Albert Gudmundsson può essere una delle principali risorse per il finale di stagione della Fiorentina: l’islandese finalmente si è messo alle spalle gli infortuni e può provare finalmente a trascinare la squadra con le sue giocate di qualità. In un’intervista ai canali YouTube di Radio Serie A, l’ex Genoa ha raccontato il suo rapporto con la piazza e alcuni aneddoti sulla sua carriera.
Sulle sue caratteristiche tecniche: “Sono un giocatore che in campo vuole divertirsi, fare qualcosa di speciale. Credo che in squadra siano gli attaccanti a dover fare la differenza. A tutti piace far gol e fare assist, penso sia la cosa più importante nel calcio. Mi piace lanciarmi negli spazi, ricevere la palla tra le linee, girarmi, creare caos, mettere in difficoltà la difesa avversaria“.
Sul rapporto con Palladino: “Palladino ha avuto una certa influenza sulla mia decisione di venire a Firenze. Sapevo che aveva fatto un ottimo lavoro a Monza nella scorsa stagione, era molto motivato e aveva tanta voglia di portarmi qui. Questo mi ha fatto sentire bene, mi ha fatto sentire cercato e importante, ho un ottimo rapporto con lui. Penso che sia un tipo tranquillo, ma dentro ha quel fuoco per vincere ogni partita. E’ un grande lavoratore: lo vedo arrivare per primo in ufficio e andarsene per ultimo. Non sono neanche tanto sicuro che dorma: sono molto contento di avere lui come allenatore“.
Sul passaggio dal Genoa alla Fiorentina: “La differenza principale tra la Fiorentina e il Genoa sono le aspettative. Il Genoa è tornato dalla Serie B solo qualche anno fa, quindi è comprensibile che la Fiorentina abbia obiettivi più grandi, specialmente dopo due finali europee di fila. I tifosi si aspettano tanto da noi. Ho scelto la Fiorentina perché è un grande club, con una grande storia, la città è bellissima e la squadra è ottima. Penso ci sia ancora tanto spazio per crescere e ho sentito di dare una mano alla squadra per diventare più forti e magari in futuro vincere qualche titolo. Va detto che a Firenze però non c’è il mare, mentre a Genova c’è un’acqua bellissima e limpida. Io vengo dall’Islanda e sono abituato a vedere il mare tutti i giorni, quindi probabilmente è la cosa che mi manca di più di Genova“.
Sulla sua famiglia che lo ha “indotto” al calcio: “Sono nato in una famiglia di calciatori, mio padre giocava, mia madre ha giocato anche in Nazionale e pure mio nonno giocava e persino il mio bisnonno. Lui ha giocato in club come l’Arsenal, il Milan e in Francia. Forse su di me c’era un po’ di pressione perché diventassi calciatore. Questa è sempre stata la mia passione, non ho mai sentito il peso delle aspettative perché ho sempre amato questo sport e tutto quindi è stato naturale“.
Sugli infortuni che lo hanno limitato quest’anno: “Gli infortuni fanno parte del gioco e quest’anno sono stato veramente sfortunato, ne ho avuti diversi. La sfida più grande è sempre quella di mantenere la testa alta, di restare motivati e di farsi trovare pronti quando si torna in campo. Come in tutte le stagioni ci sono alcuni alti e bassi, io non sono stato fortunato, ma sono motivato a dare una mano alla squadra nel raggiungere gli obiettivi in questo finale di stagione“.
Sul rapporto con Kean: “Moise è un giocatore straordinario è ha tantissimo potenziale, nonostante abbia già giocato ad altissimi livelli, in Premier League, al PSG, alla Juventus. Penso che abbia un gran futuro davanti e penso tirerà fuori tutto il suo talento. Il mio obiettivo ora è giocare più partite possibili, aiutare la squadra a vincere il più possibile e raggiungere ancora la finale di Conference League. Se tutto va bene spero di segnare qualche gol. Spero sia una grande stagione per tutti noi“.
Ecco l’intervista integrale a Gudmundsson:







