Nella stagione 2023-24 Albert Gudmundsson è stato il cuore pulsante del gioco offensivo del Genoa, muovendosi in quella posizione ibrida tra la linea dei centrocampisti e quella d’attacco. L’islandese operava spesso alle spalle di Retegui, sfruttando gli spazi creati dal centravanti argentino con i suoi movimenti da riferimento centrale.
Un’intesa quasi naturale, che permetteva a Gudmundsson di ricevere palla in zone pericolose, con campo libero per puntare l’uomo e creare superiorità numerica. La complementarità tra i due è stata una delle chiavi del rendimento offensivo del Grifone: Retegui apriva il varco, Gudmundsson lo riempiva con tecnica e inventiva.
Ma cosa è cambiato oggi, nel suo nuovo contesto di Firenze?
Grazie ai dati raccolti da Comparisonator, quello che ci viene offerto è un quadro interessante e, per certi versi, sorprendente.
Condizione fisica: numeri in crescita
Prima di tutto, nessun dubbio sulla condizione atletica del giocatore. I chilometri percorsi restano invariati (9,7 a partita), ma il numero 10 Viola effettua molte più accelerazioni, e più spesso raggiunge alte velocità.
La gamba, insomma, sta bene. Anzi, alcuni parametri testimoniano una crescita del 20-25% in termini di corsa ad alta velocità e distanza percorsa in movimento rapido.
Ci sono tuttavia due indicatori, tipici di chi sprinta nell’ultimo terzo di campo, che mostrano un leggero calo: distanza di sprint e velocità massima. Dati che non raccontano di un calciatore in difficoltà, ma di un interprete che sta adattando il proprio gioco a un contesto tattico differente.
Dal contesto Genoa alla realtà viola: zone di gioco e pericolosità
Localizzando le zone d’azione, emerge come il Gudmundsson di oggi lavori più lontano dall’area rispetto all’anno scorso. Rispetto al 2023-24, infatti, corre in zone meno pericolose, e la diretta conseguenza di questo cambio tattico si riflette nella sua pericolosità offensiva.
Una delle sue armi migliori, il dribbling, si è notevolmente ridimensionata:
nella scorsa stagione tentava più di 4 dribbling a partita, riuscendo in quasi 3; oggi siamo poco sopra uno tentato a gara, con meno di mezzo riuscito (uno ogni due partite).
Non solo il volume, ma anche la posizione di questi dribbling è cambiata: se nel 2023-24 li effettuava soprattutto nell’ultimo terzo di campo, oggi li compie in zone più basse, spesso in fase di costruzione.
Le corse progressive, quelle che fanno avanzare la palla verso l’area avversaria, si sono più che dimezzate. E i numeri offensivi confermano la tendenza: in questa stagione Gudmundsson non ha ancora effettuato un tiro in porta, e i suoi expected assists (xA) sono calati da 0,18 a 0,06, cioè un terzo rispetto all’anno scorso.
Resta però la qualità nel tocco decisivo: Gudmundsson continua a produrre oltre un passaggio pericoloso a partita, mantenendo intatta la sua capacità di leggere gli spazi e di servire i compagni in profondità.
Le cose peggiorano però sul piano del volume di gioco complessivo: i passaggi totali sono diminuiti di circa un quinto, segno di una partecipazione più intermittente alla manovra. In parte, è una conseguenza della mancanza di fluidità nel palleggio della Fiorentina, che fatica a valorizzare il talento islandese nei corridoi centrali.
Nonostante ciò, la qualità del giocatore resta evidente: anche toccando meno palloni, Gudmundsson riesce ancora a produrre 0,3 passaggi chiave a partita.
Il risultato è un Gudmundsson trasformato: meno istintivo, più coinvolto nella costruzione, meno finalizzatore ma sempre lucido nel legare il gioco.
A Genova era la scintilla che accendeva l’attacco; a Firenze è un ingranaggio tecnico chiamato a creare connessioni in un sistema che ancora non lo valorizza pienamente.
La sensazione è che, non appena la Fiorentina troverà un equilibrio più adatto alle sue caratteristiche, l’islandese tornerà a incidere anche negli ultimi trenta metri.








