GdS, l’intervista ad Antognoni: “I 100 anni della Fiorentina sono per metà miei, l’affetto dei tifosi ripaga le poche vittorie”.

Nell’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport si legge una lunga intervista alla leggenda viola Giancarlo Antognoni. Lo storico numero 10 (341 partite e 61 reti coi gigliati in Serie A) ha parlato del suo legame coi tifosi, dell’imminente centenario del club e dei suoi progetti futuri.

L’affetto della città

“Per me è ancora come quando giocavo – dice Antognoni – Esco di casa la mattina e fino a sera la gente saluta e sorride, mi chiedono autografi e selfie. Le stesse sensazioni, le stesse emozioni. È come giocare una partita infinita. Magari ho vinto poco, ma l’affetto di Firenze compensa tutto il resto. Mi hanno corteggiato tante società, ma non ho rimpianti. Ogni mia decisione è sempre sofferta, ma non mi pento mai. Rifarei esattamente quello che ho fatto.”

Lo Scudetto sfumato nel 1982

‘L’unico 10’ continua raccontando la sfortunata stagione 1981/82, dove la Viola concluse il campionato al secondo posto: “Un rimpianto ce l’ho, anche se sono campione del mondo, non sono riuscito a far vincere di più la FiorentinaAvremmo meritato lo Scudetto nell’82, quella era una squadra moderna, giocava un gran calcio. Penso a quanto avrebbe goduto Firenze, alla gioia, alle lacrime, alla follia. Avrei dato la felicità a migliaia di persone e non ci sono riuscito. Purtroppo sono rimasto fuori 15 partite per il terribile scontro con Martina del Genoa e, senza nulla togliere a chi mi ha sostituito, credo che con me quei due punti in più che servivano li avremmo fatti.”

Sul bruttissimo infortunio

Antognoni, la cui carriera è stata bersagliata dagli infortuni, ricorda il drammatico momento in cui rischiò la vita dopo un colpo alla testa nel Novembre 1981 contro il Genoa: “L’infortunio? Fino al colpo di testa è tutto chiaro, poi non so più niente… Con Martina ci siamo rivisti e abbracciati. Non l’ha fatto apposta. Non porto rancore, se posso porto gioia. Il calcio mi ha dato tanto. Tutto. La notorietà, i soldi, gli affetti. Ho una bellissima famiglia che sento sempre vicina e mi ha sostenuto nei momenti di difficoltà. Ho fatto quello che ho sempre desiderato: giocare al pallone”. Il capitano fu salvato grazie al tempestivo intervento del medico sociale genoano, Pierluigi Gatto, il quale con Ennio Raveggi, massaggiatore dei Viola, riattivò le funzioni respiratorie e il battito cardiaco del giocatore, fermatosi per qualche istante.

Il centenario della Fiorentina

Stuzzicato sul prossimo compleanno della società, che nel 2026 festeggerà i 100 anni dalla fondazione, il ‘Bello di Notte’ risponde così: “L’anno prossimo la Fiorentina compirà cent’anni, cinquanta sono i miei. Non so se mi inviteranno per i festeggiamenti, per i novanta c’ero. Non dipende da me, se mi chiameranno vedremo. Abbiamo risolto le incomprensioni”.

Il lavoro a Coverciano con i giovani

La leggenda guarda al proprio ruolo nella FIGC; nell’Aprile 2024 è stato nominato capo delegazione dell’under 21 dal presidente Gravina: “E’ un compito gratificante. Stare insieme ai giovani mantiene giovani e non è la solita banalità. Vedere crescere i talenti, stimolare l’energia dei ragazzi è un compito importante. Mi rivedo nei loro sogni e loro sanno la mia storia. È un mondo diverso rispetto a quando ero giovane io. Noi eravamo più ingenui, ma giocavamo per divertirci e questo ci dava una grande felicità. Oggi i ragazzi sono più maturi e consapevoli di quanto non fossimo noi. Sono cresciuti più in fretta anche per le tecnologie.”

Il ragazzo che gioca guardando le stelle…

L’intervista si conclude con un finale romantico, ricordando il vecchio soprannome  il ragazzo che gioca guardando le stelle: “Se guardo ancora le stelle? Sempre, sono un romantico. Ma in campo devono stare attenti, con il pressing di oggi quando riabbassano gli occhi la palla non c’è più”.

Il ragazzo che gioca guardando le stelle…L’intervista si conclude con un finale romantico, ricordando il vecchio soprannome  il ragazzo che gioca guardando le stelle: “Se guardo ancora le stelle? Sempre, sono un romantico. Ma in campo devono stare attenti, con il pressing di oggi quando riabbassano gli occhi la palla non c’è più”.

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