In vista dell’imminente quarto di finale della Conference League 2025/26, in programma questa sera alle ore 21, possiamo analizzare dal punto di vista tattico il Crystal Palace, squadra estremamente complessa e ricca di sfumature.
Il sistema di gioco degli inglesi, un fluido 3-4-2-1 che può mutare in 3-4-3, si fonda su un’identità verticale e transizionale dove il possesso palla non è l’obiettivo finale, ma una vera e propria trappola tesa agli avversari per invitare alla pressione e colpire immediatamente in verticale. La squadra di Glasner si presenta con una catena difensiva a cinque (5-x-x) in fase di non possesso, dove i quinti di centrocampo agiscono come extra-attaccanti in fase offensiva e ripiegano sulla linea dei tre centrali per coprire l’ampiezza in fase difensiva.


Nonostante un volume offensivo notevole di 1,74 xG a partita, il Palace sta attraversando una crisi di finalizzazione evidente, oltre che un 2026 altalenante e con risultati non sempre favorevoli (specialmente in casa, dove ha raccolto una vittoria in sei gare), avendo segnato 8,91 gol in meno rispetto a quanto creato, con una conversione tiri-gol ferma all’8,8%. Tanto possesso palla (circa il 70%), ma anche fatica nel finalizzare, appunto: copione che si è potuto vedere anche nel doppio confronto contro l’Aek Larnaca, dove gli inglesi l’hanno spuntata con 2-1 totale. In generale , nelle quattro precedenti gare europee (playoff e ottavi di finale) il Crystal Palace ha totalizzato 71 tiri, segnando solo 4 gol. Il paradosso del possesso rivela inoltre che, pur essendo una squadra “transizionale”, i risultati migliori arrivano paradossalmente quando superano il 55% di possesso (1,60 punti a partita), mentre faticano enormemente quando scendono sotto il 45% (0,71 punti a partita). Il punto di forza principale resta la riconquista alta, con 4,1 recuperi palla a partita che attivano immediatamente i trequartisti e la punta, quest’ultima fondamentale per sponde e seconde palle. Tuttavia, la Fiorentina può sfruttare una vulnerabilità strutturale a centrocampo, dove il Palace schiera solo due mediani, trovandosi così in inferiorità numerica (3 vs 2) rispetto al 4-3-3 viola.

Il sistema offensivo del Crystal Palace è un meccanismo sincronizzato che utilizza l’ampiezza, la rifinitura e la profondità non come fasi isolate, ma come un unico flusso volto a scardinare l’equilibrio avversario. Tutto parte dalla gestione dell’ampiezza, che è quasi interamente delegata ai quinti di centrocampo. Questi giocatori sono i veri “motori” del sistema: in fase difensiva si abbassano sulla linea dei centrali, ma appena la squadra entra in possesso si trasformano in veri e propri attaccanti aggiunti. Posizionandosi larghissimi, costringono la difesa avversaria ad allargarsi, creando quei varchi centrali necessari per le altre fasi della manovra.Quando l’azione arriva nella zona di rifinitura, il Palace non cerca il possesso fine a se stesso, ma soluzioni rapide ed efficaci. I quinti, una volta guadagnato il fondo, utilizzano principalmente due strumenti: il cross teso verso l’area o il “cut–back“, vale a dire il passaggio arretrato per premiare l’inserimento dei compagni a rimorchio. In questa zona del campo diventano fondamentali i due trequartisti, definiti “connettori offensivi”, che galleggiano tra le linee per ricevere palla e smistarla o per avventarsi sulle seconde palle generate dai contrasti in area. Infine, la ricerca della profondità rappresenta il fattore che chiude l’azione. Il Palace attira la pressione avversaria, come detto in precedenza con una costruzione corta per poi verticalizzare improvvisamente. La palla può essere indirizzata direttamente sulla punta centrale, che agisce da riferimento per le sponde, oppure può premiare gli scatti in avanti dei trequartisti e dei quinti stessi. È un attacco allo spazio continuo che mira a cogliere la difesa scoperta, specialmente dopo una riconquista palla rapida in zona centrale.


La fase difensiva degli inglesi presenta vulnerabilità specifiche, in particolare durante la transizione negativa. Quando i quinti di centrocampo avanzano per supportare l’azione, lasciano le fasce scoperte; se la palla viene persa in questa fase, si crea una finestra critica che la Fiorentina deve sfruttare. Un altro punto debole è l’uscita dei difensori (braccetto e centrale) che spesso avviene senza la necessaria copertura da parte dei centrocampisti, creando spazi centrali pericolosi. In generale, il Palace adotta un pressing selettivo e non sistematico, con un PPDA di 13,9, cercando di convogliare il gioco avversario verso le fasce tramite un “pressing a imbuto”.


Un altro fattore critico è rappresentato dalle palle inattive: il Palace è letale in fase offensiva, con Wharton come battitore e Lacroix come terminale aereo, generando il 26,8% del proprio xG totale da piazzati (0,47 xG a partita), una cifra tripla rispetto a quella della Fiorentina. Di contro, la difesa inglese è esposta nelle transizioni difensive, specialmente quando i quinti sono alti e lasciano le fasce scoperte. Confrontando i dati stagionali, la Fiorentina vanta una produzione offensiva superiore (1,4 gol contro 1,0 a partita) e una solidità difensiva maggiore (1,45 xGA contro 1,72 degli inglesi), in un contesto dove il coefficiente UEFA inglese rimane superiore a quello italiano di un fattore 1,32. Per superare il turno, le indicazioni per i viola sono chiare: imporre un possesso controllato per evitare di cadere nel gioco transizionale del Palace, sfruttare la superiorità a centrocampo, attaccare le fasce quando i quinti avversari avanzano e mantenere la massima concentrazione su ogni corner o punizione concessa, vero tallone d’Achille per la squadra Viola che ha già subito 15 gol da palla inattiva in stagione.










