Nelle ultime ore il nome di Fabio Paratici è tornato a circolare con insistenza attorno alla Fiorentina come possibile direttore dellʼarea sportiva. Un profilo che evoca immediatamente la Juventus dei nove scudetti e una nomea di “dirigente vincenteˮ. Ma se si isolano i dati e si analizzano solo gli anni in cui Paratici ha avuto pieno controllo decisionale dall’autunno 2019, senza Marotta, il quadro cambia radicalmente. Successivamente è passato al Tottenham nell’estate del 2021, dove si sono ripresentati alcuni caratteri già visti in bianconero. Andiamo però ad analizzare nel dettaglio:
Il crollo della Juve post-Marotta
Bilancio di mercato complessivo (2018-2021):



Il treno è chiarissimo: gli ultimi due scudetti arrivati sono ereditati dal ciclo precedente, mentre osserviamo un declino piuttosto costante in Champions, obiettivo storico del club bianconero, e, nella stagione 2020-21 la vittoria dello scudetto dell’Inter di Conte e dello stesso Marotta pone fine al dominio della Vecchia Signora in Serie A. Dal punto di vista economico e di costruzione della rosa invece potremmo inquadrare il cuore del fallimento di Paratici con questa frase: più spesa ma meno competitività. L’emblema e il principio di questa strategia è l’acquisto per 117 milioni di Cristiano Ronaldo nell’estate 2018, ma anche l’operazione contabile Arthur-Pjanic, l’acquisto di De Ligt a 85 milioni e i parametri zero di lusso Rabiot e Ramsey, che con ingaggi monstre hanno contribuito a un’esplosione del monte ingaggi. Inoltre un altro problema dato da campagne acquisti di questo tipo è stata la creazione di una rosa rigida, composta da calciatori esperti e mal rivendibili, anche a causa degli ingaggi pesanti. Paratici ha provato, con l’aumento delle spese sul mercato, ad alzare il livello della Juve con l’obiettivo di vincere in Europa, ma per una serie di motivi i risultati sportivi non gli hanno dato ragione.
L’esperienza al Tottenham
Saldi di mercato Tottenham (biennio 2021-2023)

Risultati sportivi Tottenham (biennio 2021-2023)

Anche in questo caso notiamo un sostanziale fallimento del progetto tecnico con Paratici, preso per alzare il livello, ma che non è riuscito a cambiare le sorti degli Spurs, portando un altro rosso nel saldo biennale tra acquisti e cessioni per la costruzione di una rosa che non è riuscita a raggiungere gli obiettivi sperati.
Paratici: nome di spessore o ennesimo rischio?
Come abbiamo visto dalle precedenti analisi il lavoro svolto da Fabio Paratici senza Marotta e in assenza di un sistema già strutturato è stato spesso deludente, e dimostra come il direttore ex Juve in un ruolo di potere decisionale non sia riuscito a combinare saldo sul mercato e risultati sportivi. E dunque il suo arrivo in Fiorentina come responsabile dell’area tecnica sembra essere molto più una scommessa rischiosa che una garanzia. Infatti, il club viola non ha ricavi strutturali da top club, vive ormai da anni di buon equilibrio finanziario e grazie alla valorizzazione dei propri asset, in parole povere grazie alla rivendita dei suoi migliori giocatori. Con Paratici, secondo questa analisi, la Fiorentina dovrebbe accettare spese maggiori sul mercato e un maggiore squilibrio dal punto di vista finanziario, sperando in un miglioramento dei risultati non giustificati dalla situazione difficile di classifica in cui si trova attualmente la squadra. In conclusione, per una Fiorentina che deve salvarsi e poi crescere in modo sostenibile, quella di Paratici è una scommessa ad alto rischio. Insomma, rispondendo alla domanda nel titolo, Fabio Paratici alla Fiorentina è tutt’altro che una garanzia.








