Opponent Analysis, Il Sassuolo di Fabio Grosso

L'analisi del Sassuolo di Fabio Grosso, avversario della Fiorentina quest'oggi

Il Sassuolo di Fabio Grosso che affronterà la Fiorentina si presenta come una squadra dall’identità tattica estremamente definita, che all’interno del campionato di Serie A occupa una collocazione statistica precisa: si tratta di una formazione attendista, da 45% medio di possesso palla, penultima per intensità di pressing con un PPDA di 15.3, ma allo stesso tempo seconda in per directness, cioè per distanza media delle sequenze che portano al tiro, e quarta per pace to goal, indice che misura la rapidità con cui trasforma il possesso in un’azione offensiva verso la porta;

Quello che viene evidenziato attraverso i dati è un rendimento che, nei dati blend xPts vs punti reali, mostra una classifica più favorevole rispetto alla qualità media delle prestazioni, con una differenza xG di -0.23 a partita che suggerisce una squadra sopravvalutata in fase realizzativa grazie all’overperformance offensiva di interpreti chiave, mentre il blend xG e il confronto xG adjusted contro xGA adjusted raccontano di una squadra che crea meno di quanto la percezione possa suggerire ma che compensa con un’elevata efficacia sotto porta, confermata dai dati xGOT, cioè dalla qualità delle conclusioni effettivamente indirizzate nello specchio, oltre alla straordinaria resa del portiere Muric, autore di 6.27 gol evitati su PSxG e fattore decisivo sia sui tiri sia nelle palle alte, pur mostrando limiti evidenti nel gioco coi piedi;

Dal punto di vista tattico, il modulo base dei neroverdi è un 4-3-3 che in caso di svantaggio diventa 4-2-3-1 con Volpato trequartista, mentre in possesso si trasforma in un 3-3-4 asimmetrico, struttura che rappresenta la vera forza offensiva della squadra di Grosso: la costruzione parte da una linea a quattro con il portiere, Muric o Turati, coinvolto come vertice basso di un rombo di impostazione, talvolta con il primo pallone su rinvio dal fondo toccato da un centrale per attrarre il pressing avversario, con rombi dinamici costruiti intorno al regista, Matic o Lipani, e alla mezzala lato palla, con l’obiettivo di trovare il passaggio che salta la prima linea di pressione; i terzini si alzano quasi all’altezza degli attaccanti fungendo da scarico o da soluzione per superare la pressione tramite controllo orientato in avanti, ma il vero squilibrio strutturale è sulla corsia sinistra, dove Doig o Candé si allargano in ampiezza e Laurienté scivola internamente nell’half-space, trasformando l’assetto in un 3-3-4 in cui la costruzione viene spesso orientata da destra verso sinistra proprio per sfruttare questo meccanismo; sotto pressione intensa il Sassuolo sceglie invece il lancio diretto sui tre attaccanti che fissano i difensori, creando densità sulla seconda palla, con diagonali tipiche verso l’esterno che converge dentro al campo, mentre in superiorità numerica mantiene audacia nel palleggio ma in parità tende a verticalizzare immediatamente, sfruttando la protezione spalle alla porta di Pinamonti o la velocità di Berardi (oggi assente per squalifica) e Laurienté.

Nello sviluppo post-costruzione il centrocampo a tre rappresenta il cuore del sistema, con tutti i centrocampisti in postura aperta, orientati alla verticalizzazione, inseriti in triangoli e rombi che garantiscono sempre almeno due appoggi e un vertice di uscita, con terzini che offrono ampiezza mentre il centro attira densità, e catene laterali codificate nel meccanismo terzino-mezzala-esterno alto, tra palla avanti, palla dietro e passaggio chiave verticale, mentre i centrali difensivi non conducono mai palla ma filtrano sul play, che spesso continua la corsa in avanti per ricevere libero dopo essersi smarcato dalla prima linea di pressione; la squadra non ricerca sistematicamente il cambio gioco, preferendo spesso aprire e chiudere l’azione sullo stesso lato se la combinazione è pulita; il regista, Matic titolare o Lipani alternativa, è lo schermo davanti alla difesa e il vertice basso del rombo di costruzione, gioca sempre con postura aperta, orientato verticalmente, riceve supporto da Koné quando schermato e ha il movimento tipico di scaricare e poi proseguire la corsa in avanti per ricevere senza marcatura, mentre in fase di non possesso non esce mai a uomo ma mantiene posizione, copre spazio e scala in zona palla; le mezzali, soprattutto Koné ma anche Boloca e Vranckx, si abbassano in costruzione per completare il rombo, ricevono dietro la prima linea, sono le uniche autorizzate a uscire in pressione sul play avversario quando il pallone è centrale per evitare un +1 difficile da contenere, collaborano sulle catene laterali con terzino ed esterno, si muovono prevalentemente nei mezzi spazi per creare linee diagonali di passaggio e migliori condizioni di riaggressione individuale, oltre a inserirsi in zona rifinitura per ricevere cut-back al limite dell’area; sugli esterni si concentra il massimo talento offensivo, con Berardi a destra e Laurienté a sinistra, supportati da Fadera e Volpato unici a cui è concesso il duello individuale puro 1 contro 1, mentre il resto della squadra lavora in appoggi diagonali e smarcamenti in zona luce: Berardi gestisce in autonomia l’ampiezza di destra, col terzino destro più bloccato, attacca in duello dorsale, converge sul sinistro e conclude, avendo già prodotto 7 gol stagionali; Laurienté sfrutta invece l’half-space sinistro liberato dalla salita di Doig o Candé, creando spesso un 2 contro 1 o partendo frontalmente in conduzione, e i due esterni dialogano direttamente tra loro, creando densità di riferimenti vicini all’area che manda in crisi le uscite difensive avversarie, rendendo il Sassuolo la squadra con il maggior numero di dribblatori d’élite in Serie A; in fase di possesso la struttura è ordinata, coerente, asimmetrica, con Doig alto, Laurienté dentro al campo, tre attaccanti più il terzino sinistro spesso dentro o a ridosso dell’area, Pinamonti usato come pivot per il gioco spalle alla porta, triangolazioni con Laurienté o smistamento verso Berardi, finalizzazione ricercata tramite imbucate centrali, cross sul secondo palo e cut-back per gli inserimenti, con almeno quattro uomini in area sui cross, diventando molto pericolosa sulle respinte.

In fase di non possesso la squadra si dispone in 4-3-3 o 4-5-1 d’attesa, blocco medio o basso, reparti stretti e distanze corte, crea densità centrale per chiudere le linee di passaggio chiave e indirizza il gioco in ampiezza, trasformando la linea laterale in alleata per la riconquista, con i tre attaccanti che chiudono il centro e forzano l’uscita laterale, dove scatta il meccanismo difensivo: esterno alto in accoppiamento col terzino avversario, terzino del Sassuolo in aggressione sull’esterno rivale, mezzala lato palla che scala per aumentare la densità; sulle catene laterali il terzino marca l’esterno, la mezzala segue se l’avversario si apre, l’esterno alto ripiega per aggredire alle spalle il portatore; la pressione post-perdita non è sistematica ma dipende dalla zona: se la palla viene persa in ampiezza parte una riaggressione collettiva, se viene persa centralmente aggredisce solo chi ha perso il possesso per cinque secondi, mentre gli altri si riposizionano, con i due centrali sempre in copertura preventiva per evitare corse profonde indisturbate e un dato di riaggressioni nella metà campo offensiva del 61%, penultimo in campionato, ulteriore conferma dell’indole attendista; difensivamente il sistema è misto ma a prevalenza zonale, un “marco-copro” in cui la linea copre lo spazio, esce in rottura solo il difensore di competenza zonale sul ricevente davanti alla linea mentre gli altri proteggono la profondità, la linea sale con palla coperta e arretra con palla libera, concedendo spesso campo, il centrocampo replica questi principi con la mezzala lato palla in uscita e gli altri due in copertura, ma con un’eccezione uomo contro uomo sugli inserimenti dei centrocampisti avversari, che vengono seguiti individualmente anche fino alla linea difensiva; i punti deboli sono una certa prevedibilità offensiva, pochi interscambi di posizione, zone che restano scoperte, marcatura zonale che concede ricezioni in corsa soprattutto alle seconde linee, difficoltà ad attaccare la profondità con Pinamonti, usato più come perno che come attaccante dello spazio, una sovraperformance realizzativa che potrebbe non essere sostenibile e un portiere eccellente tra i pali ma vulnerabile nella costruzione bassa; i giocatori chiave da limitare sono Matic, schermo e verticalizzatore, Koné, motore di verticalità e dribbling, Berardi, dominante nell’1 contro 1 e nel rientro sul sinistro, Laurienté, devastante nell’half-space con 5 gol e 7 assist, Doig, fondamentale per ampiezza e metri guadagnati, Pinamonti come riferimento per il gioco lungo e Murić come fattore decisivo tra i pali; per colpire il Sassuolo bisogna sfruttare l’asimmetria sinistra attaccando lo spazio alle spalle di Doig quando sale, inserire centrocampisti da seconda linea contro la loro struttura zonale, attaccare Muric con palloni bassi rasoterra in area, pressarlo alto in costruzione per forzarne l’errore tecnico e soprattutto negare le transizioni, perché se privata della possibilità di correre negli spazi aperti con Berardi e Laurienté, la squadra di Grosso perde la sua arma più tagliente e rischia di diventare molto più leggibile e controllabile.

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