Un passo indietro preoccupante. La sconfitta contro il Sassuolo non è solo frutto di episodi, ma di lacune strutturali evidenti. L’analisi tattica del match restituisce la fotografia di una Fiorentina scollegata, fragile in fase di non possesso e sterile in quella offensiva. Ecco, punto per punto, cosa non ha funzionato.
Il primo problema è strutturale: manca un vero filtro davanti alla linea arretrata.

Il ruolo non può essere coperto da Fagioli. Il centrocampista sbaglia il movimento in occasione del primo gol, complice una difesa già troppo schiacciata e il pallone lontano. Il Sassuolo, solitamente poco aggressivo nel pressing, aveva preparato una trappola specifica: il trigger scattava proprio sulla palla a Fagioli, mettendolo in costante difficoltà.

La manovra, a tratti, funziona fino agli ultimi venti metri. L’uscita palla vede anche spunti interessanti, come il lancio millimetrico di Marì.

Dodò spinge e arriva al cross basso, ma il risultato è nullo: l’area di rigore non è riempita.

Nel primo tempo, complice l’assenza di una punta fisica come Piccoli, i cross sono stati numerosi ma inefficaci.

L’area era presidiata solo da due attaccanti, di cui uno senza la struttura fisica necessaria per imporsi.
La costruzione dal basso è andata spesso in crisi. Ci si è affidati troppo al lancio lungo di De Gea.

La palla viene attaccata da Mandragora, ma è una lotta impari. Manca totalmente la copertura per la seconda palla: nessuno accorcia per raccogliere la respinta. Anche il pressing è risultato disorganizzato.

Nel primo caso, la pressione è assente sulla costruzione tipica del Sassuolo.

Nel secondo, si nota una corsa isolata in avanti, con due compagni che restano passivi a ricevere invece di aggredire.

A preoccupare è l’atteggiamento generale della squadra in fase di non possesso.

La difesa è troppo passiva. Anche sul lato debole si preferisce l’allineamento piuttosto che l’anticipo, lasciando campo libero agli avversari. Al Sassuolo è bastato un semplice giro palla per trovare l’uomo libero in conduzione.
La pressione, quando portata, è spesso sbagliata nei tempi e nelle distanze.

La linea difensiva resta troppo lontana dai portatori di palla avversari. Grave l’errore di lettura in occasione dell’uscita di Viti: la difesa passa a due, Fortini sbaglia posizione e nessuno prende Koné, lasciato colpevolmente libero.

L’immagine finale è forse la più allarmante. Sembra un ritorno al passato, a difetti che si sperava fossero superati.

La squadra appare spaccata in due tronconi. Da una parte i costruttori, dall’altra gli invasori, senza collegamenti intermedi. Una variante tattica con due “fissatori” larghi che prova ad allargare le maglie del Sassuolo, ma che i neroverdi hanno semplicemente ignorato, giocando dentro al campo.








