Dalle contestazioni alla conferenza…pre-dimissioni. Ora Pioli per placare le acque?|Il Bilancio Di Fine Stagione

Che stagione è stata? È giusta la contestazione della #Fiesole? Le dimissioni di #Palladino e il nome di #Pioli che aleggia. Ecco il bilancio di fine stagione

La stagione è volta al termine, con il raggiungimento del sesto posto, e come di consueto è tempo di analisi con il ritorno della rubrica del giorno. Il concitato finale è stato un’altalena di emozioni, soprattutto dopo la separazione con Palladino, ma ciò che ha prevalso è stato il malumore. Tra la semifinale di Conference, che ha lasciato l’amaro in bocca, e alcune sconfitte (quella di Venezia su tutte) le ragioni di contestazione da parte della tifoseria Viola sono state diverse, checché se ne dica. Ma andiamo con ordine.

SESTO POSTO A QUOTA 65 PUNTI E CONFERENCE LEAGUE: POSSIAMO DIRCI SODDISFATTI?
Se avessero chiesto ad inizio stagione di firmare per il sesto posto, in diversi avrebbero detto di sì, ma come sempre c’è poi la stagione di mezzo, la realtà e tante situazioni di cui non puoi tener conto a bocce ferme. La vittoria della Coppa Italia da parte del Bologna, arrivato poi nono, ha fatto sì che il sesto posto non valesse più l’accesso all’Europa League e di contro le stesse italiane (escluse Inter e Fiorentina) hanno contribuito poco al ranking per Nazioni, lasciando così il quinto posto Champions a Inghilterra e Spagna. Una doppia coincidenza sfortunata per la Fiorentina, che non cancella però gli errori fatti durante il corso dell’anno. 4 punti tra Monza e Venezia, un mercato di gennaio in cui sono mancati, oggi si può dire, un vice Kean e un vice Dodô, ma soprattutto la poca chiarezza sul modulo da dover adottare. L’idea iniziale di Palladino era quella di giocare con un difesa a 3, poi è stata la volta del 4-4-2, decretato come il modulo del cambio di marcia della squadra, poi il 4-2-3-1 e infine di nuovo la difesa a 3, in un 3-5-2 che è stato protagonista degli ultimi mesi. Quando non c’è linearità neanche sul modulo da adottare viene da pensare che questi risultati siano frutto del caso. Dunque, soddisfatti? A metà, per usare un eufemismo, perché c’era la consapevolezza (e la voglia, dichiarata) di poter fare di più. E soprattutto per il fulmine a ciel sereno di questi ultimi giorni relativo alle dimissioni di Palladino.


CONTESTAZIONE GIUSTA: SI O NO?
Premesso che la Curva Fiesole, ma in generale qualsiasi tifoso Viola, può esprimere liberamente la propria opinione, la contestazione ha toccato tutti gli elementi della società gigliata. Da chi aveva più colpe a chi, forse, ne aveva meno. Che poi sia chiaro, può non essere piacevole, ma la contestazione è arrivata a fine stagione e si è manifestata attraverso due striscioni e qualche coro. Qualcuno ha ipotizzato che questo abbia provocato le dimissioni di Palladino (su cui poi torniamo dopo), ma siamo sicuri che sia dipeso da questo?


CONFERENZA DI FINE STAGIONE: IL FUTURO È TUTTO DA CHIARIRE
Andiamo dritti al dunque: le parole di Pradè, Ferrari e Commisso sono state un mix poco rassicurante per quanto riguarda il futuro. Il nodo De Gea, quantomeno, è stato sciolto con il rinnovo dell’estremo difensore spagnolo fino al 2028, ma restano ancora in bilico Dodô e Kean, non di certo due giocatori qualunque. Per il terzino brasiliano c’è da capire se la Fiorentina riuscirà ad arrivare al rinnovo o se, al di là dell’esito della trattativa, riuscirà a trattenere il giocatore questa estate (il suo contratto scade nel 2027); mentre per l’attaccante della Nazionale ciò che spaventa è sostanzialmente la clausola rescissoria da 52 milioni di euro. Palla al giocatore, nel caso. E Comuzzo? Il giocatore ha rinnovato da poco, ma come ha fatto capire anche il direttore Pradè, non è scontato che resti con un’offerta importante (come quella ricevuta lo scorso gennaio da parte del Napoli). Il tutto, tra battute e sorrisi, con un atteggiamento giudicato dai più rivedibile. Non posso che essere d’accordo.


PALLADINO E LE “IMPROVVISE” DIMISSIONI: ORA CHI ARRIVERÀ AL SUO POSTO?
E in ordine cronologico arriviamo all’addio di Raffaele Palladino. L’ormai ex allenatore Viola ha prima rassegnato le dimissioni, poi con la società gigliata si è arrivati alla rescissione consensuale, nonché la soluzione più logica. I motivi? Non sono dati a sapersi, anche se si vocifera di un rapporto tutt’altro che idilliaco tra lui e Pradè (e fatichiamo a credere al contrario). In più occasioni i due hanno evidenziato come avessero differenti punti di vista (a inizio anno e dopo Monza, in particolare) e lo stesso Palladino, come dire, aveva già iniziato a guardarsi intorno: che ci sia qualche altra squadra dietro? Nel frattempo Atalanta, Inter e Como potrebbero (o dovranno, come nel caso della Dea) cambiare allenatore. In ogni caso si parla ormai del passato ed è necessario guardare già al futuro. “Chissipiglia?”. Il toto allenatori è partito da giorni, ma ancora nessun affondo decisivo: i nomi sul tavolo sono quelli di Pioli, Farioli, Gilardino, ma occhio, nel caso lasci la Juventus, anche a Tudor. Baroni invece è sempre più orientato verso Torino e sembra sfumare definitivamente. Allenatori diversi, con idee ed esperienze diverse, a sottolineare come queste siano probabilmente solo voci e che in società abbiano (si spera) idee più chiare. Ognuno di questi allenatori ha dei pro e dei contro, questo è oggettivo, ma la sensazione è che tanto passerà dalle strategie di mercato che si deciderà di adottare. Nel frattempo, noi restiamo in attesa, anche se nelle ultime ore il prescelto sembra essere proprio Stefano Pioli.

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