Altro giro, altra sconfitta per la Fiorentina che in questa stagione 2025/2026 non ha ancora trovato la sua prima vittoria in campionato. Una situazione grottesca, inimmaginabile anche con una rosa chiaramente incompleta e costruita con troppe incertezze.
C’era l’obbligo di vincere, a prescindere dalla forza dell’avversario. L’unico risultato era la vittoria, soprattutto vista la situazione in casa Milan, ma oltre al danno (il pareggio) è arrivata anche la beffa (il rigore, sicuramente più che discutibile) del 2-1. Una cosa era abbastanza evidente però da inizio partita: la squadra di Pioli aveva paura. Una paura di rischiare comprensibile, vista la situazione che sta passando la squadra, ma forse contro questo Milan pieno di infortunati serviva proprio più coraggio, più intraprendenza. E invece è mancata la fame di andare a pressare, la voglia di vincere e anche il gol del momentaneo vantaggio è arrivato per caso.
Il linguaggio del corpo dice tanto del momento. Un dettaglio non da poco è poi il linguaggio del corpo di certi giocatori. Pongracic su tutti, apparso spesso troppo lezioso e superficiale nelle giocate, ma anche lo stesso Gosens in occasione del gol non esulta neanche. Qualcosa non va nei giocatori e la colpa non può essere solo di una persona: degli equilibri si sono chiaramente rotti. Non è solo una questione di serenità, è proprio una questione di testa. I giocatori dunque non devono essere esenti da colpe, ma anzi, bisogna capire il perché di certi atteggiamenti.
Pioli fa mea culpa. Il mister nel post partita ha ammesso le sue colpe, che sono evidenti. La squadra costruita male non può giustificare i 3 punti in 7 partite e un ultimo posto. L’assenza di gioco è l’aspetto meno importante, se non fosse che per colpa di questo la squadra non crea niente là davanti. Qualcosa non va neanche sotto questo aspetto e la cosa grave è non sapere come uscirne.
Pradè e un’ammissione importante. Nel post gara sono arrivate le parole anche del direttore sportivo, Daniele Pradè, che ha ammesso che se c’è uno che dovrebbe dimettersi o essere cacciato, quel qualcuno dovrebbe essere lui. Lecito, tutto giusto, ma le scelte o le si fanno o le chiacchiere le porta via il vento. Anche se quantomeno un’ammissione di colpe (se onesta) è apprezzabile. Ma questo non è sufficiente, ad oggi, perché la stagione appare già compromessa, almeno lato campionato. Le grandi ambizioni sbandierate per intere stagioni spazzate via nel giro di poche giornate. A meno di miracoli, che ci auspichiamo.
Come uscirne? Una domanda che dovrebbero porsi in società più che tifosi o giornalisti, perché la verità è che da fuori si possono fare tante ipotesi ma se il problema è interno si può fare ben poco. La parte più calda della tifoseria Viola ha già manifestato il suo dissenso, senza ancora arrivare alla contestazione, ma la sensazione è che basti una scintilla per far partire tutto. Giovedì c’è la Conference, in trasferta a Vienna, poi il Bologna in casa. Tanto passa da qui, ma sarà sufficiente? Vedremo…





