Dopo Giovanni Fabbian, ha preso la parola anche Jack Harrison in conferenza stampa e si è presentato così all’ambiente Fiorentina.
Che tipo di giocatore è?
“Mi piace portare energia sul campo e lavorare in attacco, ma anche coprire in difesa perché sonche in Serie A è importante. Voglio portare la maturità che ho acquisito in Premier Premier. Essere qui è una grande opportunità per ritrovarmi e perché no, provare a farmi vedere anche in chiave Nazionale inglese”.
Le sue stagioni migliori sono state con Bielsa, poi una flessione. Cosa è mancato negli ultimi anni?
“Beh, è una domanda difficile. Siamo retrocessi col Leeds, dopo con Bielsa sono cambiate tante cose. È un allenatore che curava tutti i dettagli, qui nei primi giorni ho rivisto la stessa cosa. Devo ritrovarmi, soprattutto nella fase di finalizzazione, spero che col lavoro tornerò al mio meglio come con Bielaa”.
Come mai ha scelto il numero diciassette?
“Sinceramente non c’è un motivo, mi piace il numero. Quando sono arrivato mi hanno anche detto che qui in Italia è un numero sfortunato, spero di invertire la tradizione”.
Cosa l’ha spinta a lasciare la Premier League?
“Sappiamo tutti che la Fiorentina non è una squadra da lotta retrocessione, ho seguito il suo percorso recente e voglio portarla ai livelli a cui appartiene. Sono qui anche per questo, a riportare il club ai suoi standard”.
Domani c’è Fiorentina-Cagliari, come sta? Si sente pronto per giocare?
“Io sono sempre pronto. In più sappiamo che sarà una partita speciale, la prima in casa dopo la scomparsa di Rocco (Commisso,ndr), lui ha fatto tantissimo per questa società. Vorrei onorare la memoria del Presidente in campo, sarebbe un onore. Ora poi siamo in un buon momento”.
Negli ultimi anni tanti calciatori sono arrivati in Italia partendo dalla Premier. Come mai questa scelta secondo lei?
“Conosco sia Scott McTominay e Ademola Lookman, so che impatto hanno avuto qui. E so che il livello tattico è altissimo ma anche la qualità è alta. Ho visto il passaggio in Italia come un’opportunità per ricominciare e lavorare”.
Un aggettivo o una parola per descriverla?
“Con Bielsa la parola chiave per tutti era ‘intensità’ e in quella mi ritrovavo molto. Quindi sì, direi che ‘intensità’ è la parola per descrivermi”.
Lascia l’Inghilterra alla soglia dei 30 anni. In passato ci sono state offerte che potevano portarla fuori dalla Premier?
“Si, ci fu l’opzione con la Spagna ma non era il momento. Ma adesso, vedendo la qualità che ha raggiunto la Fiorentina è stato naturale sceglierla. Qui c’è tutto di cui ho bisogno per avere successo.”.
Com’è stato l’approccio con Paolo Vanoli?
“Vedo tante qualità simili tra Vanoli e Bielsa. Anche lui è molto intenso: urla molto e si fa capire con passione. E’ attento ai dettagli, ci ha spiegato cosa vuole e mi piace molto questo aspetto. Sono contento di lavorare con lui, mi sembra molto bravo come allenatore”.









