KEAN, è l’ora della scelta: tenersi per mano o dirsi addio?

Kean sì, Kean no. È stato sufficiente accendere la miccia per innescare il dibattito. Che, come sempre accade, quando è infuocato, non trova un punto d’intesa. Sembra passato un secolo rispetto al luglio scorso quando si faceva la conta dei giorni che mancavano alla scadenza della clausola rescissoria mentre, oggi, cresce il partito di chi non si strapperebbe i capelli se la Fiorentina decidesse di privarsene. E allora, non appena s’è diffusa la notizia dell’interessamento del Como, il tema di discussione è divenuto uno e uno soltanto: Kean sì, Kean no.

LA PRIMA METAMORFOSI DI MOISE…

Forse unica scommessa azzeccata della precedente direzione sportiva, Kean arrivò a Firenze dopo un’annata horror: zero gol, bottino mortificante per chi fa l’attaccante di professione. In viola la felice metamorfosi con Palladino: venticinque volte a segno, una forza della natura in grado di trasformare in oro qualsiasi pallone. Tanto da indurre un già sofferente Rocco Commisso ad affrontare un viaggio transoceanico (l’ultimo della sua vita) per convincere il bomber a restare in viola, sia pure con un ingaggio sensibilmente aumentato.

…E LA SECONDA

Caso volle che, proprio in quei giorni, Moise fu costretto (per questioni personali mai precisate) ad allontanarsi da Firenze in un momento cruciale, nell’imminenza della semifinale con il Betis e con la squadra in corsa per un posto nell’Europa che conta: obiettivi falliti anche per l’assenza del bomber. Da lì, nonostante il nuovo contratto, la seconda metamorfosi, stavolta al contrario: prima coinvolto dal disastro generale firmato da Stefano Pioli e, poi, con Vanoli, appena quattordici presenze per problemi fisici.  

PERCHÈ KEAN SI

Nonostante ciò, Kean timbra il cartellino otto volte ed è protagonista in azzurro. Se sta bene, di testa e di gambe, Moise è un valore aggiunto per la sua forza fisica dirompente, per la capacità di fare reparto da solo, di aggredire la profondità, di mettere in costante apprensione le difese avversarie. Fabio Grosso, peraltro, lo conosce molto bene e potrebbe valorizzarne pregi e virtù, magari restituendogli lo smalto della prima stagione fiorentina che consentirebbe di aumentarne pure il valore di mercato fra dodici mesi.

PERCHÈ KEAN NO

Dall’altro lato, le problematiche prima alla caviglia e poi alla tibia accendono un campanello d’allarme  sulla continuità e sulla tenuta fisica del bomber. Senza tralasciare la complicata gestione dentro (ricordate la sconfitta con il Sassuolo?) e fuori dal campo (per via delle prolungate assenze e degli spifferi sulla sua non estrema puntualità), l’incidenza del suo stipendio tanto sui bilanci quanto sugli equilibri dello spogliatoio e le reali motivazioni di chi ha visto svanire il sogno del Mondiale e deve rinunciare, almeno per un anno, ai palcoscenici europei.

PALLA A PARATICI

L’idea è che Kean non sia incedibile ma che, al tempo stesso, non possa essere svenduto. Non abbiamo dubbi che, alla fine, Paratici farà la scelta giusta e che, nell’ipotesi di addio, troverà un sostituto all’altezza (non il Cabral di turno, per intenderci), magari più congeniale all’idea di gioco che ha in mente Grosso. Nomi? Inutile e prematuro farne anche se un pallino potrebbe essere Joshua Zirkzee, in cerca di rilancio dopo l’esperienza di Manchester. Un miraggio? Probabilmente sì. Ma da Paratici ci aspetteremmo un colpo in linea con un mercato sino a qui scoppiettante. Sarà così?

Kean

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