Dall’azzardo all’usato sicuro: Vanoli è la scelta giusta?

Non sappiamo se sia la più logica o la meno rischiosa ma, di sicuro, la scelta di richiamare Paolo Vanoli, al di là degli indubitabili meriti d’avere salvato una squadra destinata al baratro, ha del clamoroso. Clamorosa è la tempistica, clamorosa è l’inversione di marcia, clamorosa è l’ammissione (implicita) di responsabilità. Da parte di chi non aveva esitato a dargli il benservito, preferendogli Fabio Grosso, presentato come prima e unica opzione. Pur non essendo tale. Tanto da rivelarsi, ben presto, avventata e fallimentare.

MEA CULPA

Qualcuno, istericamente, ne ha addirittura invocato il licenziamento o le dimissioni ma a Fabio Paratici, che non è il Messia né ha il dono dell’infallibilità, vanno almeno riconosciuti coraggio e umiltà. Il coraggio di rinnegare se stesso e l’umiltà di riconoscere di avere sbagliato, anche ritornando sui propri passi. Merce rara, quest’ultima, in un mondo di soloni e geni improvvisati. Se ci fosse stata in passato, da parte di chi lo ha preceduto (e che, per anni, è stato trattato con benevolenza da quanti oggi, invece, puntano l’indice contro il ds), magari la Fiorentina non avrebbe brancolato a lungo nell’anonimato. O no?

GROSSO ABBAGLIO

Semmai (ed è questo il punto) ha sorpreso la risolutezza di puntare, a maggio, su Grosso. Soluzione che non convinse sin da subito e apparse, a dispetto delle dichiarazioni ufficiali, come un ripiego. Obbligato dall’impossibilità di arrivare a profili di ben altra caratura. Dettato, forse, pure dal desiderio di chiudere definitivamente i conti con il passato. Eppure, a Paratici non potevano essere sconosciuti i fallimenti dell’ex campione del Mondo nelle sue esperienze più importanti (Cellino, a Brescia, attese appena tre partite prima di cacciarlo mentre a Lione fu silurato dopo sette gare), pur a fronte di una stagione al Sassuolo conclusa con una salvezza tranquilla ma con ben diciassette sconfitte e un gioco tutt’altro che spettacolare. Non certo il migliore biglietto da visita. Che avrebbe suggerito, in assenza di alternative, di confermare Vanoli.

FALSA PARTENZA

Perplessità acuite dalle prime amichevoli e, poi, confermate dal disastroso inizio di campionato nel quale, a prescindere dalle sconfitte, si è avuta la netta sensazione di rivedere la versione peggiore della Fiorentina di Pioli: una squadra priva di identità, di carattere, di amor proprio, senza una definita impostazione di gioco (inutili e fuorvianti, dunque, i parallelismi con Gasperini e con il tempo che l’Atalanta gli concesse) e senza alcuna anima. Senza futuro, insomma. E in questo guazzabuglio il tecnico ha perso la bussola (o non l’ha mai trovata): incapace di individuare rimedi e contromisure (se non rivoluzionando formazione, partita dopo partita: chiaro segno di assenza di idee) ma anche non proprio allineato con chi gli aveva dato fiducia. Del tutto immeritata, alla resa dei conti.

PAOLO, PENSACI TU

Col capo cosparso di cenere, Paratici si è ripresentato da Vanoli. Saremmo curiosi di conoscere il contenuto della conversazione. Di certo, il buon Paolo (che, qualche giorno fa, aveva affermato di meritare la conferma sulla panchina viola e di ritenere il mercato estivo da sogno) non ci ha dovuto pensare due volte prima di dire, daccapo, sì. Giusto puntare su di lui? Soltanto il tempo darà una risposta ma è certo che, a differenza della passata stagione, non s’è tergiversato e s’è capito che perseverare con Grosso avrebbe rischiato di condurre la Fiorentina (proprio come avvenuto con Pioli) a un punto di non ritorno. E quello sarebbe stato un errore imperdonabile.

DA ZERO

Rispetto a un anno fa Vanoli ha il vantaggio di conoscere l’ambiente e d’essere arrivato con due mesi d’anticipo e con una situazione di classifica che non è (ancora) compromessa. Insomma, potrà partire (quasi) da zero, senza lo spettro incombente della retrocessione che lo ha condizionato, tanto e soprattutto, nella proposta di gioco. Ci attendiamo, dunque, una Fiorentina diversa da quella che doveva badare al sodo pur di raggiungere la salvezza. Una Fiorentina convincente prima ancora che vincente. Perché Firenze ha voglia di tornare a divertirsi. E ne ha tutto il diritto.

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