La stucchevole nostalgia di Palladino in casa Fiorentina

La Fiorentina fino a questo momento è un disastro totale. 4 punti in 9 partite, penultimo posto in classifica, una proposta di gioco inesistente, una resa del mercato insufficiente e uno Stefano Pioli in totale affanno nel trovare soluzioni con questa squadra. Per il tecnico parmigiano sarà fondamentale la partita di domenica in casa contro il Lecce per permanere o meno sulla panchina della Fiorentina, ma nel frattempo nell’ambiente viola si sta diffondendo il partito di coloro che rimpiangono Raffaele Palladino e che lo rivorrebbero alla guida della squadra viola, con conseguente allontanamento del ds Daniele Pradé con cui ci sono stati degli screzi lungo la scorsa stagione. Partiamo dall’assunto che si tratta di un’ipotesi praticamente impossibile: il presidente Commisso riprenderebbe un allenatore che ha rassegnato le dimissioni solo il giorno dopo in cui dal patron era stato definito come “un figlio di Firenze”? Inoltre sarebbero da valutare anche i rapporti con il dt Goretti e il dg Ferrari: la decisione di dimettersi e lasciare l’incarico potrebbe essere legata a una situazione compromessa con l’intera dirigenza.

Inoltre la memoria della piazza fiorentina appare essere piuttosto corta: solo quest’estate la notizia delle dimissioni dell’ex allenatore del Monza è stata accolta in generale con un certo favore, vista una stagione che aveva portato sì un sesto posto in campionato, ma anche un gioco tutt’altro che convincente e spettacolare, una campagna nelle coppe non soddisfacente e una discontinuità che c’è stata di fatto per tutto l’arco dell’annata.

Una riflessione doverosa va fatta anche sui dati: come raccolto dal match analyst Luca Masini, la Fiorentina è la terza squadra che ha maggiormente overperformato in Serie A seguendo il modello degli xPoints, ovvero dei punti previsti in base al gioco espresso, allo sviluppo delle partite e alle occasioni create lungo tutta la stagione. Secondo questo studio, la Fiorentina con 65 punti ha fatto ben 10 punti in più rispetto a quelli che si meritava, ossia 55: prima della Viola, le squadre che avevano raccolto di più rispetto a questo modello erano state la Lazio di Sarri quando è arrivata seconda in classifica e il Milan dello Scudetto di Pioli. Un segnale evidente che la stagione 2024/2025 era di fatto irripetibile per la Fiorentina con la proposta di gioco espressa e anche i fatti, se torniamo indietro nel tempo, sembrano corroborare la statistica. La squadra allora di Palladino ha battuto sì tutte le big, ma in una serie di circostanze favorevoli come una Roma di Juric e una Juve di Motta che erano due squadre scollegate dal proprio allenatore, una vittoria casalinga contro la Lazio ottenuta con due calci di rigore, una vittoria contro il Milan conquistata con due rigori parati da De Gea. Una serie di episodi probabilmente più unici che rari e difficilissimi da ripetere in un’altra stagione.

Infine, nelle sette stagioni della Fiorentina di Commisso, non si è quasi mai aperto la finestra e dato vita a idee nuove e che andassero verso il futuro. Una serie di minestre riscaldate e di ritorni che non hanno mai dato i frutti sperati: dal ds Pradé, alla conferma di Montella, al ritorno di Prandelli e di Pioli, sempre nomi riferiti al passato di questa squadra e sempre la volontà di andare a guardarsi indietro, ma senza proiettarsi in avanti con guizzi moderni e coraggiosi. L’unica scelta che è andata in questo senso è stata quella di Vincenzo Italiano, per giunta arrivata dopo le dimissioni di Gattuso: un allenatore giovane, ambizioso, rivoluzionario, in linea con il DNA storico della Fiorentina fatto di freschezza e di squadre che fanno innamorare la gente attraverso il proprio calcio. Un corso, quello di Italiano, mai stato alimentato abbastanza da un mercato all’altezza che potesse permettere alla Viola di fare un salto di qualità e di essere la squadra che disturba le strisciate e le grandi potenze del calcio italiano. Se c’è quindi da rimpiangere un allenatore, questo è Vincenzo Italiano per quello che non si è riusciti a fare in quel triennio a causa di mercati pigri e poco ambiziosi. Alla Fiorentina quindi in questo momento non serve Palladino, Iachini o qualsiasi altro cavallo di ritorno, ma alla fine della stagione servirà mettere un punto su questo gruppo dirigenziale e su questa guida tecnica per lasciare spazio a idee nuove e moderne, che permettano alla gente di tornare a innamorarsi di una squadra e di colori sempre pi

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