Nella giornata di oggi, al Viola Park, si è tenuta la prima conferenza stampa di Fabio Paratici da nuovo direttore sportivo della Fiorentina. Arriva in un momento caldissimo, con una situazione di classifica ancora drammatica, nonostante qualche segnale di ripresa mostrato dalla squadra di Vanoli nel mese di gennaio, e con un mercato invernale che non ha soddisfatto pienamente l’opinione pubblica fiorentina.
Eppure, la prima uscita pubblica di Fabio Paratici non è stata una conferenza stampa pensata per accendere l’entusiasmo. E probabilmente non voleva esserlo. Poche frasi, nessuna promessa ad effetto, molta attenzione — specialmente in apertura — alla realtà del momento: salvezza, sofferenza e concentrazione totale. Quando parla di “mettere la testa nel carro armato” fino a fine stagione, sta tracciando una linea netta: non esiste futuro senza presente. È una presa di posizione che sposta il discorso dal progetto alle responsabilità immediate e che chiama in causa tutto l’ambiente.
Chiaro anche il modo in cui racconta la scelta di Firenze. Non come un ripiego, ma come una decisione ponderata, presa quando la situazione era già critica. Paratici si assume un rischio e lo fa apertamente, senza clausole di protezione o scorciatoie contrattuali.
Il passaggio sulle infrastrutture e sul brand di Firenze non è retorica: è il ragionamento di chi arriva dalla Premier League ed è abituato a valutare i club anche sotto questi aspetti. Il messaggio è chiaro: la Fiorentina, per potenziale, non è una provinciale, ma una società che oggi vale meno di quello che potrebbe. Quando, parlando di progettualità, cita Sabatini, Corvino e Foschi, il concetto è altrettanto esplicito: non vengo a fare il mercato da solo, vengo a costruire una struttura. Dipartimenti, coordinamento, area prestiti, scouting: è un linguaggio moderno, da club organizzato, non da uomo solo al comando.
In sintesi, non è stata una conferenza che fa sognare, ma una che mette i piedi per terra. E forse, dopo anni di oscillazioni tra discorsi ambiziosi e confusione, la cosa più convincente è proprio questa: la sensazione che alla Fiorentina sia arrivato qualcuno che parla finalmente di progettualità, organizzazione del lavoro e responsabilità, partendo da un presupposto chiaro: l’unica cosa che conta, almeno fino a maggio, è la salvezza. Solo una volta raggiunta, sarà compito della società lavorare seriamente e duramente per costruire un vero progetto a lungo termine.









