Le lacrime di una settimana fa in diretta televisiva rendono perfettamente l’idea di come Rolando Mandragora stia ritrovando se stesso e quella fame che da sempre lo ha contraddistinto. Di mezzo i tantissimi infortuni che lo hanno fermato fin da giovanissimo, ma finalmente questa stagione sembra quella giusta. Non per i record, per i gol segnati o per i risultati, ma semplicemente per vederlo finalmente tornare a sorridere in ciò che ama fare da sempre: giocare a calcio. Per Mandragora questa infatti sembra essere proprio la stagione della rinascita, un punto di ripartenza per la sua sfortunatissima carriera.
Fin dai tempi del Pescara infatti, il centrocampista classe 1997 à stato martoriato dagli infortuni, a partire dalla frattura del metatarso nel 2015. Da quel momento in poi un susseguirsi di stop, che in totale gli hanno addirittura fatto saltare 154 partite in 10 stagioni. Numeri assurdi, che non gli hanno mai permesso di trovare continuità nella sua carriera. Arriviamo quindi alla stagione attuale, in cui gli infortuni non sono di certo mancati, ma che lo hanno lasciato respirare e finalmente tornare ai livelli che tutti si aspettavano. L’infortunio al ginocchio dello scorso ottobre sembrava precludere un’altra straziante stagione. Invece è stato l’inizio della rinascita per Mandragora.
Il nativo di Napoli infatti è diventato mano a mano imprescindibile nello scacchiere di Palladino, con cui ha già raggiunto le 34 presenze stagionali. Ma il dato che spicca più di tutti è il numero di gol segnati: sono addirittura 7 tra Serie A e Conference, massimo in carriera per il 27enne. Contro il Celje è arrivato inoltre anche il record di presenze europee per un giocatore nella storia della Fiorentina, condito dal rigore trasformato risultato poi importantissimo per il passaggio del turno. Il nuovo modulo proposto da Palladino sembra calzargli a pennello con i suoi inserimenti e le conclusioni da lontano sempre pericolose. La leadership e il suo temperamento ne hanno fatto un titolare inamovibile per questa viola, che se lo tiene stretto. Ma la cosa più importante è, come già detto in precedenza, rivederlo col sorriso stampato in faccia.








