta sul Napoli, quasi a spazzare via, in maniera definitiva, lo scioccante avvio di stagione. Troppo bello per essere vero.
BRUTTE SORPRESE
A Marassi, proprio laddove, lo scorso novembre, aveva ricevuto l’investitura di rianimare una squadra tramortita dalle scelte dissennate della direzione sportiva e dalla gestione sconcertante d’un allenatore sul viale del tramonto, Vanoli spiazza tutti. Se la difesa è quella pronosticata, è nel mezzo e in avanti che l’undici iniziale sorprende: fuori Atta (per forza maggiore), Njie e Pellegrino (per scelta), tocca a Gnonto presidiare la corsia sinistra con Ndour accanto all’inamovibile Fagioli e Oulai a ridosso di Beto che vince il ballottaggio con Pellegrino. Ma bastano poche battute per ricavare l’impressione d’una squadra disorientata, priva di equilibrio, senza capo né coda.
APPROCCIO SBAGLIATO MA NON SOLO
Tanto Genoa, sin dai primi minuti, che ha campo libero dinanzi a una Fiorentina spenta e svagata. E non è un caso che il Grifone, già agli albori della gara, si trovi financo in doppio vantaggio, pure grazie a due clamorose topiche dell’assopita retroguardia viola. Che resta a guardare, in versione belle statuine, sulla giocata Osmajc–El Shaarawy da cui scaturisce il gol del montenegrino. Il peggio deve ancora arrivare e ci pensa un inguardabile Ranieri a collezionare (in meno di sessanta secondi) tre incredibili svarioni: dapprima rischiando il rosso per un’entrata scomposta su Messias, poi spianando la strada alla fuga di Osmajc e, infine, bucando l’intervento così da consentire al solito Messias di infilare De Gea. Il modo peggiore per festeggiare il rinnovo del contratto.
LA GALLERIA DEGLI ORRORI
Se pensi che il doppio schiaffo svegli i viola dal torpore, ti sbagli di grosso. Perché, al di là del gol di Gnonto annullato per fuorigioco, il Genoa continua a fare il bello e il cattivo tempo, sfiorando il tris e imponendo i propri ritmi. La Fiorentina? Beto vaga come un’anima in pena, Mastantuono si intestardisce con le giocate personali, Ndour ha probabilmente ancora la testa alla prodezza con l’Under 21, Oulai è un pesce fuor d’acqua (inspiegabile davvero la scelta di Vanoli di impiegarlo in quel modo), Fagioli non è in giornata. Pochi, forse nessuno da salvare, anche se, prima dell’intervallo, si intravedono timidi segnali di risveglio (Oulai e Ranieri di poco fuori, Bijlow bravo su Mastantuono). Ad alimentare vane speranze.
TROPPO TARDI
Vanoli rimescola le carte: Ranieri e Oulai, già ammoniti, restano (prudentemente e meritatamente) negli spogliatoi, dentro Viery e Njie con Mastantuono dirottato al centro a ridosso dell’impalpabile e inconcludente Beto (poche palle giocabili, è vero, ma è un corpo estraneo). La musica però non cambia: il Genoa resta compatto, la Fiorentina fa fatica a trovare il varco giusto, pur arrivando con continuità al limite dell’area. Ci vuole l’episodio per riaprire i giochi. Lo trova Alex Jimenez che, come con il Napoli, sfrutta una deviazione fortunosa (di Vasquez). Due a uno, ci sarebbe tempo per la rimonta. La sfiora Ndour che spara alle stelle a due passi dalla porta e poi colpisce il palo con un missile dalla distanza. E a nulla vale l’assalto finale.
E ORA?
Non abbiamo esitato a riconoscere tanti meriti all’allenatore ma stavolta le sue scelte (da Beto a Oulai sotto punta per non dire di Njie e Gonçalves lasciati inizialmente in panchina) non ci hanno convinto. Per nulla. E ancora meno ci ha convinto quell’inspiegabile approccio alla gara. Quali prospettive, adesso? Como, Inter, Atalanta, Sassuolo e Juventus: se la Fiorentina fosse quella vista a Genova (specie nel primo tempo), ci sarebbe davvero da allarmarsi. Perché il rischio di ritrovarsi impantanati alla fine di un ciclo così complicato è serio e concreto. E, con esso, pure quello di rivedere le streghe. Che, evidentemente, da queste parti hanno l’intenzione di piantare le tende. Chissà perché…









