“Ancora tu, ma non dovevamo vederci più?”Cantava Lucio Battisti, per descrivere la sorpresa nell’incontrare di nuovo una persona con cui si aveva chiuso male in passato. Nella canzone emerge come, nonostante le promesse di allontanarsi e dirsi addio, capiti di ritrovarsi all’improvviso, e che questo susciti un misto di emozioni difficili da decifrare. E il ritorno di Paolo Vanoli sulla panchina della Fiorentina è esattamente quell’incontro che capita di nuovo, per caso, nonostante sulla sua avventura a Firenze fosse stata messa la parola fine da appena tre mesi.
Il ricordo, vivissimo nella mente dei tifosi viola, è legato principalmente alla sofferenza e ai patemi della scorsa stagione, piena di difficoltà, partite orrende e tanta disperazione. Se si va a guardare il lavoro dell’allenatore ex Torino nel suo complesso però, troviamo una squadra che nel girone di ritorno sarebbe arrivata sesta a 29 punti, al pari della Lazio, e che è riuscita a salvarsi a due giornate dalla fine. Un vero e proprio miracolo, dato che nessuna squadra era riuscita a salvarsi senza aver mai vinto nelle prime quattordici gare di campionato. E anche per questo, al termine dell’ultima giornata in casa con l’Atalanta, Vanoli aveva salutato il Franchi tra gli applausi. A fine stagione poi, una separazione abbastanza pronosticabile, in nome di un progetto nuovo e di più ampio respiro.
È bastato molto poco, o meglio, il nulla proposto da Fabio Grosso nelle prime tre partite di campionato per far cambiare idea a Paratici. Dentro di nuovo Vanoli, che finalmente avrà più tempo e serenità, anche se nella gara col Venezia sarà vietato sbagliare, per lavorare con un organico completo e di livello superiore rispetto a quello dello scorso anno. Mettendo da parte il romanticismo e le speranze per il cambio allenatore, mi rimangono due dubbi. Era così necessario cambiare Vanoli per prendere Grosso? Ma soprattutto, siamo sicuri che con il mercato fatto e il progetto paventato da Goretti nel pre di Fiorentina-Torino, allenatori del calibro di Grosso e Vanoli, con le dovute differenze, c’entrino qualcosa? Se vogliamo chiudere con un’altra citazione, la più azzeccata al momento sembra essere quella del Gattopardo: “se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.









