Fiorentina, Vanoli tenta la svolta: “Difesa a quattro? Ci sto pensando. Gudmundsson ora deve trascinarci”

La caccia alla prima vittoria in campionato riparte dal Mapei Stadium. La Fiorentina, fanalino di coda insieme al Verona, affronta il Sassuolo con l’urgenza di muovere la classifica. Alla vigilia della sfida, Paolo Vanoli ha analizzato il momento della squadra dal Media Center del Viola Park.

Il tecnico non esclude novità sostanziali. L’idea della difesa a quattro è concreta. “Non sono un anarchico, è una soluzione che ho in mente”, ammette Vanoli. La decisione finale arriverà solo a ridosso del match. Sul fronte indisponibili, le notizie non sono ottime. Robin Gosens ha provato a forzare i tempi, ma difficilmente sarà della partita. Out anche Fazzini per un problema alla caviglia, con rientro previsto la prossima settimana. Torna invece disponibile il giovane Fortini, smaltita la febbre.

Grande attenzione è rivolta ad Albert Gudmundsson. Chiuso il capitolo giudiziario, Vanoli si aspetta il salto di qualità. “Umanamente si è liberato di un peso enorme”, spiega l’allenatore. Ora serve la risposta sul campo. Tatticamente, il tecnico lo vede centrale, non sulla fascia. “Sarebbe una forzatura farlo giocare esterno”, chiarisce. L’islandese deve agire dentro il campo, magari supportato da mezzali brave negli inserimenti.

Vanoli alza l’asticella per la mediana. Da Fagioli e Nicolussi Caviglia pretende di più. Al primo chiede di guardare avanti e verticalizzare, sfruttando le sue qualità tecniche. In generale, serve più equilibrio e intelligenza posizionale per non lasciare buchi in transizione. Manca ancora chi riempie l’area avversaria: “A parte Mandragora, abbiamo palleggiatori. Dobbiamo avere pazienza e portare più uomini negli ultimi metri”, analizza il mister, citando Ndour come possibile arma per attaccare la profondità.

Nonostante l’ultimo posto, l’ambiente resta compatto. Vanoli ha apprezzato l’affetto dei tifosi e la vicinanza costante del presidente Rocco Commisso. “Adesso tocca a noi trascinare loro”, conclude il tecnico. Serve un’iniezione di fiducia, unita a quella lucidità necessaria per trasformare le buone prestazioni in punti pesanti.

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