L’ex allenatore della Fiorentina, Raffaele Palladino ha parlato a La Gazzetta dello Sport ed è tornato proprio sull’addio al club Viola dopo una sola stagione sulla panchina gigliata. Queste le sue parole: “Io intendo il calcio come un puzzle, tutti i pezzi si devono incastrare per funzionare. Sono orgoglioso del lavoro fatto a Firenze, ma non c’erano più le condizioni per andare avanti insieme. Idee e visioni troppo differenti con la società. A gennaio avrei voluto Giovane alla Fiorentina, ma la dirigenza fece altre scelte”.
E questo nonostante la società avesse deciso di arrivare la clausola per il prolungamento del contratto: “Me lo ricordo bene quel giorno. Sul momento mi aveva fatto piacere, ma ragionando poi a mente fredda, sentivo che restare non era più possibile. E questa sensazione me la portavo dentro da un po’ di tempo. Un altro club dietro la mia scelta? Non sono mai stato nella mia carriera legato a soldi e contratti. Non avevo nulla in ballo quando ho deciso di lasciare la Fiorentina e il tempo lo ha dimostrato. Anzi, per una settimana non ho nemmeno risposto ai messaggi”.
Su Moise Kean: “Avevamo una scommessa fissata a quota 15: l’ha vinta lui. Con Moise è scoccata una scintilla, lo volevo già a Monza ed è stato il primo nome che ho fatto, insieme al dt Goretti, quando sono arrivato a Firenze”.
Ancora sull’addio: “Chi mi ha scritto quando sono andato via? Tutti. Non se l’aspettavano, avevo parlato solo con il mio staff e poi direttamente con la società. Devo dirlo: le videochiamate e i messaggi dei ragazzi mi hanno fatto piangere. Con loro ho vissuto momenti belli e altri molto difficili, per questo si è creato qualcosa di speciale, Infatti ci sentiamo ancora oggi”.









