
Gabriel Batistuta si lascia andare in una bella intervista pubblicata questa mattina da La Gazzetta dello Sport. Batigol, tra dolori fisici e poco divertimento, ha toccato diversi tasti della sua vita calcistica, vissuta a Firenze nel fiore degli anni (9 anni e 168 reti con la maglia viola), e non: il Re Leone oggi alterna viaggi con la Fifa alle sue mucche in campagna, ma quando si parla di Argentina, calcio e memoria viola, resta sempre se stesso, un uomo che non ha mai dimenticato Firenze e che Firenze non dimenticherà mai.
“La seguo ma mi sono staccato un po’ – dice Batistuta sulla Fiorentina – So che hanno preso Fabio Grosso e so che negli ultimi anni ha fatto bene. Tornerò a Firenze per la festa dei 100 anni della società, più avanti in estate“.
Batigol continua confessando il suo mancato divertirsi nel giocare quando era calciatore: “Io non mi sono divertito a giocare a calcio, un po’ per i dolori, un po’ perché sapevo che la gente pagava per vedermi. Non mi permettevo di divertirmi. Quando facevo gol, lo sentivo come una responsabilità, di offrire lo spettacolo migliore. E poi io non sono nato Maradona, ho dovuto lavorare“.
L’ex bomber viola ha parlato anche della sua Argentina, che sta seguendo da vicino in questo Mondiale: “Seriamente, io sono fiducioso ma non tranquillo. Una cosa è la fase a gruppi, un’altra quando giochi per andare avanti o a casa. Tutti parlano ma dimenticano che il calcio è correre dietro a una palla, che a volte colpisce il palo e non sai se andrà dentro o fuori“.







