Questa sera al Benito Villamarín di Siviglia andrà in scena il primo atto di una semifinale attesissima.
La Fiorentina affronterà il Real Betis Balompié in una sfida che si prospetta di altissimo livello e senza esclusione di colpi.
In occasione dell’evento è intervenuto in ESCLUSIVA su SpaceViola.com il giornalista José Manuel Rodríguez, che lavora per RELEVO, parlandoci dell’avversaria della viola, del proprio lavoro e dandoci anche qualche spunto sul calcio spagnolo.
SpaceViola.com ringrazia nuovamente José Manuel Rodríguez per il tempo dedicatoci e riporta l’intervista completa:
1) Il Betis ha uno dei migliori attacchi di tutta La Liga EA Sports. I suoi giocatori offensivi come Antony, Isco, Jesús Rodríguez e “Cucho” Hernández sono in grande forma in questo finale di stagione.
Lei crede che gli attaccanti del club abbiano le caratteristiche per mettere in difficoltà De Gea, il miglior portiere della stagione di Serie A?
La stagione di De Gea è straordinaria, su questo non ci sono dubbi, ma anche il livello degli attaccanti del Betis lo è. L’arrivo di Antony ha portato felicità a Isco, l’emergere di Jesús Rodríguez ha avuto un impatto che si vede raramente e Cucho accompagna meravigliosamente (anche se non può giocare in Conference perché non è in lista). Anche Bakambu è molto in forma. Hanno tutto per essere una macchina da occasioni, e questo potrebbe finire per influire su De Gea, ovviamente.
2) I centrocampisti di entrambe le squadre hanno quantità e qualità. Lo Celso, Pablo Fornals e Johnny Cardoso sono giocatori importanti, fisici e anche tecnici.
Pensa che siano loro la chiave del gioco del Betis e di Pellegrini?
Per me, Cardoso è il giocatore più importante nello schema del Betis. È quel centrocampista ingranaggio che sostiene una squadra così offensiva come quella di Pellegrini. Fornals è al suo miglior livello e Lo Celso, che con l’arrivo dei nuovi attaccanti è finito in panchina, contribuisce sempre di più nelle seconde frazioni. È una squadra molto completa in tutti i reparti, ma sì, per me la chiave sta a centrocampo e si chiama Johnny Cardoso.
3) I tifosi del Betis sono numerosi e lo stadio è sempre molto caldo quando gioca il Betis.
Ma com’è l’atmosfera prima di una partita così importante al Benito Villamarín?
Si prevede un’atmosfera storica. Perché è davvero qualcosa di storico. È la prima semifinale europea per un club centenario e popolare come il Betis. Il Betis appartiene alla sua gente, e la sua gente, che non lo ha abbandonato nemmeno in Segunda División, figuriamoci ora. È uno degli stadi più speciali del mondo, senza dubbio, e tutto ciò è merito della sua tifoseria.
4) I club spagnoli hanno una squadra in semifinale di ciascuna competizione UEFA:
il Barcellona in Champions League, l’Athletic Club in Europa League e il Real Betis Balompié in Conference League.
Qual è la caratteristica più importante che permette alle squadre spagnole di essere ogni anno tra le migliori d’Europa?
Penso che in Spagna si gestisca la tattica meglio che in qualsiasi altro paese. Le squadre spagnole possono non essere spettacolari, anche se queste tre in particolare sono molto divertenti da vedere, ma competono come animali. Sempre ben posizionate, ordinate e senza scomporsi. Inoltre, tutti i giocatori stranieri sottolineano la qualità tecnica. C’è talento e tanto lavoro. E grandi allenatori.
5) Chi vince la Conference League?
Il favorito è chiaramente il Chelsea, ma credo che Betis o Fiorentina possano rendergli la vita difficile in finale (se ci arrivano). L’Europa è più complicata di quanto sembri e la Conference è una competizione molto più dura nelle fasi finali di quanto la gente pensi.
6) Tra i difensori del Betis (Marc Bartra, Natan, Marcos Llorente),
chi ha secondo lei le qualità difensive per contrastare l’attacco della Fiorentina?
Bartra. Diego Llorente non sarà disponibile per infortunio e penso che a Natan manchi ancora qualcosa. Bartra è il capitano, è tornato al suo miglior livello e soprattutto ha esperienza in partite importanti.
7) Il Betis e il Siviglia FC hanno disputato due stagioni totalmente opposte.
Quella del Betis è stata molto positiva, e ora sono pronti per giocare una semifinale di coppa.
Il Siviglia, invece, ha avuto una stagione molto negativa ed è ora a cinque punti dalla zona retrocessione.
Come si spiega una differenza così grande tra le stagioni delle due squadre?
La situazione si spiega con la gestione dei club stessi. Il Betis da tempo fa le cose per bene e in panchina ha Manuel Pellegrini, un vero punto di riferimento. Il Siviglia, invece, è gestito male e se ne sono andati quei professionisti che ne alzavano il livello, come Monchi o Lopetegui (il cui ciclo era comunque finito).
8) L’arrivo di Camilo “Cucho” Hernández nel mercato di gennaio ha avuto un impatto devastante sulla stagione del Betis.
Con lui in campo, i biancoverdi non hanno ancora perso una partita.
Crede che il suo acquisto sia stato un punto di svolta per la squadra andalusa?
Senza dubbio. Mi sembra l’attaccante perfetto per il sistema di Pellegrini. Non si disconnette (dal gioco, ndr) anche se riceve pochi palloni, ha qualità per dialogare con i compagni e sa segnare. Le sue statistiche sono in crescita e sono sicuro che continueranno a migliorare progressivamente perché gioca molto bene.
9) Lei lavora per Relevo, un punto di riferimento per il giornalismo sportivo spagnolo e anche europeo.
Com’è lavorare per una redazione così speciale?
Per me è un onore. In questa redazione tutti aiutano e, soprattutto, c’è un’unica visione. Fin dal primo giorno ti viene chiesto solo una cosa: qui si fa giornalismo. Bisogna raccontare buone storie, realizzare reportage che valgano il tempo del lettore, ma anche del professionista del mondo dello sport. E tutto questo conciliarlo con il seguire l’attualità quotidiana: è la cosa più importante. Un mix ideale.
10) Che consigli darebbe a chi vuole lavorare come giornalista sportivo?
Il miglior consiglio che si possa dare, secondo me, è essere onesti con sé stessi. E coraggiosi. Quando finisci di scrivere o raccontare una notizia, devi essere soddisfatto, perché se fossi il lettore la leggeresti o l’ascolteresti. Ma senza perdere l’orgoglio di fare un giornalismo di qualità e onesto. Non serve a niente avere centomila visite se è facendo qualcosa che non rispecchia la professione. E bisogna amare questo mestiere, è l’unico modo.









