Secondo i dati forniti da Comparisonator, la sfida tra Fiorentina e Roma mette in luce due squadre agli opposti per stile, ritmo e gestione del gioco. La Roma appare più completa e solida, mentre la Fiorentina fatica a finalizzare e a concretizzare le proprie azioni offensive.
Il confronto è netto: la Roma totalizza 3108 punti A.I. contro i 2269 dei viola, con un divario del -27%. Il gap aumenta nei reparti chiave, in particolare in fase offensiva (-30%) e nei duelli (-29%), mentre sul piano atletico le distanze restano minime.
La squadra di Gasperini impone il possesso, detta i tempi e costruisce con fluidità; la Fiorentina invece si affida spesso a fiammate isolate, senza riuscire a mantenere continuità.
C’è però un dato che premia i viola: disciplina e fair play. Meno ammonizioni (1,8 a gara contro 2,2) e nessuna espulsione diretta, segno di un atteggiamento ordinato e controllato.
Sul piano atletico, la Roma corre di più. Copre 101,3 km a partita, contro i 97,1 km della Fiorentina (-4,2%). Anche sul fronte delle accelerazioni (244 contro 272) il vantaggio resta giallorosso.
Nonostante ciò, la squadra di Italiano mantiene una buona intensità, pur mancando di esplosività nei momenti decisivi.
Interessante il dato sulla velocità massima: la Fiorentina tocca 35,5 km/h, più della Roma (34,6). Tuttavia, percorre meno distanza sopra i 25 km/h (-4,7%). In altre parole, i viola sanno scattare ma lo fanno troppo di rado.
Il vero limite è la finalizzazione.
La Fiorentina segna 0,6 gol di media, la Roma 1,0. Eppure i tiri totali sono quasi identici (11 contro 11,4). Gli xG equivalenti (1.11) dimostrano che le occasioni arrivano, ma manca precisione sotto porta.
Nel dribbling e nei cross la differenza è ancora più evidente:
- Dribbling riusciti: 9,2 contro 12
- Cross precisi: 4,4 contro 6,6
Solo il 6,5% dei cross viola si traduce in un tiro, contro il 15% della Roma.
Anche la costruzione offensiva resta macchinosa: appena il 22% delle azioni della Fiorentina si conclude con una conclusione a rete (Roma 37%).
Nella fase difensiva la squadra toscana pressa più alta, ma recupera meno palloni.
I numeri parlano: 70 recuperi medi contro i 91,6 della Roma (-24%). L’intensità del pressing è maggiore (+47%), ma spesso fine a sé stessa.
Nella propria metà campo i dati peggiorano: più palle perse (35% contro 28%) e meno intercettazioni (9,2 contro 11,4). La linea difensiva alta, pur coraggiosa, espone la squadra a rischi continui.
La Roma controlla meglio il possesso. Completa 475 passaggi a gara, la Fiorentina si ferma a 378, pur mantenendo la stessa precisione (84%). Il dato racconta una differenza di approccio: i giallorossi gestiscono e fanno girare palla, i viola preferiscono la verticalità rapida, perdendo però controllo del ritmo.
Le difficoltà emergono soprattutto negli ultimi metri:
- Nella trequarti avversaria: 28,6 passaggi precisi contro 38,6 (-26%)
- Nella metà campo offensiva: 113 contro 205 (-45%)
Una carenza strutturale che spiega perché la Fiorentina fatichi a consolidare il possesso e a restare nella metà campo rivale.
Sul piano dei duelli la Fiorentina mostra orgoglio e intensità, ma non sempre con efficacia.
Vince il 50% dei contrasti totali, più della Roma (44%), ma è in difficoltà nel gioco aereo (45% contro 55%).
Meglio a terra, dove gli amaranto prevalgono nel 45% dei duelli offensivi (Roma 37%), confermando un approccio aggressivo e deciso.
Positivi anche i tackle riusciti (52%), anche se resta margine nella gestione delle palle vaganti (42% contro 46%).
Gasperini e la Roma: il sincronismo perfetto
Il 3-4-2-1 di Gasperini è più di un modulo: è un manifesto tattico.
Verticalità, densità e coraggio sono i pilastri di una Roma che gioca per attirare la pressione e colpire in tre tocchi. Ogni movimento è sincronizzato, ogni scelta calibrata.
La costruzione dal basso si trasforma con flessibilità: se l’avversario sale, si cerca la verticale immediata. I mediani si alternano tra regia e copertura, costruendo un 3+2 dinamico che consente alla squadra di consolidare il possesso nella metà campo offensiva.
Sulle corsie, la Roma crea superiorità numerica costante (4 contro 3), triangolando fino ad aprire il lato debole.
Cristante, Koné ed El Azzouzi orchestrano il centrocampo alternando pressing, regia e inserimenti.
Gli esterni, Wesley e Angelino, agiscono come veri e propri ingranaggi tattici: supportano, rifiniscono e difendono.
Il cross non è improvvisazione, ma parte di una strategia precisa. Tre uomini attaccano l’area, due restano a sostegno per la seconda giocata. Tutto è pianificato, nulla casuale.
La transizione offensiva è immediata: tre tocchi per concludere. Il primo è verticale, il secondo serve il trequartista, il terzo porta alla finalizzazione.
Quando perde palla, la Roma riaggredisce per tre secondi; se non riesce, si ricompatta in 5-3-2, chiudendo il centro e spingendo l’avversario sugli esterni.
Il pressing è totale e a uomo, con ogni calciatore che segue il proprio diretto avversario fin dentro la sua metà campo. Un sistema efficace, ma rischioso: basta un ritardo nei rientri per aprire varchi centrali.
Le armi principali della Roma di Gasperini sono intensità, superiorità laterale e rapidità di esecuzione.
Il pressing alto e le transizioni veloci generano un caos organizzato che travolge l’avversario.
Il punto debole? L’esposizione ai cambi di gioco rapidi. Se i difensori laterali non rientrano in tempo, il centro si scopre.
Serve maggiore lucidità nei secondi tempi e una gestione più prudente della fase difensiva.








