La Fiorentina si prepara ad affrontare stasera all’Olimpico la Roma di Gasperini. Un allenatore rivoluzionario, che in pochi anni ha trasformato una provinciale come l’Atalanta in una delle squadre più forti e insidiose d’Italia, raggiungendo traguardi importanti (3 finali di Coppa Italia, quarti di Champions League) ma soprattutto riportando l’Italia a vincere un trofeo europeo, con l’Europa League conquistata nel 2024 a Dublino. Al suo arrivo a Roma quest’estate, le aspettative erano tante e dopo 9 anni a Bergamo la sfida più grande era sicuramente quella di confrontarsi con la piazza di una grande città come Roma. Spaceviola.com ha analizzato la Roma del Gasp, confrontandola con l’Atalanta della passata stagione, cercando di capire perchè il rendimento è stato inferiore.

Come gioca la Roma di Gasperini
Il modulo base è il 3-4-2-1,con varianti 3-4-3 e 3-4-1-2 a seconda dell’avversario. È lo stesso
modulo che la Roma usava già con Ranieri nella seconda parte della scorsa stagione. L’identità del Gasp è stata riconoscibile fin dalle prime giornate: la sua Roma è costruita per giocare alta, con marcature a uomo a tutto campo, interscambio continuo dei ruoli e i braccetti grandi protagonisti.
In costruzione i braccetti vicini alle linee laterali (Mancini, Ndicka, Çelik adattato), gli esterni si alzano e fissano gli avversari. Per impostare, uno fra Cristante e Koné si abbassa fra i due centrali a formare
una linea mobile a quattro.
La Roma rifiuta il palleggio dogmatico: contro una pressione alta degli avversari, Svilar lancia lungo verso un riferimento offensivo (come faceva Carnesecchi a Bergamo con Retegui/Scamacca/De Ketelaere).
In mezzo al campo, i trequartisti (Pellegrini, Soulé, Dybala) escono dal mezzo spazio, vanno larghi e creano superiorità dal lato palla: gioco veloce, triangolazioni e sovrapposizioni fanno il resto.
Sono importanti anche gli inserimenti dei centrocampisti: Koné è il prototipo del mediano tuttocampista che attacca lo spazio dietro la difesa. Anche Mancini si proietta spesso in avanti come braccetto-finalizzatore.
In fase di non possesso, la Roma pressa alto uomo contro uomo a tutto campo: ogni giocatore segue il proprio riferimento. Si forma una catena di pressioni: se il mediano esce sul regista avversario, un braccetto sale sul mediano avversario. Con un pressing così strutturato, la linea difensiva è molto alta.
Aspetti positivi e negativi
Identità è stata chiara fin dalle prime partite. La squadra sa cosa fare, è solida difensivamente (Svilar con i tre centrali) e nei momenti di transizione la produzione è positiva. Le combinazioni sulle fasce sono fluide.
Di contro, la pericolosità rispetto al volume di possesso è molto bassa: tanti passaggi ma pochi uomini in area, tempi di gioco lenti e occasioni ridotte. Un problema della Roma è la vulnerabilità sui lanci lunghi e nell’attaccare le seconde palle: i gol di Bonny (Inter) e di Cagliari arrivano da questa via. I capitolini hanno difficoltà anche sulle transizioni avversarie: il gol subito a San Siro contro il Milan è l’esempio più emblematico: Mancini in area, Cristante alto, solo Koné a coprire. Gli interpreti delle posizioni-chiave (esterni di centrocampo, seconde punte, terminale offensivo) non sono modellati sulle caratteristiche-tipo che Gasperini ha avuto a Bergamo.
Come giocava l’Atalanta di Gasperini
A Bergamo, il Gasp adottava il 3-4-3 contro avversari a tre dietro (Bayer Leverkusen in finale di Europa League, Sporting Lisbona). Se l’avversario giocava con la difesa a quattro, il tecnico sceglieva il 3-4-1-2 come contro Liverpool e Napoli.
La struttura è scelta in funzione di generare 1v1 alla prima e seconda linea di costruzione avversaria. Lo stesso Gasperini ha sempre fatto del pressing e del recupero palla un aspetto fondamentale del suo gioco.
“Non aspetto che l’avversario sbagli. Penso che si debba provare a rubare la palla per
attaccare.”
In fase difensiva, la sua Dea marcava tutto campo, senza scambi durante l’azione. Lo stesso principio usato a Roma, ma la catena di pressioni era coordinata e adattabile: ogni superiorità numerica costruita
dall’avversario veniva neutralizzata con un riadattamento dei ruoli di marcatura: contro
Trent Alexander-Arnold da terzino invertito veniva Ederson al centro a prenderlo; contro il
Napoli con i terzini posizionati bassi usciva Freuler in pressione sul terzino.
Importante era anche il tridente offensivo, che svolgeva una doppia funzione: aggressiva in alto a uomo, zonale in fase di ripiegamento (5-2-3) per ricompattarsi e ripartire. I giocatori lontani dalla palla non abbandonavano del tutto il riferimento, ma scivolano verso il lato palla mantenendo la preventiva e restando pronti a leggere un’eventuale seconda palla, cambio di gioco o lancio lungo.
Interessante la costruzione del gioco, che invitava gli avversari a pressare e scoprirsi: i tre difensori stavano molto larghi, i due mediani si abbassavano fuori dalla linea di pressione per far scattare la trappola che attirava il pressing per liberare spazio dietro. Il braccetto difensivo svolgeva la funzione di “falso esterno” e creava superiorità (2 contro 1) sull’ala avversaria. Sulla fascia si andava a formare una struttura a rombo: braccetto, mediano, esterno, trequartista, con interscambi continui.
Fondamentale era il cambio di ritmo: dalla circolazione lenta alla verticalizzazione improvvisa con sponda del centravanti. A quel punto nell’area avversaria si affacciavano tanti uomini per la finalizzazione, con cross al secondo palo per il quinto sul lato debole come schema da gol codificato.
Il calcio della Dea non era un modulo ma una mentalità.
L’Atalanta in sintesi:
- Pressing uomo-su-uomo estremo, ma intelligente.
- Tridente che sa anche difendere zonalmente.
- Costruzione larga che invita la pressione.
- Struttura a rombo sul lato palla.
- Verticalizzazione improvvisa con cambio di ritmo.
- 5-6 uomini in area in finalizzazione.
Cosa non ha funzionato a Roma
Sulla carta i due impianti sono lo stesso identico Gasperini. L’identità è la stessa, ma il rendimento di sistema no. La Roma è una versione acerba, meno coordinata e con interpreti meno coerente
| Aspetto | Atalanta | Roma | Differenza |
|---|---|---|---|
| Catena di pressioni | Coordinata, riadattata in corsa | Rigida, non ricalibrata | Roma manca la flessibilità del modello |
| Tridente offensivo in fase di ripiegamento | Si abbassa ordinato in 5-2-3 zonale | Resta aggressivo a uomo, lascia praterie centrali | Roma manca il passaggio alla difesa zonale per ricompattarsi |
| Lato debole | Marcatura preventiva, pronti per seconda palla | Ancorati uomo-su-uomo | Roma non copre le seconde palle né i cambi di gioco |
| Duelli aerei centrali | Vinti con costanza | Punto debole (Cagliari e Inter hanno segnato così) | Profili non all’altezza |
Possesso
| Aspetto | Atalanta | Roma | Differenza |
|---|---|---|---|
| Mediani in costruzione | Si abbassano fuori dalla linea di pressione | Si abbassano fra i centrali | Roma genera meno trappola |
| Braccetto come falso terzino | Movimento sistematico, 2v1 codificato sull’esterno | Funzione meno codificata | Roma manca un automatismo |
| Tempo di gioco | Circolazione lenta → cambio di ritmo improvviso | Lento e basta | Roma verticalizza tardi |
| Uomini in area | 5-6 in finalizzazione | Pochi | Causa principale del divario di xG |
| Cross al secondo palo per il quinto sul lato debole | Schema da gol codificato | Poco sfruttato | Roma non sfrutta il lato debole |
Solo 4 elementi della rosa romanista corrispondono perfettamente al modello-tipo Gasperini: Svilar, Mancini, Koné, in parte Soulé. Tutti gli altri sono profili adattati o ereditati da altre logiche di
gestione tecnica (era Ranieri, era De Rossi). Gasperini era all’Atalanta dal 2016 (9 stagioni di sedimentazione), a Roma è alla prima stagione. I giocatori dell’Atalanta avevano automatismi codificati per anni; a Roma vengono insegnati ora. A Bergamo era stata costruita una rosa-tipo gasperiniana con scouting mirato sui profili modello; a Roma il mercato in tal senso non è ancora cominciato.
Differenze numeriche — la diagnosi quantitativa
Pressing
| Metrica | Atalanta 24-25 | Roma 25-26 | Lettura |
|---|---|---|---|
| PPDA | 11.28 | 8.66 | Romapressa più aggressiva |
| OBUILD avversario | 81.2 | 77.4 | Romadisturba di più la costruzione avversaria |
| OLOS (errori avversari nella loro metà) | 81.2 | 25.7 | Roma forza più errori |
| LOS (palloni propri persi vicino porta) | 20.9 | 18.5 | Roma più resistente al pressing |
Conclusione: l’identità difensiva-pressante c’è, e funziona perfino meglio della versione di Bergamo.
Finalizzazione
| Metrica | Atalanta 24-25 | Roma 25-26 | Lettura |
|---|---|---|---|
| xG / partita (gol attesi) | 1.95 | 1.46 | Roma produce molto meno |
| FTILT (% tocchi nel terzo offensivo) | 65.12 | 61.92 | Possesso più sterile |
| xT (minaccia generata dal palleggio) | 1.70 | 1.51 | Minor qualità delle progressioni |
| xGDiff / partita (differenza gol attesi) | +0.83 | +0.41 | Atalanta nettamente più dominante |
| Gol fatti / partita | 2.05 | 1.41 | Roma segna due terzi dei gol |
| POS (% possesso palla) | 55.2 | 55.5 | Stesso volume, qualità diversa |
| DLINE (linea difensiva media) | 48.62 | 48.41 | Stessa linea difensiva alta |
Conclusioni numeriche
- Difesa e pressing: Roma 25-26 è in linea (o meglio) dell’Atalanta 24-25.
- Attacco: Roma 25-26 produce due terzi delle occasioni dell’Atalanta (xG 1.46 vs 1.95).
- Risultato netto: xGD per partita +0.38 vs +1.00. Il modello c’è, ma rende per metà.
Il problema della Roma non è il pressing — è quello che succede dopo il recupero:
pochi uomini in area, tempi di gioco lenti, mancanza di profili che attacchino la profon
dità e che finalizzino.
Conclusioni in 4 punti
- L’identità Gasperini c’è già: la Roma 25-26 pressa, marca auomo, costruisce larga e gioca
con interscambi esattamente come l’Atalanta della Dea. - Il problema è la fase di rifinitura: stesso possesso, stessa linea difensiva, ma due terzi dei
gol e degli xG. Mancano densità in area, tempi rapidi e finalizzatori. - La fase difensiva-pressante funziona perfino meglio dell’Atalanta: PPDA più basso,
OBUILD avversario più basso, OLOS più alto. La squadra ruba palla bene. - Solo 4 elementi della rosa corrispondono al modello-tipo gasperiniano (Svilar, Mancini,
Koné, in parte Soulé). Il resto va calibrato.







