Questa sera, il posticipo del sabato di Serie A, vedrà scendere in campo Fiorentina e Torino. A 25 giornate dalla fine del campionato, la stagione dei Granata appare come un concentrato di contraddizioni. La classifica vede i granata al 13° posto con 26 punti, frutto di 7 vittorie, 5 pareggi e 11 sconfitte. Un rendimento che racconta una squadra in difficoltà, ma i cui numeri invitano a leggere con maggiore profondità il perché di questi risultati parziali. Di seguito, i dati forniti da Comparisonator.
Secondo il modello degli Expected Points (xPts), infatti, il Torino avrebbe meritato 31,88 punti, un dato che colloca virtualmente la squadra all’11° posto della Serie A. Uno scarto negativo di quasi sei punti rispetto alla realtà che certifica come i risultati non riflettano appieno le prestazioni. Un discorso simile vale anche per la Fiorentina che presenta un divario ancora più marcato tra punti ottenuti e punti attesi (34,70 punti attesi, quindi più del Torino, contro i 17 attuali: la metà).
Dal punto di vista offensivo, la squadra di Baroni si posiziona a metà classifica. Il valore medio di gol attesi (xG totale) pari a 1,49 vale ai granata il 9° posto in Serie A, un dato non negativo ma insufficiente per ambire a posizioni più nobili. Quanto alla squadra di Vanoli, le cose vanno leggermente meglio, con 1,74 xg medi attesi a partita (6° in Serie A).
La produzione in open play (1,09 xG) fa scendere il Torino al 12° posto, con la Fiorentina che invece con un valore di produzione open play pari a1ì 1,33 (9° posto). Il vero campanello d’allarme arriva però dai calci piazzati: appena 0,10 xG, 15° valore del campionato (Viola poco meglio, con 0,17 xG). Troppo poco per una squadra che fatica a creare occasioni pulite e che tira mediamente 10,78 volte a partita, ben il 21% in meno rispetto alla Fiorentina.

In questo contesto emerge la centralità di Nikola Vlasic, vero fulcro della rifinitura offensiva, 10° centrocampista della Serie A per punti AI. Senza il suo contributo creativo, vista la sua assenza per squalifica, l’attacco granata perderà un elemento essenziale.
Se l’attacco convince a tratti, è la fase difensiva a rappresentare il nodo critico della stagione. Il Torino registra un xGA di 1,96, penultimo dato della Serie A, meglio solo del Pisa. Ancora più preoccupante è il rendimento in open play, con 1,56 xGA (18° posto): la squadra granata soffre enormemente nelle transizioni difensive e negli sviluppi manovrati degli avversari. Il blocco basso a cinque difensori, pensato per proteggere l’area, finisce spesso per schiacciare la squadra, esponendola a continui attacchi. I viola concedono invece 1,46 xGA, dimostrando una maggiore solidità complessiva. L’unico vero punto debole dei toscani resta la difesa sui calci piazzati, aspetto che il Torino potrebbe sfruttare.

Uno degli aspetti più interessanti del Torino è senza dubbio il pressing senza palla. I granata sono 6° in Serie A per intensità senza palla, con un PPDA di 10,73 (9° valore assoluto). La squadra recupera molti palloni, anche in zone alte del campo, come dimostrano gli 80 recuperi medi a partita, superiori a quelli della Fiorentina. Il problema emerge nel pressing con la palla, dove il Torino scende al 15° posto. Il risultato è una squadra che lavora bene in fase difensiva passiva, ma che fatica a essere aggressiva e continua quando ha il controllo del gioco. La Fiorentina, al contrario, presenta un profilo opposto: pressing alto e offensivo, ma minore intensità senza palla. Due identità tattiche diverse che spiegano anche il diverso approccio alle partite.

In fase di non possesso, il Torino si schiera con un 5-3-2 molto compatto. La difesa a cinque, guidata da Coco, Maripán e Ismajli (oggi assente per infortunio, con il suo posto che verrà probabilmente preso da Mariannucci), è supportata da un centrocampo a triangolo con Ilkhan vertice basso e Vlasic e Casadei mezzali.
Sulla carta il sistema garantisce equilibrio, ma nella pratica il blocco basso viene spesso superato, soprattutto sulle fasce e nelle transizioni veloci. In fase offensiva, invece, mancano continuità e pericolosità, nonostante buone soluzioni in contropiede (14% dei gol segnati).

A livello individuale, il Torino può contare su difensori di buon livello come Maripán e Coco, entrambi nella top 15 dei centrali di Serie A per rendimento AI. A centrocampo, oltre a Vlasic, anche Ilic e Casadei garantiscono equilibrio, ma senza incidere in modo decisivo sul piano offensivo. In attacco, il rendimento dei centravanti resta disomogeneo e insufficiente per colmare le lacune strutturali della squadra.

I dati raccontano quindi di un Torino migliore di quanto dica la classifica, ma anche una squadra con problemi chiari e ripetuti con la Fiorentina che ha l’obbligo di lavorare sulle criticità della squadra di Baroni (difesa in gioco aperto, pressing in fase di possesso).








