Fuori dalla selva oscura e con un futuro radioso davanti: Fiorentina, la strada è quella giusta

Il cammino è lungo ed è appena iniziato ma, passo dopo passo, si irrobustisce la sensazione che, superato l’iniziale smarrimento, si sia finalmente imboccato il sentiero giusto. E se è ancora difficile se non impossibile capire sino a dove potrà condurre, è sicuro quanto meno che la Fiorentina, affidata a mani ferme e capaci, s’è messa alle spalle la selva oscura in cui si era andata a cacciare. E che poco c’è mancato rischiasse di trasformarsi in un periglioso vicolo cieco.

QUESTIONE DI FIDUCIA

Ciò non esclude che non ci saranno sbandamenti o momenti di disorientamento, peraltro del tutto prevedibili, costituendo il fisiologico dazio da pagare a un rinnovamento tanto radicale e alla scelta di puntare su un gruppo così giovane. Che, però, esprime valori qualitativi importanti e che aveva, probabilmente, soltanto bisogno di sentirsi rassicurato. E protetto. E in questo Paolo Vanoli ha avuto la capacità di toccare le corde giuste proprio laddove il suo predecessore aveva miseramente fallito. Sfiduciando la squadra sino a essere sfiduciato proprio dalla squadra. E non capendo che, come scriveva Hemingway, il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è dargli fiducia.

LA MEGLIO GIOVENTU’

La conferma che si sia al cospetto di un’altra Fiorentina, dopo la bella prova di Venezia, arriva puntuale nei novanta minuti di Coppa Italia con il Pisa. Certo, direte, un antagonista tutt’altro che irresistibile e trascendentale. Uno sparring partner, insomma. Vero, verissimo. Ma soltanto in parte. Perché dinanzi al ricordo vivido d’una Fiorentina capace di andare in bambola pure con avversari ai limiti dell’inconsistenza, il timore di una serata di sofferenza, peraltro in un derby, era legittimo. Del tutto comprensibile. A maggior ragione con un undici rivoluzionato rispetto a venerdì e con tanti elementi tra i diciannove e i ventiquattro anni. Che non hanno deluso.

CHE BRAVO OULAI

Vanoli rimescola le carte: si rivedono Valdepenas e Joao Mario sulle corsie esterne mentre, al centro della difesa, Dragusin resta l’unico intoccabile con Pongracic a dargli supporto. Incuriosisce il centrocampo, non tanto per la presenza di Ndour e Brescianini quanto per la scelta di lanciare Oulai, dal primo minuto, in cabina di regia (concedendo un turno di riposo a Fagioli). E proprio l’ivoriano costituisce la nota più lieta della serata tanto da meritarsi l’etichetta di piccolo Kante: tanta corsa, una miriade di recuperi e, al di là di qualche sbavatura, pure una buona qualità. E, dato non trascurabile, l’impressione che abbia incredibili margini di miglioramento. Non un’alternativa ma l’ideale completamento di Fagioli nella prospettiva di un 4-2-3-1 sul quale il tecnico pare propenso a ragionare. E che potrebbe essere una chiave di volta.

ANCORA PELLEGRINO

Si parte, comunque, con il 4-3-3: nessun turno di riposo per Mastantuono, prima da titolare per Gnonto (schierato a sinistra), Pellegrino al centro dell’attacco. Proprio l’ex centravanti del Parma rompe il ghiaccio con un gol da opportunista (bravo a farsi trovare pronto sulla disaccorta respinta di Scuffet: è il terzo sigillo consecutivo) che buca il fortino nerazzurro. E la Fiorentina, che sino a quel momento non aveva brillato (anche per i modesti contributi di Ndour e Brescianini), rischiando pure qualcosina sulle sortite del promettente Rao, si scioglie e inizia a giocare con disinvoltura: il solito Pellegrino viene trattenuto in area (rigore macroscopico incredibilmente negato da Marinelli prima e dal Var Santoro poi) e sfiora il raddoppio (bravo stavolta Scuffet). L’argentino sta bene e si vede.

CAMBIO IN CORSA

Per il due a zero è solo questione di tempo. Vanoli passa al 4-2-3-1 inserendo Pedro Gonçalves e un indiavolato Njie che mette sui piedi di Gnonto il pallone che chiude la pratica qualificazione. C’è però tempo per la perla del portoghese che firma il tris e che, una volta entrato in condizione (benedetta la doppia sosta che sta per arrivare), si candida ad essere il valore aggiunto di quest’organico. A conferma che c’è davvero tanto talento tra i viola.

SOTTO CON IL NAPOLI

Il percorso di crescita trova, prima della pausa, un ostacolo importante: il Napoli di Allegri, tutt’altro che brillante in quest’avvio di stagione ma, comunque, in grado di sfiorare il colpaccio a San Siro contro l’Inter e rinvigorito dalla vittoria con il Bologna. Il peggiore avversario, forse, che si potesse incontrare ma, allo stesso tempo, il migliore banco di prova per capire, al di là di quello che sarà il risultato finale, di che pasta è fatta questa Fiorentina. E chissà che non ci riservi qualche sorpresa…

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