Gosens: “Palladino ha fatto 65 punti, i fatti restano. L’Atalanta mi ha cercato”

Lunga intervista rilasciata da Robin Gosens al Corriere Fiorentino. Uno dei principali leader dello spogliatoio viola ha parlato di vari temi, tra l’inizio della stagione e l’annata passata con Palladino, partendo proprio dagli elementi attuali e dagli obiettivi di quest’anno: “Aver conservato gran parte della rosa dello scorso anno secondo me è un vantaggio enorme: si salta il processo di integrazione e nel gruppo già conosciamo i nostri pregi e difetti. Anche come persone, non solo come calciatori. Negli anni all’Atalanta iniziavamo le stagioni con un’impronta di gioco e una squadra collaudati, e i risultati si sono visti. In questo campionato abbiamo le possibilità per stare in alto ma ovviamente dovremo dimostrare di essere in grado di fare lo scalino più grande: confermarsi. L’anno scorso abbiamo fatto 65 punti, e nello spogliatoio ci siamo detti che l’obiettivo è migliorare quel punteggio. La Champions sarebbe il massimo e di certo ci proveremo con tutte le nostre forze, l’importante è che non diventi un obbligo perché la concorrenza è tanta. Se vogliamo rendere al massimo dobbiamo essere liberi di testa”. 

Sull’interesse dell’Atalanta: “È verissimo. Mi hanno chiamato e fatto sapere dell’interesse. Non nego di averci pensato perché Firenze per me ormai è casa, ma anche Bergamo lo è. All’Atalanta ho passato anni bellissimi e alla città mi lega il periodo tremendo del Covid: è un rapporto che va oltre lo sport e che rimarrà per sempre. Proprio per questi sentimenti contrastanti ho detto subito che avrei lasciato carta bianca ai club. E quando la Fiorentina mi ha detto “no chance” di andar via sono stato felicissimo di rimanere. E orgoglioso della fiducia del presidente Commisso e di tutto il club. In viola mi sento importante e ora voglio soltanto ripagare la fiducia”. 

Sulla forza di Kean: “Secondo me questa è la chiave di tutto, la cosa più difficile nel nostro lavoro di calciatori. Un conto è fare un anno da protagonista, un altro è dimostrarsi vincenti sempre. È la differenza che passa tra un bravo giocatore e un campione. Vale per tutti, non solo per Moise: lui ha tutte le potenzialità per confermarsi un top, l’importante è imparare a saper gestire la pressione e soprattutto trovare le motivazioni giuste giorno dopo giorno. Se non alzi l’asticella nella tua testa, non cresci più. Almeno, io per me stesso faccio così. Mi alzo la mattina e mi metto un obiettivo in testa. Anche semplice, magari banale. Ma così facendo sono arrivato in Nazionale, a vincere titoli e in Champions League. Se non hai la testa giusta, se non senti il fuoco dentro, non puoi arrivare a certi livelli”.

Sulle dimissioni di Palladino: “Non ho capito bene neppure io quale sia stato il problema, noi due abbiamo sempre avuto un bellissimo rapporto. Mi ha chiamato dopo le dimissioni ma non mi ha spiegato i motivi della sua scelta. Di certo da me non sentirete mai una parola fuori posto nei suoi confronti, perché se sono a Firenze è anche grazie a lui. In più vi dico questo: possiamo discutere del gioco, dei moduli, delle scelte tecniche, ma i fatti restano. Lui qui ha fatto 65 punti, un traguardo che la Fiorentina non raggiungeva da più di 10 anni”. 

Condividi:

Scopri di più da SpaceViola

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere

Scopri di più da SpaceViola

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere