Cinquantadue giorni dopo. Senza strafare. E senza brillare. Eppure con merito indiscusso. Ritorna il sorriso sul volto della Fiorentina e ritorna, soprattutto, la vittoria. Proprio nel momento più delicato d’un campionato che può, adesso, assumere prospettive diverse rispetto ai patimenti già vissuti la passata stagione. Sarà così?
SNODO CRUCIALE
A Reggio Emilia, proprio dove lo scorso dicembre ha toccato il fondo d’una annata incredibile, la Fiorentina prova a rilanciarsi. E a rilanciare. Ma deve fare i conti con un Sassuolo in crisi e a digiuno di vittorie da metà settembre ovvero da quel rocambolesco 3-2 sulla Juventus ottenuto nella stessa giornata in cui la squadra di Vanoli trovava il suo primo successo, passando con autorevolezza a Venezia. Da quel momento, una crisi quasi inarrestabile: appena un punto in cinque partite per i neroverdi, due per i viola, quanto basta per accendere, da una parte e dall’altra, più d’un campanello d’allarme. E per caricare d’importanza il faccia a faccia del Mapei.
SQUADRA CHE NON VINCE NON SI CAMBIA
Vanoli conferma la stessa formazione di giovedì, rispedendo in panchina Oulai nonostante l’impatto positivo nel secondo tempo con l’Atalanta, relegando ancora una volta ai margini Pedro Gonçalves e riproponendo, nel mezzo, l’intoccabile (chissà perché) Ndour e l’anonimo Brescianini ai fianchi di Fagioli, forte dell’incondizionata fiducia manifestata dal tecnico nella conferenza della vigilia. Negli altri reparti, le possibilità di scelta sono pressoché nulle: vuoi per causa di forza maggiore (Atta, Pongracic e Ranieri ancora infortunati), vuoi per l’incapacità di alcuni (Beto, Dodo) di dare, allo stato, adeguate garanzie. Non certo le migliori premesse.
TROPPO BRUTTA PER ESSERE VERA
Al di là d’una fiammata iniziale (sul solito asse Alex Jimenez–Mastantuono), la Fiorentina dà l’impressione d’essere spenta e molle: atteggiamento passivo, ritmi bassi, movimenti lenti (con e senza palla), idee confuse, poca, pochissima, qualità. Di occasioni da rete manco a parlarne. Capita, così, che il Sassuolo, senza fare mirabilie e limitandosi al compitino (i viola non fanno nemmeno quello), riesca persino a passare in vantaggio, grazie all’immancabile topica: Fagioli perde il solito pallone, Dragusin e Viery s’inceppano sul lancio di Esposito, De Gea è incerto nell’uscita e Lauriente non può sprecare tanta grazia. Se non è una scena horror, poco ci manca.
UN FILM GIÀ VISTO
Fortuna che, prima dell’intervallo, Pellegrino capitalizzi l’unica palla decente recapitatagli (bravo Njie) e ristabilisca l’equilibrio. Speri, allora, che Vanoli approfitti della pausa per dare la scossa e, magari, per osare, puntando sul talento di Oulai e Gonçalves piuttosto che sulla mediocrità di Ndour e Brescianini. Macché. La strategia, insomma, è conservativa piuttosto che propositiva. Fortuna che, nel grigiore d’un centrocampo privo di iniziativa, tocchi a Njie pescare il jolly, fulminando Turati con una magia. Guai però a pensare che il vantaggio episodico svegli la Fiorentina dal torpore. Anzi. Tanti, troppi, gli errori che consentono al Sassuolo di guadagnare metri e aumentare la pressione. E, come inevitabile, di trovare il pareggio, pochi minuti dopo il tris sfiorato da Mastantuono. Punto e a capo. Ancora una volta.
IL CORAGGIO PREMIA IL TALENTO
E qui Vanoli capisce che, quando hai qualità, non puoi permetterti il lusso di metterla da parte. Meglio tardi che mai. E ci pensa Oulai, il cui dinamismo è travolgente rispetto all’immobilismo di Ndour, ad accendere la lampadina: percussione bruciante che innesca Joao Mario, Pedro Gonçalves rifinisce a modo suo e Mastantuono mette la ciliegina sulla più bella azione (la prima autentica) della gara. Ed è proprio il Pote a illuminare la serata: dapprima consegnando al solito e impacciato Beto un delizioso assist e poi avviando il contropiede che consente persino a Ndour di fare qualcosa di buono e di mettere Valdepenas nelle condizioni di chiudere i conti. Quattro a due. Proprio come a Venezia.
CHE SERVA DA LEZIONE
Oltre ai tre punti, sono importanti i segnali che giungono soprattutto dall’ultimo segmento di gara. E che devono essere colti e valorizzati da Vanoli. Perché questa Fiorentina, oggi, non può fare a meno della qualità e dei piedi buoni. E non può fare a meno, in attesa del rientro di Atta, di gente come Oulai e Pedro Gonçalves. Non è un caso che l’ingresso dell’ivoriano e del portoghese abbiano segnato la svolta della gara. Così come non è un caso che, su questi giocatori, la società abbia deciso di investire. E, sebbene non siano mancati errori macroscopici (la decisione di puntare su Grosso e la sostituzione di Kean), siamo ancora convinti che il lavoro fatto in estate non sia proprio tutto da buttare, a dispetto di giudizi frettolosi, a volte strumentali, spesso dettati dalle contingenze piuttosto che da riflessioni ponderate. E, senza farci troppe illusioni, vogliamo immaginare un futuro a tinte meno fosche. C’è la Juventus in arrivo, vuoi vedere che…









