I tre punti del lunedì #38

1. La resurrezione Sarà la Lazio. Sarà la cena di squadra. Sarà le scorie del giovedì europeo dei biancocelesti. Sarà il confronto di...

1. La resurrezione

Sarà la Lazio. Sarà la cena di squadra. Sarà le scorie del giovedì europeo dei biancocelesti. Sarà il confronto di spogliatoio realmente produttivo. O sarà che qualcuno – Robin Gosens – dopo il pari contro il Torino era andato ai microfoni un po' a squarciare un velo, a non fare sfoggio di ottimismo bensì a parlare a cuore aperto, ragionando di pensieri negativi da rimuovere in primis come gruppo. Fatto sta che la Fiorentina dopo sei gare è tornata a prendersi i tre punti. Con bravura, con sacrificio, e con un po' di fortuna.

Lo fa con una partita encomiabile per applicazione e dedizione, riuscendo con abilità a riproporre la sua proposta di calcio in fase offensiva, e a soffrire senza subire in fase difensiva, nonostante un secondo tempo passato in gran parte in trincea in un contesto di gara sempre più nervoso. Lucidità e sacrificio, fattori-chiavi non semplici da replicare ma da settimane all'apparenza scomparsi dallo spettro delle capacità della Fiorentina.

Con la Lazio all'andata arrivò alla sesta giornata la prima vittoria, il primo tassello – anche nelle scelte degli uomini – di quella fase di stagione che poi vide la splendida striscia di vittorie. Che sia, dopo una fase a dir poco complicata, di nuovo il primo atto di una riscossa per una stagione davvero ambiziosa. Un augurio, una speranza.

2. Il mattatore

Tutti all'Olimpico hanno fatto una grande partita. Uno in particolare ha fatto qualcosa in più. Lucas Beltran esce dalla trasferta di Roma come scommessa vinta da Palladino per la posizione in campo, ma soprattutto come giocatore che di nuovo ripropone la sua centralità nell'impianto tattico di questa Fiorentina. L'abnegazione dell'argentino nelle sue corse all'indietro, nel seguire quasi da quinto il terzino di parte fino a scendere nella sua linea difensiva (in questo ben imitato dal dirimpettaio Folorunsho, altro impatto rispetto a Colpani), è stata un elemento-chiave nella tenuta della squadra tanto quanto il suo determinante contributo nelle due reti.

Inutile ribadire lo strano fatto per cui questo giocatore fu spacciato da centravanti, quando due allenatori ben diversi lo hanno egualmente utilizzato con frutto nelle vesti di un regista offensivo, come elemento in grado di dare qualità in rifinitura nell'ultimo terzo di campo e dalla grande propensione al lavoro intenso senza palla. L'importante è che ora sta qui. Sperando che la convivenza in campo, e non l'alternativa di ruolo, con Gudmundsson diventi soluzione permanente e stabile.

3. Le ambizioni

Che la classifica non fosse un disastro nonostante la spirale di risultati negativi, lo conferma il fatto che è bastato tornare a vincere per darle tutto un altro aspetto. La zona Champions è lì alla portata, ma era fondamentale (in vista del Genoa e soprattutto della doppia sfida contro l'Inter) fermare l'emorragia di risultati. Poi che il mister nella conferenza stampa del venerdì abbia detto che sarebbe stata una partita sì importante ma non fondamentale, è legittimo e ragionevole. Non ci credeva nessuno lui compreso. Di sicuro non ci ha creduto la squadra, che ha giocato come Lazio-Fiorentina fosse stata la partita più importante della storia.


“I tre punti del lunedì” sono una rubrica settimanale di SpaceViola, a cura di Federico Castiglioni. Se ti ha convinto o se invece preferisci offenderlo per quanto hai letto, puoi seguirlo o contattarlo qui. Oppure qui. Il giovedì mattina passa su RadioFirenzeViola.


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