Una vittoria convincente e di grande carattere quella ottenuta dalla Fiorentina contro l’Atalanta. Forse ancora manca qualcosa, come ad esempio la capacità di chiudere prima le partite (l’errore sotto porta di Ranieri alla fine non è decisivo, ma è da segnalare), ma questa squadra, così dannatamente altalenante e discontinua, ha dato l’ennesima dimostrazione di quante armi abbia a disposizione e di come sappia mettere in difficoltà le big.
L’Atalanta forse aveva già perso lo scudetto contro l’Inter, ma proprio per questo motivo la partita di ieri era una trappola. I bergamaschi, con meno pressioni, fanno molta più paura. O meglio, questa è sempre stata la sensazione per chi ha visto giocare la squadra di Gasperini prima di ieri. Vedi Cagliari e Venezia in casa. Ieri però la Dea non ha fatto mai realmente paura a De Gea, salvo una conclusione a lato di De Ketelaere.
I meriti, così come quando ci sono i demeriti, vanno a Palladino. Se questa è la strada, si può dire che è quella giusta. Sono da eliminare, e lui ne è consapevole, i troppi intoppi avuti contro le più piccole: con questa classifica così corta, le sconfitte contro Monza e Verona gridano vendetta, giusto per citarne solo due.
C’è poi ovviamente lo zampino di Kean. Esemplare con la nazionale, con la doppietta alla Germania, e decisivo anche con il Viola addosso. La clausola spaventa, è vero, ma non possiamo pensarci adesso. Stavolta meno brillante Gudmundsson, anche se nel secondo tempo era sceso in campo meglio rispetto alla prima frazione di gioco, ma Beltran è entrato invece molto bene in partita: questo è lo spirito giusto.
Quanto al pacchetto difensivo, e qui le prove scritte ci sono, mi fa piacere vedere un Pablo Marí sempre sul pezzo. Forse per qualcuno era arrivato l’ultimo della classe, perché la classifica dice questo, ma la storia dello spagnolo parla per sé: Arsenal e Udinese, con ottime prestazioni, poi al Monza dove ha sempre giocato da leader. Un acquisto non futuribile, ma per il presente è ciò che serviva.
Adesso c’è da preparare al meglio la sfida con il Milan, che è indietro in classifica, ma ha sempre voglia di recuperare terreno e, va detto, ha giocatori di qualità. Serve la massima serenità e consapevolezza che abbiamo i mezzi di far bene, senza avere paura. Serve, in parole povere, giocare a calcio. Vediamo poi quello che accadrà.





