Fiorentina-Udinese, match che chiuderà questa giornata di Serie A, rappresenta lo specchio dell’intera stagione di queste due squadre: un concentrato di numeri, scelte tattiche, crisi tecniche e tentativi di rinascita che raccontano molto più della classifica. L’Udinese di Runjaic si presenta con un’identità precisa e quasi dogmatica: il 3-5-2 è il sistema di riferimento, utilizzato nel 60% dei minuti stagionali, mentre il 3-4-2-1 copre circa il 20% e il 4-4-2 il 13%, spesso adottato in fase di non possesso e solo contro il Sassuolo come modulo base. Il perno del centrocampo è lo svedese Karlstrom, sempre titolare fin qui, equilibratore davanti alla difesa con percentili altissimi per duelli e intercetti, e il suo recente calo coincide con la parabola discendente dei friulani; per la prima volta potrebbe essere escluso, aprendo uno spiraglio per il giovanissimo (2006) scozzese Miller. In difesa pesa enormemente l’assenza di Solet, out per infortunio. L’ex Salisburgo rappresenta il braccetto moderno; un giocatore fuori scala per livello rispetto alla rosa e forse a buona parte della Serie A. Senza di lui Runjaic potrebbe anche pensare di passare alla linea a quattro per inserire un centrocampista di costruzione, soluzione già testata contro il Sassuolo con Ekkelenkamp a destra.

Il confronto statistico tra Udinese e Fiorentina sul piano offensivo evidenzia filosofie opposte: l’Udinese è squadra cinica che capitalizza le poche occasioni create, mentre la Fiorentina necessita di produrre un volume elevatissimo di xG per trovare il gol; i viola sono tra i migliori del campionato per “expected goals” generati, ma per segnare hanno bisogno di accumularne molti, pur non soffrendo del cosiddetto “morbo di Italiano” perché gli xG sono ad alta probabilità (62 complessivi) anche se solo 30 si sono trasformati in reti, segno di una certa inefficienza sotto porta.
In fase difensiva invece le due squadre si somigliano di più, mostrando fragilità importanti con tanti xGA concessi e un numero di gol subiti elevato rispetto agli xGA, indice di problemi strutturali e non solo episodici. Dalla partita con l’Hellas in poi l’Udinese ha numeri pessimi sia in attacco sia in difesa, la vittoria contro la Roma appare quasi incidentale, e resta il dato curioso di una squadra che capitalizza molto contro le pericolanti; secondo le simulazioni di xPts la posizione in classifica rispecchia quanto prodotto, ma è molto bassa la capacità di mantenere il controllo della partita, soprattutto a causa delle pessime prestazioni da inizio 2026, con le ultime gare che mostrano una sottoperformance sia rispetto alla media della Serie A, sia rispetto alla propria media stagionale e una media mobile che segnala un netto cambio di rendimento proprio dall’inizio del nuovo anno, tanto che osservando le mediane di capacità offensiva e difensiva l’Udinese galleggia appena sopra la zona salvezza. Sul fronte viola lo spartiacque è stato proprio il match di andata Fiorentina-Udinese, escluso dal conteggio dei dati successivi: da quel momento, nella cosiddetta “Cura Vanoli”, la Fiorentina è settima in Serie A per rendimento, mentre l’unica squadra davvero fuori scala resta l’Atalanta di Palladino che, a fronte di 17 xGA concessi, ha subito solo 4 reti grazie anche a Carnesecchi autore di 7,9 prevented goals, dato che evidenzia l’impatto del portiere nel trasformare le probabilità in risultati concreti.




Dal punto di vista tattico, i friulani realizzano una costruzione dal basso con un 2+4 piuttosto scolastico formato da due centrali, un braccetto e un esterno, con Karlstrom che difficilmente si abbassa ad aiutare mentre Zarraga offre più qualità di costruzione ma meno dinamismo.

Nello sviluppo a centrocampo uno dei cardini è la giocata esterno-punta, con l’esterno che cerca subito la punta appena riceve, anche se Buksa al momento non riesce a garantire il lavoro che faceva Davies; l’ampiezza non arriva tanto da Zemura quanto da Atta, più incline all’uno contro uno, e quando la mezzala si fa attirare si aprono spazi significativi alle spalle della linea di centrocampo.


Nell’ultima partita Runjaic ha riproposto anche il 4-4-2 con Zarraga al posto di Karlstrom per migliorare la costruzione ed Ekkelenkamp esterno, mentre in fase di non possesso l’Udinese si dispone con un 5-3-2 compatto su tre linee strette con l’ampiezza dell’ultima linea ben presidiata, concedendo rotture solo in caso di uomo libero tra le linee o palla scoperta; è inoltre una delle squadre che pressa di più in Serie A, con recuperi alti che si trasformano rapidamente in transizioni pericolose.



Restano però criticità evidenti nella difesa laterale, dove i meccanismi lasciano troppi uno contro uno soprattutto se una mezzala tiene impegnato il braccetto e un centrocampista non scivola in copertura, fragilità ricorrente della stagione, e sui calci d’angolo dove la scelta è quella di difendere con tre linee a zona senza marcature uomo contro uomo. Dentro questa partita, dunque, si intrecciano il dogma tattico di Runjaic, le assenze pesanti, il crollo del 2026, la rinascita viola post spartiacque, il contrasto tra cinismo e produzione offensiva, un pressing feroce e difese vulnerabili: dettagli che possono valere punti salvezza per l’Udinese e ambizioni europee per la Fiorentina.









